Berlusconi assolto nel Ruby ter, la vendetta di Forza Italia: “Commissione d’inchiesta”. E FdI prende le distanze
di Conchita Sannino , di Conchita Sannino"Perseguitato". Da un passato che sembrava remoto torna lo stanco slogan: cucito addosso a Silvio Berlusconi. Ed è in questo tragicomico solco che si muoverà, con maggiore forza, la "rivoluzione" che ha in mente il ministro Carlo Nordio.
I deputati di Forza Italia che si alzano tutti in piedi, l'aula che rumoreggia, il nome del presidente ormai libero dalle accuse di corruzione giudiziaria a Milano che provoca l'onda di applausi. La scena si accende quando il parlamentare azzurro Paolo Emilio Russo, già staff della comunicazione di Silvio, fa esplodere la gioia con l'annuncio liberatorio nell'emiciclo: "Finalmente il calvario finisce!". Non termina, invece, e può ulteriormente incupirsi quello della Giustizia, tornata sotto tiro. Perché le immagini che arrivano in diretta tv dalla Camera trascinano ancora il Paese, dopo trent'anni e più da Mani Pulite, nella vecchia guerra tossica della politi…
"Perseguitato". Da un passato che sembrava remoto torna lo stanco slogan: cucito addosso a Silvio Berlusconi. Ed è in questo tragicomico solco che si muoverà, con maggiore forza, la "rivoluzione" che ha in mente il ministro Carlo Nordio.
I deputati di Forza Italia che si alzano tutti in piedi, l'aula che rumoreggia, il nome del presidente ormai libero dalle accuse di corruzione giudiziaria a Milano che provoca l'onda di applausi. La scena si accende quando il parlamentare azzurro Paolo Emilio Russo, già staff della comunicazione di Silvio, fa esplodere la gioia con l'annuncio liberatorio nell'emiciclo: "Finalmente il calvario finisce!". Non termina, invece, e può ulteriormente incupirsi quello della Giustizia, tornata sotto tiro. Perché le immagini che arrivano in diretta tv dalla Camera trascinano ancora il Paese, dopo trent'anni e più da Mani Pulite, nella vecchia guerra tossica della politica contro le toghe. E consegnano l'immagine del tempo immobile della vendetta. A cui questa assoluzione, nel processo Ruby Ter, offre la clava che serve. Già il Guardasigilli Nordio, in questi suoi primi cento giorni di sgangherate posture e dichiarazioni di conflitto, tra i proclami anti-pm e le invettive sull'uso "dissennato" delle intercettazioni, aveva spianato la strada all'eterno disegno berlusconiano: di un pubblico ministero che, in brutale sintesi, è messo fuori dall'ordine giudiziario e sottoposto di fatto all'autorità politica. E ora parte il segnale di attacco definitivo.
Persecuzione. Fango mediatico. Gogna. Vergogna. Dagli armadi della vecchia Repubblica, gli azzurri rispolverano i veleni che hanno radicalizzato la politica e offerto alibi (dannosi anche) per la magistratura. Forza Italia in blocco vuole la "commissione d'inchiesta" sulle indagini "contro" il martire Berlusconi: negli stessi istanti della standing ovation. "Intervengo anche per chiedere la calendarizzazione per la Commissione di inchiesta sull'utilizzo politico della magistratura, per fare chiarezza su 25 anni di lotte giudiziarie che nulla avevano a vedere con il merito ma con lo scontro politico", dice, ad applausi in corso, il capogruppo di FI Alessandro Cattaneo. Non teme imbarazzi neanche il deputato di FI Giorgio Mulé, nonostante il suo ruolo di vicepresidente della Camera, quando afferma che "Berlusconi si iscrive di diritto tra i martiri della giustizia", mentre invia un domestico e anzi "enorme abbraccio" al suo presidente, e naturalmente "alla sua famiglia che ha sofferto anni di gogna senza pudore". Ed è con analoga disinvoltura, che certo risente dei festeggiamenti, che Maurizio Gasparri ipotizza addirittura un'ispezione per la procuratrice di Milano Tiziana Siciliano che evidentemente ha osato rispondere a una domanda dei cronisti. E ha spiegato: "Il sistema giudiziario funziona così, ma nessuna amarezza. Le prove dal nostro punto di vista ci hanno dato la convinzione, che rimane, che ci siano state le false testimonianze e la corruzione". Gasparri vorrebbe silenziarla. "Ritengo che sia opportuna un'ispezione del ministero della Giustizia, che chiederò con un'interrogazione - annuncia- La procuratrice Siciliano, sconfitta nel giudizio che ha assolto Berlusconi, insiste con ostinazione nelle sue valutazioni che si sono rivelate infondate. Ma questo Pm si rende conto che, con questa condotta, dimostra un pregiudizio e un'acredine nei confronti di Berlusconi? Non che ci servissero prove ulteriori. Ma de hoc satis. Non se ne può più".
Game over, per quelle toghe. Come se il padre padrone del partito non aspettasse altro che l'occasione per eccellenza. Ora o mai più: visto che c'è un processo totalmente "fallito". Poco importa che sia per una questione "squisitamente giuridica" che cancella i preziosi verbali con le dichiarazioni delle giovani ospiti di Berlusconi. In sintesi: quelle ragazze dovevano essere sentite come "indagate" in reato connesso, e non come "testimoni", cosa che invece è successa. Una scelta della Procura milanese, che si è tramutata in un clamoroso errore. Infatti: la corruzione giudiziaria di un teste esiste solo se alla persona viene attribuita questa veste. Se non c'è più il teste, la corruzione viene meno. E questo basta.
Un verdetto che con provvidenziale tempismo è usata come colpo di spugna sui guasti, le menzogne e le anomalie del ventennio berlusconiano; occasione che può legittimare il Piano di smembramento che il ministro della Giustizia aveva già approntato. Le priorità di Nordio, in un sistema che implode per mancanza di investimenti e di personale, in cui le carceri scoppiano e solo gli imputati fragili - certo, non gli eccellenti - pagano il pugno duro della Giustizia? Mettere mano alla Costituzione, cancellare l'obbligatorietà dell'azione penale. Soprattutto, in cima ai propositi del Guardasigilli e del governo resta la determinazione a incidere con l'accetta sulla separazione delle carriere - nonostante ad oggi la legge Cartabia abbia già ridotto la possibilità del passaggio da quattro a una sola volta in carriera, nei primi dieci anni.
E intervenire con durezza sulla legge Severino. Clamorosi poi, negli ultimi mesi, gli annunci di Nordio sulla corruzione, il reato-bestia nera di Berlusconi. Il ministro era intervenuto a gamba testa sia sulla drastica riduzione delle intercettazioni per questo reato - corretto poi, quasi in diretta, dalla premier Giorgia Meloni, nelle polemiche incandescenti seguite alla cattura di Messina Denaro - sia sulla possibilità di "una forma di impunità per il corruttore, che deve essere spinto a collaborare". Norma che già esiste e non ha dato frutto. Come avevano subito obiettato i magistrati alla sua maldestra idea. Capita quando sono vecchi slogan, grumi di veleni, a guidare gli obiettivi.