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Vertici Rai, rimozione o affiancamento. Il bivio della premier pentita del sostegno a Fuortes

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Meloni aveva convinto i consiglieri della destra in Rai a non votare il budget per "salvare" l'ad. Al suo posto Rossi, Del Brocco o Sergio
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ROMA - Davanti al pressing insistente dei suoi, Giorgia Meloni vacilla. Solo dieci giorni fa aveva deciso di dare fiducia all'amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes: in cda si votava sul budget e da Palazzo Chigi arrivò una telefonata che suggerì ai due consiglieri di centrodestra di astenersi. Fuortes si salvò, con la premier convinta a puntare su di lui sino al termine del mandato, a giugno 2024, in cambio di una linea non ostile nei confronti del governo.

Sanremo, con le polemiche sull'invito a Zelensky e sullo show di Fedez che ha strappato in diretta la foto del viceministro Galeazzo Bignami travestito da nazista, ha cambiato le cose. La premier, si apprende, ora si domanda se abbia fatto bene a dare quell'apertura di credito ed è perplessa sul mantenimento dello status quo: "Difficile che, dopo tutto quello che è successo, la situazione ai vertici della Rai possa rimanere invariata", dice un ministro molto ascolt…

ROMA - Davanti al pressing insistente dei suoi, Giorgia Meloni vacilla. Solo dieci giorni fa aveva deciso di dare fiducia all'amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes: in cda si votava sul budget e da Palazzo Chigi arrivò una telefonata che suggerì ai due consiglieri di centrodestra di astenersi. Fuortes si salvò, con la premier convinta a puntare su di lui sino al termine del mandato, a giugno 2024, in cambio di una linea non ostile nei confronti del governo.

Sanremo, con le polemiche sull'invito a Zelensky e sullo show di Fedez che ha strappato in diretta la foto del viceministro Galeazzo Bignami travestito da nazista, ha cambiato le cose. La premier, si apprende, ora si domanda se abbia fatto bene a dare quell'apertura di credito ed è perplessa sul mantenimento dello status quo: "Difficile che, dopo tutto quello che è successo, la situazione ai vertici della Rai possa rimanere invariata", dice un ministro molto ascoltato da Meloni. Con una postilla: "Adesso ci sarà un'accelerazione sulle nomine dei dirigenti della tv pubblica". È una posizione che vede uniti diversi esponenti di spicco di FdI e anche la Lega, che con Matteo Salvini chiede esplicitamente "una riflessione sulla gestione della Rai". Forza Italia finora ha avuto una posizione attendista e la conferma con Silvio Berlusconi che dice "di non volere arrivare assolutamente alla sostituzione dei vertici", pur denunciando di aver visto "cose ideologicamente spostate a sinistra alla vigilia delle Regionali".

La situazione non è ancora definita ma non tira una buona aria, al settimo piano di viale Mazzini. Dove la sensazione è quella di essere sotto assedio, dopo la selva di attacchi ricevuti dai parlamentari di Fratelli d'Italia. Quanto potrà reggere ancora Fuortes? Dalla sua, l'ad ha gli eccezionali ascolti del Festival. Perché è vero che durante la manifestazione ci sono state esibizioni poco gradite alla Destra, è vero che Palazzo Chigi attibuisce allo stato maggiore della Rai la responsabilità del pasticcio del messaggio di Zelensky, letto alle due e un quarto di notte. Ma è vero pure che la rassegna canora, quest'anno, ha avuto un seguito mai registrato dal 1995 ad oggi.

A fine mese è previsto un nuovo cda della Rai che potrebbe essere l'occasione per un redde rationem: da verificare quale sarà adesso l'atteggiamento dei due consiglieri di maggioranza Simona Agnes e Igor De Biasio. Se arrivasse un no da parte loro, determinanti sarebbero i voti del 5Stelle Alessandro Di Majo (che sul budget si è schierato contro) e del rappresentante dei dipendenti, Riccardo Laganà, che nella precedente riunione dell'organismo si è astenuto. Il consiglio d'amministrazione è composto da sette membri: unici sì assicurati sono quelli della presidente Marinella Soldi, dello stesso Fuortes e della consigliera Pd Francesca Bria. I numeri per una spallata, per una sfiducia ai vertici Rai, ci sarebbero, anche se con un esito che potrebbe materializzarsi sul filo. D'altra parte, non è semplice, sul piano tecnico, la sostituzione di un amministratore delegato della Rai. Una strada potrebbe essere quella delle dimissioni di Fuortes, che per un gesto del genere chiederebbe un altro incarico di peso: la direzione della Scala di Milano. Ipotesi già discussa, ma senza margini d'intesa. L'altro scenario contemplerebbe l'intervento di Giancarlo Giorgetti: la rimozione dell'ad, infatti, può avvenire su decreto del ministero dell'Economia, che controlla la televisione pubblica.

In questo clima sono già sul tavolo di Palazzo Chigi i profili di possibili successori di Fuortes: fra i candidati ci sono Roberto Sergio, direttore di Radio Rai, Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, e Giampaolo Rossi, che nella precedente legislatura fu consigliere d'amministrazione dell'ente in quota FdI. Il piano B di Meloni prevede la nomina di Rossi come direttore generale della Rai, con una sorta di affiancamento (se non commissariamento) di Fuortes. Ma quest'ultimo accetterebbe? L'ultimo quesito che risuona dentro il fortino di Viale Mazzini.