ROMA - È un vero peccato che nei social ufficiali del Partito democratico, compresi quelli geolocalizzati nell’orizzonte laziale (idem quello lombardo), nessuno abbia pensato di caricare in tempo reale qualche fotografia. Istantanee dell’ultimo weekend di carnevale e di preliminari in vista delle primarie: facce o anche solo sagome di militanti che – in ritardo sul resto d’Italia causa elezioni regionali – hanno offerto il loro contributo ai prodromi del derby Bonaccini-Schlein di domenica prossima. Gli iscritti! Il popolo tenace dei tesserati, gli attivisti attivi da decenni o da qualche mese, ma con un grado di convinzione e di fedeltà superiori alla media nazionale post-novecentesca.
I manifestanti pacifici di un’appartenenza: ottuagenari combattivi che, al mattino presto, partecipano al dibattito con il piglio severo di chi ha parecchi crediti e altrettante delusioni da far pesare, ma anche ventenni letteralmente sbarbati ch…
ROMA - È un vero peccato che nei social ufficiali del Partito democratico, compresi quelli geolocalizzati nell’orizzonte laziale (idem quello lombardo), nessuno abbia pensato di caricare in tempo reale qualche fotografia. Istantanee dell’ultimo weekend di carnevale e di preliminari in vista delle primarie: facce o anche solo sagome di militanti che – in ritardo sul resto d’Italia causa elezioni regionali – hanno offerto il loro contributo ai prodromi del derby Bonaccini-Schlein di domenica prossima. Gli iscritti! Il popolo tenace dei tesserati, gli attivisti attivi da decenni o da qualche mese, ma con un grado di convinzione e di fedeltà superiori alla media nazionale post-novecentesca.
I manifestanti pacifici di un’appartenenza: ottuagenari combattivi che, al mattino presto, partecipano al dibattito con il piglio severo di chi ha parecchi crediti e altrettante delusioni da far pesare, ma anche ventenni letteralmente sbarbati che aprono e chiudono seggiole, distribuiscono pasta fredda su piatti di carta, si danno per gioco sulla voce commentando i dati plebiscitari che in un circolo premiano Schlein e in un altro, a cascata, Bonaccini. E c’è da dire o da ridire, perché "certi circoli somigliano a roccaforti polarizzate". Ma è un dettaglio: conta avere fatto "il proprio sporco dovere", dice a un interlocutore più giovane un vecchio compagno, o uno che forse si definirebbe così, uno che se c’è bisogno "aregge er cane", bada cioè all’animale domestico dei votanti testaccini che su via Manuzio angolo via Ghiberti hanno l’aria di chi riesce ancora a vivere in città come in un paese.
Ciao, ciao, ci si saluta con antica confidenza e l’orgoglio della partecipazione: l’età media è alta, in questo angolo di strade sotto il "grande, lurido monte" che Pasolini fissava nella sua topografia poetica (Ceneri di Gramsci, per l’appunto), ma è bene correggere la lettura pregiudiziale che porta a pensare a un popolo politico stanco ed esausto. Non lo è: è invece un nucleo grintoso di anti-astensionisti per partito preso, e benché arrivi alla spicciolata, il fatto decisivo è che arriva. Gabriella aspetta la figlia trentacinquenne; l’amica di Gabriella, sua coetanea, evoca i nipoti milanesi che "sono riusciti a votare online» e l’hanno fatto in barba allo Spid e alle strettoie di una piattaforma digitale "che m’è sembrata un po’ un casino, ma forse è l’età", e comunque – aggiunge – "ho sentito che al Pd voleva fornirgliene una Casaleggio: magari funzionava meglio, ma era il colmo, no?". Sì, il colmo; e nasconde la scottatura di un’alleanza interrotta che, per quanto indigesta, "faceva meno male della sconfitta".
I coordinatori regionali e municipali non hanno granché voglia di dichiarare: ignorano – distratti o stizzosi – i messaggi e le chiamate del cronista, che poi però al Trionfale, finalmente, ne trova uno in carne, ossa ed entusiasmo. Circondato da un drappello di under 30, riconosciuto dai veterani, racconta una lunga giornata di commozione. Perché un conto è domenica prossima, i gazebo, la folla, i votanti non iscritti – e dunque molte interferenze; un conto sono i cittadini che anche io vedo entrare e che per prima cosa chiedono notizie della tessera, che non è simbolica, ma è una specie di patente, una carta di identità aggiunta nel portafogli e dal lato del cuore. Quelli che, dopo avere infilato nell’urna lo schedone con la sigla tricolore e il rametto d’ulivo, si fermano a domandare: "Si sono visti Orfini e Zingaretti?" "Sì, sì, sono passati entrambi, ma non insieme" (Letta ha votato nel suo quartiere, a Testaccio, verso metà giornata: «Ha sorriso, ma nun è uno che chiacchiera tanto»).
Restano seduti sulle seggiole di plastica fra pizzette e castagnole, come a una festa di compleanno il cui festeggiato va ancora stabilito, come a un rinfresco – un’aria da dopolavoro, da associazione culturale. No, un’aria da sezione di partito. E il bello è proprio questo, anche se sembra controtempo: persone dentro uno spazio comune, gli ostinati del Collettivo, che pretendono ascolto, che si chiedono a voce alta se il Pd li rappresenti ancora, che discettano di anima socialista, confrontano i candidati contestando la malattia del leaderismo (la battuta ricorrente? "Stiamo per eleggere il prossimo ex segretario") e la passione crescente per TikTok dei politici, che partecipano alle primarie con tutte le perplessità sulle primarie, che hanno distribuito i santini e procacciato voti, stupiti loro stessi della folla in piazza (molti nati nel Duemila) l’altra sera per Schlein.
Stupiti anche da queste giornate che somigliano a un’autoconvocazione per contarsi, a un appello: rispondere “presente!” è già abbastanza. O forse è tutto: e conta più del risultato – anche se poi, andando via dal seggio, una coppia attempata si assicura che le percentuali arrivino entro sera via WhatsApp sui loro smartphone. Due giovani iscritti, sotto la bandiera del Pd, cambiano argomento, parlano di viaggi nel tempo. Si riferiscono a vicende interstellari buone per il cinema. In realtà, il loro viaggio l’hanno appena fatto. E non è detto che sia nel passato.