"Renzi dica se vuole il partito unico entro 10 giorni". Calenda lancia l'ultimatum e vuole cambiare nome al Terzo Polo
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De Cicco“Renzi dica se ci sta, entro 10 giorni. Sì o no”. Carlo Calenda va di fretta. Vuole il partito unico dei centristi. Subito, da lanciare a marzo. Tanto che martedì, riunendo il direttivo di Azione, ha lanciato all’ex premier quasi un ultimatum. Prendere o lasciare. La federazione con Italia Viva, secondo l’ex ministro dello Sviluppo, va superata alla svelta. “Non reggiamo per un anno e mezzo”, cioè fino alle Europee, come vorrebbe l’ex presidente del Consiglio. Ha in mente un cronoprogramma serrato, Calenda: lanciare entro un mese il cantiere del partito unico, “cambiandogli nome perché Terzo Polo non funziona”, chiudere rapidamente i tesseramenti di Azione e Iv, per arrivare all’elezione del leader della nuova formazione (lui naturalmente si candiderà) entro settembre-ottobre. “Possibilmente allargandoci ad altre forze”. Provando a ricucire cioè con gli ex sodal…
“Renzi dica se ci sta, entro 10 giorni. Sì o no”. Carlo Calenda va di fretta. Vuole il partito unico dei centristi. Subito, da lanciare a marzo. Tanto che martedì, riunendo il direttivo di Azione, ha lanciato all’ex premier quasi un ultimatum. Prendere o lasciare. La federazione con Italia Viva, secondo l’ex ministro dello Sviluppo, va superata alla svelta. “Non reggiamo per un anno e mezzo”, cioè fino alle Europee, come vorrebbe l’ex presidente del Consiglio. Ha in mente un cronoprogramma serrato, Calenda: lanciare entro un mese il cantiere del partito unico, “cambiandogli nome perché Terzo Polo non funziona”, chiudere rapidamente i tesseramenti di Azione e Iv, per arrivare all’elezione del leader della nuova formazione (lui naturalmente si candiderà) entro settembre-ottobre. “Possibilmente allargandoci ad altre forze”. Provando a ricucire cioè con gli ex sodali di Più Europa, ma anche con “altri esponenti del mondo liberale”.
L’ex ministro dello Sviluppo tenta il rilancio, dopo il risultato deludente delle Regionali in Lazio e Lombardia. E la chiave, è sicuro, è il partito unico. “Dobbiamo superare le quote, chi sta con Azione, chi con Iv. Ci fanno solo male. Anche perché io – ha detto sempre nella riunione di martedì – ho sostenuto tutti i candidati, andando in giro per mezza Italia, mentre Renzi sosteneva solo i suoi, giustamente, essendo presidente di Italia Viva, al contrario di me, che lo sono di tutta la federazione”. E questo squilibrio naturalmente ha scontentato i calendiani, penalizzati nella conta delle preferenze: dei 5 seggi accaparrati dal Terzo Polo nei consigli regionali, 3 sono andati ai renziani, 2 agli esponenti di Azione.
Nonostante le smentite – “sorridiamo davanti a certe ricostruzioni strampalate dei giornali”, hanno dichiarato ieri Renzi e Calenda – le frizioni tra i due restano. Renzi, come raccontato da Repubblica, non vuole più che il nome dell’ex ministro compaia nel logo del Terzo Polo. Calenda, con i suoi, un po’ sembra accomodante rispetto alla richiesta, un po’ sembra rimanerci male: “Alle Politiche il mio nome sul simbolo andava bene a tutti”. Sottotesto: perché portava voti. In ogni caso, il leader di Azione è disponibile a cancellarlo dal simbolo, pur di tenere in piedi il matrimonio politico con l’ex rottamatore. “Purché non sia Renew Europe, la formazione di Macron, perché in Italia non lo capisce nessuno. Serve un nome nuovo”.
Renzi oggi dovrebbe parlare in Senato. Potrebbe esserci anche Calenda, che poi staccherà qualche giorno dopo le fatiche elettorali: nel weekend andrà in montagna coi figli. Si rivedranno entrambi lunedì 27, quando è stato convocato il comitato politico del Terzo Polo, per decidere una volta per tutte quale strada imboccare. Temporeggiare o virare sul partito unico. E non è una data a caso, il 27: è il day after delle primarie del Pd, con cui un pezzo di Italia Viva, a partire da Teresa Bellanova, vorrebbe riallacciare un dialogo. Soprattutto se come da pronostici venisse eletto segretario un ex renziano, Stefano Bonaccini.