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Regionali, la provincia profonda premia Lega e Pd, ma punisce 5 stelle e Terzo polo

L'analisi dell'Istituto Cattaneo sulla sofferenza dei partiti meno radicati sul territorio. La tendenza a rafforzarsi di Fratelli d'Italia è confermata nei maggiori centri urbani
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È la provincia profonda a fare la differenza. Basta analizzare quanto accade nel Lazio tra Pd e i partner del (fu) centrosinistra, cioè Terzo Polo e 5Stelle. Alle regionali a Roma i Dem sono al 22% (alle politiche dell'anno scorso erano al 23%), e riprendono peso via via che si va verso le cittadine più piccole raggiungendo il 21% nei paesi fino a 15 mila abitanti, dove cinque mesi fa nel voto nazionale avevano ottenuto il 16%. Ma il dato sottolineato con l'evidenziatore dall'Istituto Cattaneo - in uno studio comparato sui consensi alle politiche e quelli per le regionali tra città e periferie - è la sofferenza del tandem Calenda-Renzi e dei grillini.

Le cifre parlano. Sempre restando al Lazio, il Terzo Polo nella Capitale passa dal 10% delle politiche al 6% di consensi alle regionali  in cui ha appoggiato il candidato Alessio D'Amato in alleanza con il Pd. Nei capoluoghi di provincia scende dal 6 al 4% mantenendo questo trend a…

È la provincia profonda a fare la differenza. Basta analizzare quanto accade nel Lazio tra Pd e i partner del (fu) centrosinistra, cioè Terzo Polo e 5Stelle. Alle regionali a Roma i Dem sono al 22% (alle politiche dell'anno scorso erano al 23%), e riprendono peso via via che si va verso le cittadine più piccole raggiungendo il 21% nei paesi fino a 15 mila abitanti, dove cinque mesi fa nel voto nazionale avevano ottenuto il 16%. Ma il dato sottolineato con l'evidenziatore dall'Istituto Cattaneo - in uno studio comparato sui consensi alle politiche e quelli per le regionali tra città e periferie - è la sofferenza del tandem Calenda-Renzi e dei grillini.

Le cifre parlano. Sempre restando al Lazio, il Terzo Polo nella Capitale passa dal 10% delle politiche al 6% di consensi alle regionali  in cui ha appoggiato il candidato Alessio D'Amato in alleanza con il Pd. Nei capoluoghi di provincia scende dal 6 al 4% mantenendo questo trend anche nei piccoli paesi. Andamento ancora più evidente per i 5Stelle, partito urbano, se è vero che nella provincia profonda perde a rotta di collo: nei piccoli centri avevano il 15% alle politiche adesso hanno capitalizzato il 6%: più che dimezzati. La Lombardia poi, sulla base di questa fotografia, è ancora di più cartina di tornasole sia per il centrodestra che per quello che l'Istituto Cattaneo ha battezzato "il polo assente", ovvero le forze politiche alternative al centrodestra.

Ecco che in Lombardia dalle politiche alle regionali il Pd cresce a Milano (dal 26 al 28%), nelle città capoluogo e nei grossi centri (dal 22 al 26%) e anche nelle cittadine fino a 15 mila abitanti (dal 16 delle politiche al 19% delle regionali), mentre il Terzo Polo (qui calcolato in termini percentuali come partito più la lista Moratti) fa un risultato in discesa rispetto alle politiche. Se è evidente che il radicamento dei partiti-partiti rappresenta una marcia in più nel voto regionale, un insegnamento però va tratto. Salvatore Vassallo, il direttore dell'Istituto Cattaneo, è convinto che "data la stabilità degli elettorati contigui, non essendoci una fuoriuscita di voti dal centrodestra, né prevedendo che il Pd si dissangui molto di più, il Terzo Polo ha difficoltà a trovare uno spazio". Aggiunge: "Se nel Pd vince Elly Schlein avrà uno spazio elettorale maggiore, ma sarà più difficile la ricucitura del "campo largo" che è necessario perché si crei un'area capace di competere con il centrodestra. Se vince Stefano Bonaccini, avrà uno spazio elettorale più piccolo, ma sarà più facile costruire una prospettiva in cui tutti insieme possono cominciare a competere". In pratica la scommessa di Calenda e Renzi di porsi come ago della bilancia, in presenza di due poli sfidanti, non c'è nei fatti.

Capitolo pentastellati. Per il M5S i voti in Lombardia si sono dimezzati rispetto alle politiche di cinque mesi fa e con un andamento sostanzialmente identico tra metropoli e periferie. L'altro dato rilevante riguarda la tenuta della Lega rispetto al partito della premier, Fratelli d'Italia, che fa da asso pigliatutto. La Lega però alle regionali passa dal 7% di Milano al 20% nella periferia profonda: Salvini evita l'umiliazione in casa. E mentre a Milano Fratelli d'Italia ha il 20% dei voti, e tutte assieme le altre componenti della coalizione (compresa la lista del Presidente) raccolgono il 19% dei voti, nei comuni sotto i 5.000 abitanti il rapporto è di 27 a 36. Quindi la tendenza a rafforzarsi del partito di Meloni è confermata nei maggiori centri urbani. Più evidente è la ripresa della Lega nelle aree periferiche e nei comuni minori.