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Non solo il Vomero, anche la periferia operaia di Napoli vota Schlein

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Il racconto dai circoli Pd di San Giovanni a Teduccio, nelle ore in cui Cozzolino viene arrestato. Ponticelli e Barra vanno a Bonaccini
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"Non ci voleva adesso". La voce di un ex dirigente fuori da un circolo di Napoli est. L'arresto di Andrea Cozzolino cade come un macigno alla vigilia della "festa" democratica delle primarie Pd. "Mi dispiace per lui, veniva da una grande famiglia di comunisti veri", dice Antonio, sui sessanta, sguardo e pelle dura di chi ne ha viste tante, "questa cosa non ci aiuta". Sembrerebbe cinico, invece va giù più duro l'amico giovane, Luigi, 28 anni, precario, che ha già votato poco prima, ma nel quartiere borghese della città: "Meglio. Se proprio doveva succedere e c'erano i motivi, meglio che è scoppiata adesso, l'altra puntata dello scandalo. Almeno mettiamo tutto nel conto e decidiamo che cosa vogliamo essere, dietro la facciata".

Davanti, per ora, c'è la pre-finale tra i candidati leader al congresso nazionale che si chiude oggi, e qualche sorpresa la riserva. Come l'afferm…

"Non ci voleva adesso". La voce di un ex dirigente fuori da un circolo di Napoli est. L'arresto di Andrea Cozzolino cade come un macigno alla vigilia della "festa" democratica delle primarie Pd. "Mi dispiace per lui, veniva da una grande famiglia di comunisti veri", dice Antonio, sui sessanta, sguardo e pelle dura di chi ne ha viste tante, "questa cosa non ci aiuta". Sembrerebbe cinico, invece va giù più duro l'amico giovane, Luigi, 28 anni, precario, che ha già votato poco prima, ma nel quartiere borghese della città: "Meglio. Se proprio doveva succedere e c'erano i motivi, meglio che è scoppiata adesso, l'altra puntata dello scandalo. Almeno mettiamo tutto nel conto e decidiamo che cosa vogliamo essere, dietro la facciata".

Davanti, per ora, c'è la pre-finale tra i candidati leader al congresso nazionale che si chiude oggi, e qualche sorpresa la riserva. Come l'affermazione di Elly Schlein in due luoghi simbolo: sia a San Giovanni a Teduccio, sia al Vomero. Nell'ex periferia operaia con 189 voti a uno su Stefano Bonaccini. Nel quartiere borghese con 53 a 26. In tutti e due i casi, conta il ruolo di Articolo Uno. Comunque mondi lontanissimi, distanti solo una dozzina di chilometri. Accomunati dalla voglia di sinistra?

Napoli, dopo lo choc, si fa le domande rinviate a lungo. È un Pd tramortito, andata e ritorno dal Qatar: la città dove il rinascimento appartiene al secolo scorso (anni Novanta, il G7, Bassolino celebrato accanto a Clinton) e le sfide sono di oggi. Dove il cosiddetto campo largo ha portato a casa il 60 per cento dei consensi per Gaetano Manfredi, solo sedici mesi fa; e dove l'emorragia di laureati verso nord è ormai al livello di guardia secondo l'Istat (17mila persone emigrate solo dal capoluogo, negli ultimi dieci anni; e sono 157mila da tutta la Campania).

Il voto al Vomero

Uno di loro si chiama Lorenzo Fattori, ha 34 anni, militante di Articolo 1, da poco è ricercatore all'Università della Val d'Aosta, dottore in Scienze sociali. "Io sono del gruppo 'costretti a emigrare per non accontentarsi', questa volta io ho fiducia in Schlein: perché incarna la discontinuità, è credibile come portatrice di valori alternativi, e anche se era vice di Bonaccini non è mai stata organica a un partito fatto di patti e convenienze interne". Lorenzo ha votato proprio in via Cilea, cuore del quartiere residenziale, dove il Pd non ha neanche un circolo suo ma è ospite di un'associazione che si chiama "Cma", sarebbe Centro Musica e Arte, ma si presta al gioco ironico dell'acronimo di una famosa serie: Call my agent, come se il Pd fosse un eterno esordiente in cerca di riconoscimento.

