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Regionali, la destra trionfa riconquista il Lazio e tiene la Lombardia

FdI supera le percentuali delle Politiche e si afferma come primo partito. Meloni telefona a Rocca e Fontana: "Il risultato ci consolida". Salvini tira un sospiro di sollievo e blinda la sua leadership
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ROMA - Il centrodestra supera a pieni voti il test delle Regionali. L'alleanza di governo si conferma in Lombardia e conquista il Lazio, in una tornata segnata da un tonfo dell'affluenza: sei elettori su dieci, in media, non sono andati alle urne. Emblematica la fuga dai seggi di Roma, dove ha votato solo un terzo degli aventi diritto.

Chi non è rimasto a casa ha contribuito a confermare il pronostico: sia il leghista Attilio Fontana che il "civico" espresso da FdI Francesco Rocca hanno vinto le rispettive sfide, superando la soglia del 50 per cento. Il primo tagliando, per l'esecutivo che amministra il Paese, è positivo. E la premier Giorgia Meloni se ne compiace: "Grande risultato, il nostro lavoro viene premiato".

È un esito che fa crescere il numero complessivo delle Regioni in mano al centrodestra (sono quindici su 19) ma non cambia gli equilibri interni alla coalizione. Rispetto alle Politiche di settembre, Fratelli d&…

ROMA - Il centrodestra supera a pieni voti il test delle Regionali. L'alleanza di governo si conferma in Lombardia e conquista il Lazio, in una tornata segnata da un tonfo dell'affluenza: sei elettori su dieci, in media, non sono andati alle urne. Emblematica la fuga dai seggi di Roma, dove ha votato solo un terzo degli aventi diritto.

Chi non è rimasto a casa ha contribuito a confermare il pronostico: sia il leghista Attilio Fontana che il "civico" espresso da FdI Francesco Rocca hanno vinto le rispettive sfide, superando la soglia del 50 per cento. Il primo tagliando, per l'esecutivo che amministra il Paese, è positivo. E la premier Giorgia Meloni se ne compiace: "Grande risultato, il nostro lavoro viene premiato".

È un esito che fa crescere il numero complessivo delle Regioni in mano al centrodestra (sono quindici su 19) ma non cambia gli equilibri interni alla coalizione. Rispetto alle Politiche di settembre, Fratelli d'Italia cresce ancora nel Lazio, con un boom che lo porta quasi al 34 per cento, e perde qualcosa in Lombardia, dove comunque si mantiene primo partito con un dato superiore al 25 per cento. Ma non c'è stato l'effetto band-wagon: il voto, insomma, non autorizza a immaginare la trasformazione dello schieramento in un monocolore di FdI.

E questo perché in Lombardia la Lega - pur restando lontanissima dal dato del 2018 (29,6%) - si avvicina al 17 per cento e guadagna quasi tre punti rispetto al 25 settembre, ai quali peraltro andrebbe sommata almeno una parte dei consensi andati alla lista del presidente Fontana (circa il 6 per cento). Ed è un risultato che viene accolto con sollievo dal segretario del Carroccio Matteo Salvini, la cui leadership da settimane era il bersaglio degli avversari interni. Salvini, non a caso, definisce "inatteso" il risultato della Lega. Una ripresina al Nord, è il ragionamento che si fa in via Bellerio, è da collegare anche alla conquista del ddl sull'autonomia, scritto dal ministro Calderoli e approvato dal Consiglio dei ministri due settimane fa. "Tornare a parlare di temi cari ai lombardi ha garantito al centrodestra una netta vittoria alle elezioni regionali", fa sapere il comitato Nord, area di minoranza che vede Umberto Bossi come riferimento.

E Forza Italia? Quando comincia il lavoro degli scrutatori è nel bel mezzo delle polemiche suscitate dall'ultima sortita anti-Zelensky di Silvio Berlusconi: non è dato sapere se l'uscita abbia tolto o fatto aumentare i voti del partito del Cavaliere, che comunque tiene - sempre nel confronto con le Politiche - sia in Lombardia che in Lazio, con percentuali che superano il 7 per cento. Quello che in fondo era l'unico obiettivo forzista, conservare una golden share nella maggioranza, è stato centrato. Berlusconi, in serata, recita l'atto di fedeltà. Telefona a Meloni e Salvini, pubblica una foto con i due alleati e si dice convinto che "l'orizzonte del governo è l'intera legislatura".

Il centrosinistra viene sconfitto e ancora una volta ragiona sulle proprie divisioni: numeri alla mano, un'alleanza larga - dai 5Stelle al Terzo Polo - non avrebbe comunque prevalso in entrambe le Regioni nelle quali si è votato. Il Pd perde la Pisana - feudo di Zingaretti da dieci anni - e restituisce la guida della giunta a un centrodestra che l'ultima volta aveva vinto con Renata Polverini nel 2010. Ma i dem non vanno giù nei consensi: pur in un periodo travagliato, con il segretario Enrico Letta dimissionario e il percorso delle primarie già avviato, il partito democratico si attesta attorno al 21 per cento, in avanzata rispetto alle Politiche. Le geometrie variabili (con i 5 Stelle in Lombardia, con il Terzo Polo nel Lazio) non hanno premiato i due candidati governatori - rispettivamente Majorino e D'Amato - ma hanno punito soprattutto gli alleati del Pd. I 5Stelle, che pur nella sconfitta erano stati una sorpresa delle Politiche, restano sotto il nove per cento nel Lazio e addirittura gravitano attorno al quattro in Lombardia. Numeri che segnano un sensibile arretramento rispetto alle precedenti consultazioni.

A leccarsi le ferite sono Carlo Calenda e Matteo Renzi: il Terzo Polo aveva puntato forte su Letizia Moratti per la guida del Pirellone, con lo scopo di spaccare le due coalizioni. L'ex presidente della Rai non raggiunge neppure il dieci per cento, con buona pace di chi pensava potesse intercettare voti in uscita di Forza Italia, Lega o Pd. E il dato di lista conferma il mancato decollo del progetto neo-centrista: Azione e Italia Viva, unite in un simbolo che conteneva il nome di Calenda, in Lombardia superano appena il 4 per cento e non raggiungono il 5 nel Lazio. L'ex ministro fa mea culpa: "Fuori dal bacino di voti del Terzo polo non siamo riusciti ad attrarre consensi". Il problema è che anche una fetta di quelli già in cassaforte si sono volatizzati: in poco più di quattro mesi, complice l'astensionismo, il Terzo polo ha perso due terzi dei suoi consensi.