Schlein: "Una svolta se cambiamo davvero. Facciamo la sinistra"
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"È andata male, sapevamo tutti che le condizioni di partenza erano difficilissime. Ma non è colpa dei candidati alla presidenza del Lazio e della Lombardia, che vanno solo ringraziati", dice Elly Schlein, aspirante segretaria del Pd.
E di chi è la colpa, onorevole Schlein?
"Di chi per anni ha inseguito il centro, senza accorgersi che si stava perdendo la sinistra, un intero blocco sociale che ha preferito astenersi anziché votare Pd. Penso che mai come adesso serva una svolta netta: per rinascere, per risalire bisogna avere più coraggio. Non è tempo di un fotoritocco, di ordinaria amministrazione. Se ci rifugiamo nell'usato sicuro non andremo da nessuna parte. Il Pd deve cambiare tutto ed essere un partito di sinistra che rappresenta chi non ce la fa. Sono rientrata per questo".
L'usato sicuro è Bonaccini?
"Tra gli sfidanti alla leadership solo io non ho fatto parte del gruppo dirigente del P…
"È andata male, sapevamo tutti che le condizioni di partenza erano difficilissime. Ma non è colpa dei candidati alla presidenza del Lazio e della Lombardia, che vanno solo ringraziati", dice Elly Schlein, aspirante segretaria del Pd.
E di chi è la colpa, onorevole Schlein?
"Di chi per anni ha inseguito il centro, senza accorgersi che si stava perdendo la sinistra, un intero blocco sociale che ha preferito astenersi anziché votare Pd. Penso che mai come adesso serva una svolta netta: per rinascere, per risalire bisogna avere più coraggio. Non è tempo di un fotoritocco, di ordinaria amministrazione. Se ci rifugiamo nell'usato sicuro non andremo da nessuna parte. Il Pd deve cambiare tutto ed essere un partito di sinistra che rappresenta chi non ce la fa. Sono rientrata per questo".
L'usato sicuro è Bonaccini?
"Tra gli sfidanti alla leadership solo io non ho fatto parte del gruppo dirigente del Pd negli ultimi dieci anni, durante i quali si è rotto il rapporto con i nostri mondi di riferimento, che bisogna assolutamente ricucire. È necessario anche per combattere la disaffezione al voto - il confronto con la tornata precedente è devastante - che è una ferita per la democrazia".
La diretta
Fatto sta che non avreste vinto neppure con il campo largo. È troppo forte la destra o il Pd troppo debole?
"L'alleanza che si è spezzata non è nel ceto politico, fra i partiti che si dicono progressisti, ma ripeto: con i nostri mondi di riferimento. Lavoro, scuola, Terzo settore. Il dato dell'astensionismo è quello che fa più male e quando ci guarderemo dentro credo si confermerà quanto già visto a settembre: sono le fasce impoverite a disertare le urne, quelle che non si sentono più rappresentate. Per questo abbiamo bisogno di risvegliare la partecipazione, di una grande mobilitazione collettiva".
E come si fa? Il Pd è catatonico, Terzo polo e M5S scommettono sulla sua liquidazione.
"Si fa ritrovando una linea politica chiara. Rimettendosi dalla parte di chi fa più fatica. Contribuendo a creare insieme ai potenziali alleati una visione di Paese più giusto per offrirla alle persone che non credono più che la politica possa migliorare la loro vita. Serve restituire fiducia a chi non riconosce il Pd come un partito che si batte per gli ultimi ma pensa sia quello dei colletti bianchi".
E torniamo al punto di partenza: come si tiene insieme la visione di Renzi o Calenda con quella di Conte e Fratoianni?
"Io credo poco alle somme algebriche. Noi proporremo battaglie che si possono e si devono fare insieme, e vediamo chi ci sta: salario minimo, congedo paritario, lotta al cambiamento climatico, per la sanità e l'istruzione pubblica che il governo vuole tagliare per favorire i privati. Bisogna ricostruire un campo raccontando un'alternativa possibile per l'Italia. Le altre forze di opposizione hanno perso come noi e pure loro devono porsi il problema, non solo il Pd. Dopo questa débâcle, sarebbe irresponsabile continuare la gara per un punto nei sondaggi".
Intanto però la destra governa e vince, mentre senza un'intesa voi siete condannati a perdere ancora.
"A destra sono capaci di stare insieme nonostante le loro crepe profonde. Lo dimostrano le parole gravissime di Berlusconi su Zelensky, sulle quali la maggioranza si sta spaccando. Sono divisi, ma finché dall'altra parte non si decide di unirsi intorno a un'idea di futuro del Paese sarà complicato batterli. E per farlo serve un Pd forte e totalmente rinnovato, capace di trainare questa nuova alleanza".
Bella teoria, ma in pratica?
"La destra è arrivata al governo, fa la destra - la guerra alle Ong, i favori agli evasori e alle corporazioni, l'isolamento in Europa - poi vince le elezioni. Noi dobbiamo fare la sinistra, non si può essere tutto e il contrario di tutto, sennò non si rappresenta più nessuno. Per sconfiggerli bisogna parlare a quella fascia di elettori che non va più neppure a votare perché non trova ascolto. E sa che non sarà certo la destra di Meloni a emanciparla dai bisogni, come si è visto nei primi 100 giorni di governo".
Finora non si è fatto?
"Se continuiamo a perdere elettori qualcosa vorrà dire. Servono più nettezza e coraggio, il Paese si aspetta questo dal Pd".
La sconfitta è dovuta alla mancanza di coraggio del Pd?
"Mancanza di coraggio, di chiarezza, ma anche di coerenza. È tempo di cambiare davvero. L'agenda deve ripartire dalla lotta alle diseguaglianze. I volti non possono essere sempre gli stessi. La selezione della classe dirigente deve aprire un varco, riconnetterci con chi non si mobilità più. Insomma serve una cesura decisa rispetto al passato. C'è ad esempio chi pensa che il Pd sia ancora quello del Jobs Act. Bisogna dire basta: noi ci batteremo per limitare i contratti a termine. Per non rifinanziare la guardia costiera libica. E per approvare Ius soli e legge Zan. Altrimenti si fa fatica a ricostruire credibilità, soprattutto fra i giovani e le donne che sono rimasti schiacciati nel partito, non solo nella società".
Prima deve diventare segretaria. E nel voto dei circoli è indietro di 20 punti. Pensa davvero di farcela?
"In realtà siamo soddisfatti per come sta andando, quel voto serve per scegliere i due candidati alle primarie. Partendo da outsider a dicembre, al contrario di chi si preparava da anni, penso sia un risultato molto significativo. E la partecipazione che stiamo vedendo è la miglior premessa per una mobilitazione collettiva ai gazebo".
Se vincesse Bonaccini non ci sarà il cambiamento che lei auspica?
"Serve un rinnovamento più profondo. Le biografie parlano. Con la partecipazione vinceremo le primarie e costruiremo l'alternativa per tornare a vincere anche nel Paese