"È inutile che fate - si appassiona intanto nel corridoio Aida Tafuto, 69, docente in pensione, con due amiche - non serve disperdersi tra Cuperlo o De Micheli, qui ci vuole una posizione di rottura, dobbiamo rafforzare la Schlein". E Agnese Pepe e Regina Sacchi, colleghe e coetanee fanno la stessa scelta, dopo aver versato la quota: "Ma non tanto perché è donna: questo lo può scrivere. I temi sono così urgenti, e la visione delle priorità così importante che servono innanzitutto leader generosi, preparati".

E hanno votato così, al Vomero, anche Francesco Lastaria, 40 anni, dipendente di un call center: "Non abbiamo ancora un'identità. Siamo ancora nell'insenatura del "ma anche" di Veltroni e da lì non abbiamo preso il largo". O la sociologa Tina Quarto, che l'ha scelta "anche per la centralità della battaglia sull'Ambiente", o il dirigente dell'amministrazione sanitaria Mario Coppeto: questi ultimi provenienti da Articolo Uno. "Sono ancora in questo percorso travagliato, ma penso che lei ci possa portare verso la sinistra che manca in questo Paese", ricorda Coppeto.

Mentre il professore Giuliano Laccetti, ordinario a Ingegneria dell'Ateneo Federico II, è "molto preoccupato dalla minaccia dell'Autonomia differenziata, e mi sono andato a guardare come l'hanno trattata tutti, nei loro programmi. Bonaccini gli ha dedicato tre, quattro righe; Cuperlo non è andato molto oltre. Chi spiega con chiarezza, in un programma, perché sarebbe devastante e perché opporsi, è la Schlein e mi sembra uno dei motivi per votarla". Rosario Elia, che collabora per un'associazione, Altri Mondi, vota invece Bonaccini: "Però anche Stefano ha detto ormai parole chiare contro il regionalismo di Calderoli, non possiamo impiccarlo a una sua vecchia posizione che è stata con intelligenza rivista e corretta". Interviene Mariano Paolozzi. "Sì, ma Bonaccini è ambiguo: va al Nord e dice accanto a Zaia che in fondo l'Autonomia non è male. Poi viene al Sud e promette barricate".

San Giovanni a Teduccio

È uno dei motivi per cui, una manciata di chilometri più a valle, hanno fatto vincere Schlein anche a San Giovanni a Teduccio, proprio mentre nei due circoli confinanti di periferia, Ponticelli e Barra, prevaleva il presidente dell'Emilia. "Qui ci sono disuguaglianze enormi - dice Tonino Borriello, sessantenne, uno che ha guidato il partito quando c'erano oltre mille iscritti, e oggi sono 400 in tutto - e io penso che Elly stia risvegliando un desiderio di partito vero e forte intorno a chi crede nei giovani, nei diritti e nel lavoro innanzitutto per chi non ha nulla". I ragazzi fanno capolino, sono quelli attratti per un periodo dai 5S, oggi vedono in lei qualcosa di più solido. "A San Giovanni i grandi o presunti big del partito non sono venuti quasi mai: ma se vuoi essere la sinistra italiana e non vieni in questi palazzoni, che ci stai a fare", ti ricorda Annamaria, laureanda in Giurisprudenza.

Ventenni che denunciano la mancanza di una "cosa" che non hanno mai davvero conosciuto. "Io penso che il Pd, con tutti i suoi limiti e anche le sue contraddizioni, sia rimasto l'ultimo partito strutturato: perciò deve intestarsi seriamente la battaglia per i salari minimi, per i diritti, per il lavoro,  abbattendo i divari. Ma senza tentennamenti e ipocrisie", ti dice Davide Ramondini, 21 anni, che si era speso un anno fa per una candidatura di servizio al Comune e al Vomero, tre giorni fa, ha votato per Elly.  Stessa scelta di Arturo Masullo, 19 anni, anche lui studente di Legge, il più giovane incontrato intorno a quei circoli: "Davide mi ha fatto appassionare alla politica. Il Pd mi pare un luogo interessante, dove la politica si può anche imparare seriamente. Ma va messo al servizio di tanti che non hanno più voce. Sennò a che serve?".