Il Pd del Nord riparte dai giovani: "Basta supercazzole, ci vuole rabbia"
dal nostro inviato Paolo Berizzi , dal nostro inviato Paolo BerizziVERONA - I militanti, un po' per sdrammatizzare e un po' per coltivare la speranza, li chiamano survivors. In effetti un po' sopravvissuti si sentono. Sopravvissuti alla caporetto delle ultime elezioni regionali e al tonfo delle elezioni politiche di settembre 2022. Altri sono outsider spuntati dalle macerie del centrosinistra. Ma anche dall'onda anticiclica di vittorie di coalizione: Verona, Padova, Lodi, per fare alcuni esempi. Giovani. Del nord. Nello zaino uno score ragguardevole: voti, e dunque riconoscibilità all'interno della comunità del Pd, o meglio, quel che ne rimane. Con uno sforzo di ottimismo si può dire che rappresentano una nuova generazione. Che, nella pianificazione di uno scenario di ripartenza - al netto di chi guiderà la prossima segreteria dem - potrebbe risultare strategica.
I territori dove sono in campo: Lombardia e Veneto. Il loro primo avversario: il tappo rappresentato dai "signori delle tessere&qu…
VERONA - I militanti, un po' per sdrammatizzare e un po' per coltivare la speranza, li chiamano survivors. In effetti un po' sopravvissuti si sentono. Sopravvissuti alla caporetto delle ultime elezioni regionali e al tonfo delle elezioni politiche di settembre 2022. Altri sono outsider spuntati dalle macerie del centrosinistra. Ma anche dall'onda anticiclica di vittorie di coalizione: Verona, Padova, Lodi, per fare alcuni esempi. Giovani. Del nord. Nello zaino uno score ragguardevole: voti, e dunque riconoscibilità all'interno della comunità del Pd, o meglio, quel che ne rimane. Con uno sforzo di ottimismo si può dire che rappresentano una nuova generazione. Che, nella pianificazione di uno scenario di ripartenza - al netto di chi guiderà la prossima segreteria dem - potrebbe risultare strategica.
I territori dove sono in campo: Lombardia e Veneto. Il loro primo avversario: il tappo rappresentato dai "signori delle tessere", non a caso più presenti al Sud. "Forse al Nord c'è più ricambio, più possibilità di emergere", ragiona Federico Benini, 34 anni. Con quasi 1.500 voti è stato il candidato consigliere comunale più votato alle amministrative di Verona 2022. Se gli parli di "sopravvivenza" stringe le spalle. "Si sopravvive per ripartire. Questa sopravvivenza è data da un radicamento territoriale e dal contatto con le persone: il lavoro che deve fare il Pd. Tornare in mezzo alla gente nei quartieri. Ascoltare i problemi dei cittadini, riabbracciare temi come la riqualificazione dei quartieri e l'edilizia popolare". Benini, professione sondaggista, fa parte di un mazzo veneto. Oltre a lui, negli ultimi due anni, sono emersi altri under 40 (o poco sopra i 40). A Venezia c'è la consigliera comunale Monica Sambo, classe '85, a Vicenza il consigliere regionale Giacomo Possamai, 33 anni, a Padova il vicesindaco Andrea Micalizzi, 46enne. I loro nomi sono finiti sui giornali accompagnati da "mister preferenze", "miss preferenze", "re dei voti". Dietro le definizioni ipertrofiche dei pastoni politici ci sono anni di gavetta, assemblee, circoli, incontri con i movimenti e le forze civiche. A settembre 2020 Monica Sambo, avvocata, da capogruppo uscente e capolista, in Laguna ha battuto tutti con i suoi 1.868 voti. "Per ripartire - sottolinea - serve un partito che rappresenti realmente il cambiamento che al nord vuol dire una forte lotta alla precarietà nel lavoro, sostegno ai giovani, la capacità di cambiare il tessuto produttivo. Come giovani amministratori cerchiamo di dare risposte concrete". Per la cronaca: Sambo e Benini sono pro Elly Schlein ("l'unica che può rilanciare il Pd"), Possamai e Micalizzi - il primo eletto in Regione Veneto con 11mila preferenze, il secondo vicesindaco di Padova, in cinque anni ha quasi triplicato i suoi voti - sono bonacciniani.
Dal Veneto un tempo felix spostiamoci nel cuore produttivo della Lombardia. Due regioni a guida leghista. Ma è qui, però - sembra un paradosso - che si sentono i pochi battiti vitali di un Pd in cerca di una guida, di una nuova identità, e soprattutto di voti. Dalle regionali di una settimana fa sono usciti nomi e profili interessanti. A Milano si è molto parlato, e si continua a farlo, di Paolo Romano: il campioncino 26enne che entra in consiglio regionale spinto da 9266 preferenze. Il più votato a Milano, il quarto in Lombardia. Sentitelo: "Il Pd riscopra la rabbia, usi parole chiare e faccia proposte concrete. Basta supercazzole, basta giri di parole. E basta tentennamenti: bisogna stare saldamente a sinistra".
Nella batosta regionale, il Pd prova a consolarsi con il primato di Milano e coi voti degli under 35 andati a Majorino. Che promette: "Ripartiamo anche da qui". E dunque. A 58 chilometri da Palazzo Lombardia si estendono i filari del moscato di Scanzo. Scanzo sta per Scanzorosciate, 9800 abitanti sulle prime colline bergamasche delle Alpi Orobie. Davide Casati, 38 anni. È sindaco uscente e segretario provinciale del Pd. Uscente perché è appena stato eletto in Regione: 14mila preferenze, un'enormità se si tiene conto che nella bergamasca il Pd ha circa 2mila iscritti, non proprio una roccaforte rossa. "Ho fatto la gavetta, sto sempre in mezzo alla gente". A Scanzorosciate ha preso il 60% dei voti, bene anche nell'hinterland "dove francamente non me l'aspettavo". Giovani, giovanissimi. Come il 26enne sindaco di Lodi, Andrea Furegato. Un altro astro nascente. Ha trentuno anni in meno del collega Emilio Del Bono. Il sindaco di Brescia, sette giorni fa, è stato il candidato Pd più votato, con 35mila preferenze. "Ha vinto il buon governo dei Comuni", spiega. Già. È che non basta. Se si vuole vivere, e non solo sopravvivere, forse serve altro. A partire dai nuovi innesti.