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Crepe nel Terzo Polo. Renzi non vuole più Calenda nel logo

Matteo Renzi 
ll leader di Azione: "Gli elettori non hanno sempre ragione". E Iv si prende 4 dei 5 eletti
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"Il progetto del Terzo polo va avanti", dicono entrambi, Renzi e Calenda. Ma su tempi e modi per provare a rivitalizzare il cantiere centrista qualche crepa inizia a venire a galla, nello strano tandem che alle Politiche è riuscito ad acciuffare quasi l'8% e che adesso, alle Regionali, si ritrova col 5% scarso nel Lazio, dove correva in abbinata col Pd, e con poco più del 4% in Lombardia, dove sosteneva in solitaria Letizia Moratti, che con la sua civica personale ha fatto meglio, il 5,3.

Calenda ieri, via tweet, se l'è presa con gli elettori che "non hanno sempre ragione". Renzi ha scelto la linea dell'understatement. Niente interviste. Niente critiche frontali all'ex ministro, che ha gestito in prima battuta la strategia per la Pisana e il Pirellone. L'ex rottamatore si gode il successo in sordina dei suoi: dei 5 eletti del Terzo polo nei consigli regionali, 3 o 4 saranno di Italia Viva (il quarto sarebbe l'ex d…

"Il progetto del Terzo polo va avanti", dicono entrambi, Renzi e Calenda. Ma su tempi e modi per provare a rivitalizzare il cantiere centrista qualche crepa inizia a venire a galla, nello strano tandem che alle Politiche è riuscito ad acciuffare quasi l'8% e che adesso, alle Regionali, si ritrova col 5% scarso nel Lazio, dove correva in abbinata col Pd, e con poco più del 4% in Lombardia, dove sosteneva in solitaria Letizia Moratti, che con la sua civica personale ha fatto meglio, il 5,3.

Calenda ieri, via tweet, se l'è presa con gli elettori che "non hanno sempre ragione". Renzi ha scelto la linea dell'understatement. Niente interviste. Niente critiche frontali all'ex ministro, che ha gestito in prima battuta la strategia per la Pisana e il Pirellone. L'ex rottamatore si gode il successo in sordina dei suoi: dei 5 eletti del Terzo polo nei consigli regionali, 3 o 4 saranno di Italia Viva (il quarto sarebbe l'ex deputato Luciano Nobili, in bilico nei conteggi interni). Tutti capaci di macinare migliaia di preferenze, mentre i referenti di Azione hanno faticato di più. Anche questo dato acuisce il nervosismo interno.


Calenda ha chiesto di accelerare sul partito unico. Obiettivo: fondere definitivamente Azione e Iv. Renzi è più cauto, è convinto che serva ancora tempo e che la deadline debba continuare a coincidere con le Europee, fra un anno e mezzo. Ma un altro nodo, rimasto finora sottotraccia, rischia di rendere i rapporti più tesi: il simbolo della nuova forza politica. Renzi non vuole più che il cognome di Calenda compaia nel logo. Non perché voglia sostituirlo col suo, ma perché crede che sia un errore personalizzare il nuovo cartello. Del resto anche nel 2018, quando era segretario del Pd, sulla scheda elettorale delle Politiche il simbolo dem rimase quello originale, senza aggiunte. Fosse stato per l'ex premier, la scritta "Calenda" non sarebbe comparsa nemmeno in questa tornata delle Regionali. Avrebbe preferito metterci Moratti e D'Amato, il candidato del Lazio, come testimonia uno scambio di messaggini in chat tra i due, che risale a un mese e mezzo fa.

Scambio piuttosto schietto, al netto degli incipit cordiali, "caro Matteo", "caro Carlo". Alla fine il cognome di Calenda è rimasto, ma solo perché è servito a bypassare la raccolta delle firme, operazione complicata fra Natale e la Befana. Il risultato, soprattutto in Lombardia, ha rafforzato la convinzione di Renzi. Che nelle conversazioni private si lascia un po' andare: "Moratti così ci ha rubato voti con la sua civica, senza portarcene uno".

Un altro tizzone nel braciere del Terzo polo l'ha gettato ieri l'ex ministra renziana Teresa Bellanova, via tweet. "Il nostro risultato negativo merita un'attenta riflessione sul programma e sul tema delle alleanze - ha scritto Bellanova - con un obiettivo chiaro: sconfiggere la destra e riaffermare i valori riformisti nel Paese". Messaggio, nemmeno troppo in codice: meglio riavvicinarci al Pd. È bastato questo cinguettio per convincere i calendiani a sconvocare una riunione prevista per oggi fra Iv e Azione. Il clima è questo.
Renzi, in pubblico, fa da paciere. Smorza i toni. Con la sua E-news di ieri ha ammesso che "il risultato è peggiore delle aspettative" ma, ha aggiunto, "è fisiologico per consultazioni come le elezioni regionali. La nostra destinazione si conferma la casa comune dei riformisti in vista delle elezioni europee del 2024, dove sarà tutta un'altra musica". E chissà se ci sarà un altro direttore d'orchestra.