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Il Pd resiste solo nelle città e a Milano vince anche in periferia

Pierfrancesco Majorino 

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Nel capoluogo lombardo i dem superano di oltre 7 punti FdI. Ma nella provincia lombarda stravince la destra
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Il Pd riparte da Milano. Dal capoluogo lombardo che, insieme alle altre principali città della regione, lascia intravedere qualche timido segnale di speranza nonostante la pesante sconfitta elettorale. La linea Maginot di una sinistra quasi scomparsa nella provincia più profonda, travolta a valanga dall'onda di Fratelli d'Italia, ma ben radicata nei centri urbani, periferie incluse, dove un tempo spesso perdeva e invece adesso non solo tiene ma avanza. Laboratori in grado di mescolare buona amministrazione e una classe dirigente attenta alle istanze del territorio, come pure dimostra il plotone di sindaci progressisti alla guida dei maggiori comuni italiani: da Torino a Napoli, passando per Roma, Firenze e Bologna.

Il Pd prevale a Milano

Sono i numeri a certificare un trend che, già in atto da qualche anno, tende a rafforzarsi a ogni tornata. Sotto la Madonnina il Pd prevale sia in centro sia nei quartieri di cintura con un dato medio del 28%, oltr…

Il Pd riparte da Milano. Dal capoluogo lombardo che, insieme alle altre principali città della regione, lascia intravedere qualche timido segnale di speranza nonostante la pesante sconfitta elettorale. La linea Maginot di una sinistra quasi scomparsa nella provincia più profonda, travolta a valanga dall'onda di Fratelli d'Italia, ma ben radicata nei centri urbani, periferie incluse, dove un tempo spesso perdeva e invece adesso non solo tiene ma avanza. Laboratori in grado di mescolare buona amministrazione e una classe dirigente attenta alle istanze del territorio, come pure dimostra il plotone di sindaci progressisti alla guida dei maggiori comuni italiani: da Torino a Napoli, passando per Roma, Firenze e Bologna.

Il Pd prevale a Milano

Sono i numeri a certificare un trend che, già in atto da qualche anno, tende a rafforzarsi a ogni tornata. Sotto la Madonnina il Pd prevale sia in centro sia nei quartieri di cintura con un dato medio del 28%, oltre 7 punti sopra Fratelli d'Italia. Un risultato inverso rispetto a quello registrato nel resto della regione: a Milano città Pierfrancesco Majorino, il candidato dem alleato con il M5S, si piazza davanti con il 46,8% dei voti, quasi 13 punti in più della media totale, mentre Attilio Fontana, che ha chiuso la partita con il 54,6%, nel capoluogo non raggiunge neppure il 40. Spiega Giovanni Diamanti, co-fondatore di YouTrend: "In Lombardia la tendenza di un centrosinistra forte e competitivo nei grandi centri urbani, che però sparisce appena fuori le mura, è evidentissimo. Majorino vince in tre dei quattro principali capoluoghi: nettamente a Milano, poi a Brescia, a Bergamo e perde di poco a Monza. In tutte queste province, però, la sua sconfitta è ampia". Prendiamo ad esempio il comune governato da Giorgio Gori: lì il Pd è al 28%, sta cioè 7 punti sopra FdI; ma precipita al 20 se si considera l'intera circoscrizione, dove il partito di Meloni lo sorpassa di 8. Idem nella provincia bresciana: il Pd sfiora il 22%, schizzando oltre il 38 (quasi 20 lunghezze più di FdI) se si guarda solo al capoluogo dell'ex sindaco Del Bono, che è recordman di preferenze. "C'è uno scollamento vero sia fra Milano e il resto della regione, sia fra le città i comuni più periferici", insiste Diamanti. "Segno che nelle zone più urbanizzate si nutre maggiore fiducia nel centrosinistra, al contrario che in quelle extra-urbane dove s'è perso ogni contatto".
Una dinamica che, specie nei capoluoghi del Nord, sta diventando la regola. "Qui il Pd non solo recupera, ma passa in vantaggio", conclude l'analista di YouTrend: "Significa da un lato che sei considerato affidabile, dall'altro che la classe dirigente territoriale è un valore aggiunto e muove voti". Non avviene lo stesso nel Lazio, però: eccetto Roma, dove i Dem qualcosa recuperano, gli altri capoluoghi non si discostano poi tanto dalle province che gonfiano le vele della destra. Risultato? Il 22,4% registrato nella Capitale non basta a fermare FdI, che si conferma primo partito con il 33%, in linea con Latina, ma sotto al mostruoso 41% di Viterbo. In compenso il Pd riguadagna terreno sui 5S: nell'Urbe conserva le tradizionali roccaforti - centro storico e Parioli - e avanza in alcuni Municipi più decentrati (Appio Tuscolano e Tiburtino), incassando 8 punti più delle comunali. "Siamo in crescita sia nei quartieri centrali", la famosa Ztl, "sia in quelli periferici, dove a lungo abbiamo sofferto", dichiara il segretario romano Andrea Casu.

Perché la sinistra vince nei centri urbani

Basterà per tornare a vedere un po' di luce? "Il trend per cui nei grandi centri urbani tende a vincere la sinistra e nei centri medio-piccoli la destra viene da lontano e riguarda diversi Paesi occidentali: oltre che l'Italia, accade negli USA, nel Regno Unito e in Francia", risponde Luigi Di Gregorio, professore di Comunicazione politica all'università della Tuscia. "Le cause sono diverse, ma la tesi più accreditata ha a che fare con ragioni culturali. I grandi centri urbani sono i motori della globalizzazione e dei valori liberal; le periferie e le aree meno abitate dei valori conservatori, anche come reazione alla globalizzazione. Sotto questo profilo, non sorprende il dato di Milano, che è non a caso è la città più global e più liberal d'Italia". Il Pd deve dunque ripartire da lì? "Direi di no se non vuole restare il partito delle Ztl", taglia corto il politologo. "Deve invece provare a concentrarsi sui diritti sociali, non solo su quelli civili, a riconquistare una parte dell'elettorato storico della sinistra transitato a destra perché la destra ha un'agenda più critica verso gli effetti della globalizzazione e più rassicurante verso le fasce di popolazione più spaventate". Deve cioè riprendersi la provincia