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Berlino ora si aggrappa a Macron: riparte il tandem franco-tedesco

Da sinistra, Olaf Scholz, Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron (ansa)
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BERLINO - Nel suo mini tour europeo, Volodymyr Zelensky ha demolito otto anni di tentativi franco-tedeschi di contenere Vladimir Putin e di congelare la situazione in Ucraina dopo l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbass nel 2014. "Un giorno prima dell’invasione dell’Ucraina la Francia e la Germania sostenevano che Putin gli avesse promesso che non avrebbe attaccato l’Ucraina", ha detto al Figaro. E poi l’affondo. Alla domanda perché il presidente ucraino sembri più grato a Washington e a Londra che a Parigi o Berlino, Zelensky ha risposto: "Cosa ci hanno dato dal 2014? Cosa hanno fatto per impedire un’aggressione militare?".


Ma una fonte tedesca si dice certa che l’impulso di Emmanuel Macron di invitare Olaf Scholz a Parigi per un incontro con Zelensky sia scaturito proprio dal bisogno di rilanciare il claudicante tandem franco-tedesco. Secondo la ricostruzione a microfoni spenti, uno dei m…

BERLINO - Nel suo mini tour europeo, Volodymyr Zelensky ha demolito otto anni di tentativi franco-tedeschi di contenere Vladimir Putin e di congelare la situazione in Ucraina dopo l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbass nel 2014. "Un giorno prima dell’invasione dell’Ucraina la Francia e la Germania sostenevano che Putin gli avesse promesso che non avrebbe attaccato l’Ucraina", ha detto al Figaro. E poi l’affondo. Alla domanda perché il presidente ucraino sembri più grato a Washington e a Londra che a Parigi o Berlino, Zelensky ha risposto: "Cosa ci hanno dato dal 2014? Cosa hanno fatto per impedire un’aggressione militare?".


Ma una fonte tedesca si dice certa che l’impulso di Emmanuel Macron di invitare Olaf Scholz a Parigi per un incontro con Zelensky sia scaturito proprio dal bisogno di rilanciare il claudicante tandem franco-tedesco. Secondo la ricostruzione a microfoni spenti, uno dei motivi per cui dall’Eliseo sarebbe partita mercoledì mattina la telefonata a Berlino ma non a Roma è stata la necessità di ripristinare platealmente l’asse a due che governa l’Unione da decenni e che è precipitato dal 24 febbraio in una crisi senza precedenti. Peraltro una visita a Parigi di Zelensky sarebbe stata nell’aria da tempo, ma Macron non avrebbe indicato una data precisa. Quando il presidente ucraino è volato a Londra, il capo dell’Eliseo ha capito che non c’era più tempo da perdere.


Scholz, che al momento della telefonata da Parigi, mercoledì mattina, era in procinto di andare in Parlamento per ribadire il suo no alla fornitura di aerei da combattimento a Kiev, avrebbe immediatamente accettato l’incontro con Zelensky. Anche con un certo sollievo: il cancelliere è convinto che la mancata tappa a Berlino gli consenta di restare più defilato rispetto all’attuale discussione su un ennesimo scatto in avanti nella fornitura di armi pesanti all’Ucraina. Ai colloqui parigini hanno assistito solo gli interpreti, e sui contenuti non è trapelata neanche una sillaba. Ma secondo indiscrezioni, Macron e Scholz si sarebbero suddivisi i compiti: la Francia non ha escluso di cedere sui jet e garantirà una robusta difesa aerea all’Ucraina. E la Germania ha acconsentito a mettere insieme una “panzerkoalition”, un’alleanza dei Paesi che garantiranno i blindati Leopard 1 e 2 e la difesa terrestre. Alla fine, Zelensky ha segnalato gratitudine per il vertice parigino convocato frettolosamente: "La Francia e la Germania possono cambiare le carte in tavola".

L’isolamento di Giorgia Meloni in Europa nasconde insomma una verità amara. La convergenza tra Germania e Francia somiglia più a un matrimonio di interesse che a una ritrovata unità. E maschera enormi diffidenze emerse in autunno che avevano causato persino l’annullamento del tradizionale incontro interministeriale. La Germania cerca la sponda francese perché il suo isolamento in Europa aumenta, come dimostrano due lettere “ostili”, partite alla vigilia del Consiglio all’indirizzo di Bruxelles da due tradizionali alleati strettissimi come i Paesi Bassi e l’Austria. Nel primo caso, la missiva demolisce l’ambizione franco-tedesca di un allentamento degli aiuti di Stato; nel secondo chiede una linea durissima sull’immigrazione e minaccia il veto sulle conclusioni del Consiglio. Ma Berlino è in difficoltà anche per il ruolo sempre più prepotente in Europa occupato dall’inizio dell’invasione russa dalla Polonia – iper aggressiva con Berlino – e dai Paesi baltici, insomma dagli alleati europei più fedeli di Kiev. Un accerchiamento dal quale il cancelliere sta tentando di uscire aggrappandosi a Macron.