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Regionali 2023, forte calo dell'affluenza: al 25,27% alle 19 in Lombardia e Lazio

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Decisa flessione: in Lombardia è al 27,17%, nel Lazio al 22,10%. Si vota oggi fino alle 23, domani si replica dalle 7 alle 15. È ammesso il voto disgiunto, non è previsto il ballottaggio. Meloni: "Spero che l'affluenza sia adeguata per Regioni così strategiche"
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Forte calo dell'affluenza alle Regionali in Lombardia e Lazio secondo le rilevazioni delle ore 19 che registrano un 25,27% (era stata del 58,17% alle precedenti omologhe). Lo rende noto il sito del Viminale.

In Lombardia l'affluenza è del 27,17% (nel 2018 alla stessa ora e con lo stesso numero di comuni aveva votato il 60,14%). Nel Lazio è del 22,10% (52,47%).


L'Affluenza alle 12

Alle 12 l'affluenza era in calo di oltre il 10% alle Regionali in Lombardia e Lazio rispetto al 2018.

Le urne sono aperte dalle 7 di questa mattina. Sono quasi 13 milioni in tutto i cittadini chiamati a votare per rinnovare il proprio Consiglio regionale ed eleggere il presidente della Regione. Si vota oggi fino alle 23 e domani dalle 7 alle 15.

In base ai dati definitivi del Viminale ha votato l'8,56% degli aventi diritto, la percentuale alla stessa ora era del 18,94 nel 2018. Nel Lazio ha votato il 7,49% (era il 17,35% nel 2018…

Forte calo dell'affluenza alle Regionali in Lombardia e Lazio secondo le rilevazioni delle ore 19 che registrano un 25,27% (era stata del 58,17% alle precedenti omologhe). Lo rende noto il sito del Viminale.

In Lombardia l'affluenza è del 27,17% (nel 2018 alla stessa ora e con lo stesso numero di comuni aveva votato il 60,14%). Nel Lazio è del 22,10% (52,47%).


L'Affluenza alle 12

Alle 12 l'affluenza era in calo di oltre il 10% alle Regionali in Lombardia e Lazio rispetto al 2018.

Le urne sono aperte dalle 7 di questa mattina. Sono quasi 13 milioni in tutto i cittadini chiamati a votare per rinnovare il proprio Consiglio regionale ed eleggere il presidente della Regione. Si vota oggi fino alle 23 e domani dalle 7 alle 15.

In base ai dati definitivi del Viminale ha votato l'8,56% degli aventi diritto, la percentuale alla stessa ora era del 18,94 nel 2018. Nel Lazio ha votato il 7,49% (era il 17,35% nel 2018), in Lombardia ha votato il 9,20% degli aventi diritto (erano il 19,91% cinque anni fa). Ma nel confronto bisogna ricordare che cinque anni fa si votava in una sola giornata.

Nel 2013, quando si votò, come quest'anno, sia la domenica che il lunedì, a mezzogiorno della domenica aveva votato in Lombardia il 17,06% degli aventi diritto, nel Lazio il 13,89%.

Meloni: spero affluenza adeguata

Al momento di votare, nel seggio presso l'Istituto Bachelet in viale Beata Vergine del Carmelo, a Roma, Giorgia Meloni ha espresso l'auspicio che l'affluenza sia "adeguata": "E' un'elezione importante", ha dichiarato la presidente del consiglio, "quindi spero che l'affluenza sia adeguata a una scelta come quella che si deve fare per Regioni così strategiche per una nazione. Quindi - ha aggiunto Meloni - andate a votare". 

Anche il segetario uscente del Pd, Enrico Letta, auspica una buona affluenza alle urne: "Votato! Sperando che siamo in tanti oggi e domani a farlo", afferma su Twitter.


La posta in gioco per i partiti

E' un test politico non piccolo (circa il 26% dei 51 milioni di elettori italiani), e soprattutto riguarda due territori importanti. In Lombardia gli elettori sono circa otto milioni. A sfidarsi qui sono quattro candidati: il governatore uscente Attilio Fontana, leghista, appoggiato da tutto il centrodestra; Pierfrancesco Majorino sostenuto da Pd, sinistra e Movimento 5Stelle; Letizia Moratti, ex assessora al Welfare della giunta Fontana, che corre per il Terzo Polo; Mara Ghidorzi di Unione Popolare.

Nel Lazio, dove a votare sono quasi 4 milioni e 500 mila cittadini, la competizione è tra l'ex presidente della Croce Rossa Francesco Rocca, cadidato di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia; Alessio D'Amato, assessore uscente alla Salute, appoggiato da Pd e Terzo Polo; Donatella Bianchi per il M5Stelle; Rosa Rinaldi di Unione Popolare e Sonia Pecorilli del Partito comunista italiano.

L'elezione sarà diretta e senza ballottaggio: vince il candidato presidente che avrà ottenuto più voti. È possibile il voto disgiunto, ovvero si può votare un candidato presidente e una lista che ne appoggi un altro. La posta in gioco per i partiti è alta: FdI punta a rafforzare il primato sulla Lega in Lombardia, mentre nel Lazio la sfida fra Pd e M5S si gioca sul voto di lista. Il Terzo polo spera nel secondo posto con Moratti.

