✕

"Berlusconi assolto è un’ottima notizia", ma Meloni ora teme l’escalation di Silvio. Il Ppe prova a isolarlo

Ascolta l'audio

La premier vola a Monaco per blindare con gli alleati il fronte filo Ucraina. A inizio marzo la sua prima missione in India dal conservatore Modi
3 minuti di lettura

ROMA - Gli ha concesso la revoca della costituzione di parte civile nel processo Ruby ter, poche ore prima della sentenza. L'idea di Giorgia Meloni era quella di mandare un segnale chiaro - quasi sfacciato - a Silvio Berlusconi: se eviti strappi, se non disturbi la navigazione del governo, se ti prepari a un'uscita di scena indolore, il governo sarà al tuo fianco. Imprevedibile era invece quello che si è verificato ieri, con la decisione del tribunale di Milano di assolvere il Cavaliere. Una "liberazione" per l'uomo di Arcore.

"Un'ottima notizia" per la leader di FdI. Ma anche una spinta a poter agire senza troppi calcoli e cautele, temono a Palazzo Chigi. Uno scenario potenzialmente pericoloso, per la stabilità della maggioranza. Per questo, la presidente del Consiglio non cambierà linea e, semmai, la rafforzerà. Si opporrà ai distinguo di Forza Italia, come ieri sul dossier caldissimo dei balneari. Entrer…

ROMA - Gli ha concesso la revoca della costituzione di parte civile nel processo Ruby ter, poche ore prima della sentenza. L'idea di Giorgia Meloni era quella di mandare un segnale chiaro - quasi sfacciato - a Silvio Berlusconi: se eviti strappi, se non disturbi la navigazione del governo, se ti prepari a un'uscita di scena indolore, il governo sarà al tuo fianco. Imprevedibile era invece quello che si è verificato ieri, con la decisione del tribunale di Milano di assolvere il Cavaliere. Una "liberazione" per l'uomo di Arcore.

"Un'ottima notizia" per la leader di FdI. Ma anche una spinta a poter agire senza troppi calcoli e cautele, temono a Palazzo Chigi. Uno scenario potenzialmente pericoloso, per la stabilità della maggioranza. Per questo, la presidente del Consiglio non cambierà linea e, semmai, la rafforzerà. Si opporrà ai distinguo di Forza Italia, come ieri sul dossier caldissimo dei balneari. Entrerà in conflitto aperto con il fondatore di Forza Italia ogniqualvolta proverà a mettere in discussione il sostegno all'Ucraina. E avvierà un tour internazionale che la porterà sabato a Monaco, poi a Varsavia e Kiev (spera attorno al 20 febbraio) e, infine, in India: ha in progetto di recarsi a Nuova Delhi dal 2 al 4 marzo, a sorpresa, per partecipare ai Raisina Dialogue 2023. Avrà l'occasione di parlarsi con il conservatore Narendra Modi, il più solido alleato di Washington nel quadrante asiatico, la carta di Biden per bilanciare lo strapotere cinese.

C'è un contatto che pesa più di altri, in questi giorni. È quello che Meloni ha avuto con Manfred Weber, capofila della fazione dei popolari europei ostili all'anziano leader di Arcore. Ieri proprio il politico tedesco ha applaudito, ostentatamente, mentre ascoltava i socialisti che si scagliavano contro Berlusconi. Con lui, la premier condivide un progetto politico che mira a costruire un'intesa tra Popolari e Conservatori dopo le Europee del 2024. Ma non basta. I delegati del Ppe dell'Est Europa, riferiva ieri l'HuffPost, hanno minacciato di non partecipare al vertice del Partito popolare europeo che si terrà a Napoli a giugno, per protestare contro Berlusconi. Per evitare guai peggiori, sarebbe stato chiesto al Cavaliere di disertare l'evento.

Per marcare la distanza dall'alleato azzurro, inoltre, la presidente del Consiglio si prepara a partecipare sabato a Monaco a un panel organizzato nell'ambito della Conferenza sulla sicurezza. In quella sede sosterrà l'Ucraina assieme alla premier ultratlantista finlandese Sanna Marin.

Se c'è un punto su cui Meloni non intende cedere di un millimetro, insomma, è quello internazionale. Ai suoi ha dato mandato di essere netti: "Sul sostegno all'Ucraina - è il senso dei suoi ragionamenti - potete attaccare Berlusconi senza troppi riguardi". E d'altra parte, la difficoltà con cui Meloni deve gestire l'annunciato viaggio a Kiev dice moltissimo dei danni provocati alla credibilità della presidente del Consiglio dalle sortite filoputiniane del leader di FI. Si continua dunque a lavorare per recarsi da Volodymyr Zelensky tra il 20 e il 21 febbraio - dopo una tappa a Varsavia - ma manca ancora l'ufficialità di una missione che la premier non può permettersi di annullare o rimandare ancora.

Giocare sui dossier internazioni è la strada più ragionevole per colpire Berlusconi. Il viaggio di sabato a Monaco, almeno nelle intenzioni della premier, servirà a incrociare i principali leader occidentali, magari scattando anche quelle foto di circostanza che lei stessa aveva imputato ai suoi predecessori: nel capoluogo bavarese ci saranno Emmanuel Macron, Olaf Scholz, la vice presidente Usa Kamala Harris, il segretario di Stato americano Antony Blinken e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Almeno con quest'ultima è probabile un faccia a faccia.

Non è un passaggio banale, perché Von der Leyen è una dei big del Ppe. Anche tra i popolari esistono sensibilità diverse rispetto all'eventuale intesa nel 2024 con i Conservatori. Certo è che questa opzione è in cima ai desideri di Weber, che oltre ad essere in rapporti strettissimi con Meloni è tra i registi della plateale sconfessione di Berlusconi.

La verità è che la premier teme colpi di coda del Cavaliere. Pensa che stia pianificando una strategia di logoramento del suo esecutivo, sospinto dai falchi che lo circondano. Un esempio è il caso dei balneari, su cui si sta consumando nelle ultime ore una battaglia durissima tra Palazzo Chigi e Forza Italia. E lo stesso sta per accadere sulla giunta lombarda. Tutto, in realtà, era già condensato in quei trenta secondi consegnati dalla premier alle telecamere il 15 ottobre scorso, alcuni giorni prima della formazione del governo: "Tra i punti elencati da Berlusconi ne mancava uno: non sono ricattabile". Lì si ruppe qualcosa. E nulla è riuscito a ricomporlo.