Astensionismo record, il sondaggista Antonio Noto: “Una campagna senza passione, la disillusione tocca tutti i partiti”
di Liana Milella"Un astensionismo davvero da record". Lo battezza così il sondaggista Antonio Noto che dà la colpa a una campagna elettorale "senza passioni".
Un picco così in basso non si era mai verificato: che spiegazione dà?
"Certamente è un dato da record, credo sia il prodotto indiretto del fatto che la campagna elettorale è stata breve e sottotono, senza grande coinvolgimento dei leader nazionali".
Un esperto di politica come Bruno Tabacci parla come di un astensionismo "colossale".
"È un dato importante, però direi anche "in linea", in quanto il trend è lo stesso delle ultime elezioni amministrative: anche nel 2015 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche andò a votare meno del 50% degli elettori, e dunque non è un fatto del tutto inedito".
Il dato non è aggravato dal fatto che la fuga dalle urne si verifica in due grandi regioni come la Lombardia e il …
"Un astensionismo davvero da record". Lo battezza così il sondaggista Antonio Noto che dà la colpa a una campagna elettorale "senza passioni".
Un picco così in basso non si era mai verificato: che spiegazione dà?
"Certamente è un dato da record, credo sia il prodotto indiretto del fatto che la campagna elettorale è stata breve e sottotono, senza grande coinvolgimento dei leader nazionali".
Un esperto di politica come Bruno Tabacci parla come di un astensionismo "colossale".
"È un dato importante, però direi anche "in linea", in quanto il trend è lo stesso delle ultime elezioni amministrative: anche nel 2015 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche andò a votare meno del 50% degli elettori, e dunque non è un fatto del tutto inedito".
Il dato non è aggravato dal fatto che la fuga dalle urne si verifica in due grandi regioni come la Lombardia e il Lazio, dove pure la politica dovrebbe essere di casa?
"È vero, ma la formazione del consenso non si genera solo su variabili di ordine politico, ma anche emotivo. E questa campagna non ha avuto questa caratteristica, non ha suscitato passioni. Di conseguenza ha votato solo l'elettorato ideologizzato e sappiamo che il 50% degli italiani oggi non si sente né di destra, né di sinistra".
Non ha dubbi il meloniano Lollobrigida nel dire che "è mancata la sinistra". Lei sottoscriverebbe questa lettura?
"Tutto sommato il Pd ha retto bene, il problema è più per il M5S, ma sappiamo che storicamente alle amministrative ottiene risultati più bassi".
Visti i risultati che premiano la destra, non si può dire che l'astensione venga da quell'area.
"Concordo, anche se è vero che la bassa affluenza al voto ha riguardato gli elettori di tutti i partiti. La disaffezione si concentra tuttavia in misura maggiore in quelli che non sono ritenuti vincenti alle elezioni regionali".
E allora perché chi vota a sinistra ha deciso di astenersi?
"In generale direi che si è astenuta quella metà di italiani che non forma il proprio consenso sulla base ideologica. Anche i partiti di centrodestra, che hanno tenuto rispetto alle politiche in percentuale, hanno perso voti in valore assoluto".
Può aver giocato, per il Pd, il lunghissimo periodo congressuale, e per il M5S la guida di Conte ancora non del tutto solidificata?
"Sì, anche se gli elettori sono lontani dalle logiche interne ai partiti".
Se così pochi elettori hanno votato, questo non rende fragili i due futuri governatori della destra? Hanno vinto sì, ma con poche truppe alle spalle ...
"Direi di no, già da domani si saranno dimenticati tutti di quanti voti hanno ottenuto i presidenti. Esattamente com'è successo nelle altre passate elezioni cui ha partecipato meno del 50% degli aventi diritto al voto".