Fratelli d'Italia 

Costretti a vincere, anzi a stravincere. Fratelli d’Italia si accosta all’appuntamento con le Regionali con l’obiettivo di confermare la posizione di supremazia assoluta, nel centrodestra, emersa dalle Politiche di settembre. Occhi puntati sulla Lombardia, regione in cui il partito di Giorgia Meloni ha già espugnato i fortini di Lega e FI. Se il voto di oggi e domani dovesse confermare una percentuale doppia rispetto al partito di Salvini, e almeno tripla rispetto a quello di Berlusconi, la premier non potrebbe che uscirne rafforzata. E continuare a governare lasciando agli alleati il ruolo di comprimari, come è stato finora. Nel Lazio, dove FdI gioca in casa e ha lanciato un civico di area come Rocca, l’esito delle urne dovrà dire se anche il problema della qualità della classe dirigente, più volte additato da alleati e avversari, sia superato. È un primo, significativo, tagliando per l’inquilina di Chigi.

Lega 

In via Bellerio a Milano gli occhi sono tutti puntati soprattutto sulla Lombardia, dove c’è in ballo sì la riconferma di Attilio Fontana ma pure il ruolo di partito guida del centrodestra in una regione simbolo del Carroccio. I pronostici dicono che per la prima volta Fratelli d’Italia avrà la golden share anche al Pirellone, con Fontana che si ritroverebbe insomma “commissariato” dagli alleati. La Lega ha provato a portare in dote l’autonomia differenziata in questa campagna elettorale, uno dei temi più sentiti dal proprio (vecchio) elettorato al Nord. Basterà per ribaltare o almeno ammorbidire l’esito di una vittoria dal probabile sapore amaro? Discorso diverso nel Lazio, dove alla Lega basterebbe attestarsi sul 9-10 per cento per potersi ritenere soddisfatta, anche a fronte della riconquista di una regione oggi in mano al centrosinistra.

Forza Italia

L’ennesima prova per l’highlander Silvio Berlusconi. Una prova che si può riassumere semplicemente in un concetto: Forza Italia deve dimostrare di essere ancora determinante. Se in Lombardia, regione di riferimento, il partito azzurro dovesse raccogliere poco più delle briciole, potrebbe attenuarsi quella funzione di coscienza critica della coalizione, che Berlusconi e i suoi non hanno mai smesso di esercitare nei primi mesi del governo Meloni. Il test è scivoloso: FI deve portare acqua a un candidato leghista, espressione di un Salvini ammaccato (Attilio Fontana), e fare in modo di limitare i consensi in uscita verso un’avversaria “di famiglia”, Letizia Moratti, diventata la bandiera del Terzo polo. Dal vivo e sui social, l’ex premier non ha risparmiato sforzi per raggiungere il traguardo. Il trend sembra in discesa: ma mai scommettere, quando c’è in campo il Cavaliere.

Partito democratico

Per il Pd è il primo banco di prova concreto per fermare Giuseppe Conte e il suo piano di disarticolare i Dem, prendendone il posto. È nel Lazio che i risultati di lista mostreranno se la gara è sul filo. Qui infatti il capo del Movimento 5Stelle ha rotto l’alleanza con il Pd, che l’ex governatore Nicola Zingaretti e il suo assessore alla Sanità, Alessio D’Amato - ora candidato governatore - avevano consolidato. In Lombardia il patto rossogiallo tiene, mentre l’insidia rappresentata dal Terzo Polo di Carlo Calenda con Letizia Moratti è giudicata di minore impatto dai Dem, ancora per pochi giorni guidati da Enrico Letta. Una cosa però è certa: le alleanze spurie sono l’ultima coda della debolezza mostrata dal Pd alle politiche. E adesso le regionali si intrecciano alle primarie che il 26 febbraio decreteranno il nuovo leader. La posta in gioco è la strada da prendere e con quali compagni di viaggio.

Movimento 5 Stelle

I sondaggi danno il M5S secondo partito a livello nazionale ma storicamente per i 5 Stelle le regionali non sono mai state motivo di grandi soddisfazioni elettorali. Non sarà certo questo giro quello della svolta, anzi. Nel Lazio il Movimento governava con il Pd ma ha scelto di non rinnovare l’alleanza; in Lombardia invece per la prima volta il M5S è in coalizione con il centrosinistra. Può sembrare poco sensato ma Giuseppe Conte ha fatto una scelta di prospettiva, cioè dimostrare ai dem che i 5 Stelle non sono più disposti a tutto pur di governare. O c’è un’agenda progressista, oppure nessuna remora a fare la corsa (semi)solitaria. Superare il Pd nel Lazio sarebbe un miracolo, ma attestarsi attorno al 12-13 è considerato un ottimo risultato. In Lombardia attestarsi sul 10 sarebbe altrettanto positivo, in un territorio poco attento ai temi del Movimento. 

Terzo polo

Gi sforzi del Terzo Polo sono concentrati in Lombardia, dove la strategia di Carlo Calenda avrà una conferma oppure una smentita. Con la candidatura di Letizia Moratti, ex vice del presidente leghista Attilio Fontana, i centristi portano la sfida dentro il centrodestra per accaparrarsi i voti di Forza Italia in libera uscita. Ma puntano anche a drenare consensi a un Pd spostato sull’asse di sinistra e dei 5Stelle. Anche se lo slogan elettorale è “vince Moratti”, come in ogni gara che si rispetti, tuttavia l’asticella è fissata al 15%. Per i terzopolisti sarebbe un buon risultato di incoraggiamento. D’altra parte Calenda si è tenuto le mani libere per un doppio gioco: nel Lazio infatti ha messo il cappello sul dem Alessio D’Amato che è sembrato soprattutto un “suo” candidato, dal momento che i leader del Pd sono stati latitanti durante la campagna elettorale. Sfiorare nel Lazio il 10% rafforzerebbe l’autostima.