Le lacrime, il fango, i fiori. Meloni a Bucha nella 'città non sconfitta': "Con voi fino alla fine"
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoBUCHA - Si affonda nel fango, si trema di freddo. 'Bucha, la città non sconfitta', è impresso nella medaglietta forgiata coi proiettili russi. È un dono per Giorgia Meloni, che riceve l'icona e piange. A un metro, l'immagine della Vergine con il Cristo deposto per ricordare centosedici civili ammassati in una fossa comune. I fiori sono del giallo e blu della bandiera, il rosso del sangue. In mezzo, due orsacchiotti di peluche. Neanche la presidente del Consiglio osa chiedere: di chi sono, o di chi erano?
Dentro la Chiesa di Sant'Andrea ci sono le foto dei morti civili. Legati, con un foro in testa, morti in pose sbilenche su una bici. Li hanno presi a cannonate. Meloni parla con il procuratore per i crimini di guerra, lui le dice: "Aiutateci a difendere la sovranità dell'Ucraina e aiutateci a ottenere giustizia per i nostri morti''. La premier promette: ''Siamo sempre stati dalla vostra parte e lo saremo f…
BUCHA - Si affonda nel fango, si trema di freddo. 'Bucha, la città non sconfitta', è impresso nella medaglietta forgiata coi proiettili russi. È un dono per Giorgia Meloni, che riceve l'icona e piange. A un metro, l'immagine della Vergine con il Cristo deposto per ricordare centosedici civili ammassati in una fossa comune. I fiori sono del giallo e blu della bandiera, il rosso del sangue. In mezzo, due orsacchiotti di peluche. Neanche la presidente del Consiglio osa chiedere: di chi sono, o di chi erano?
Dentro la Chiesa di Sant'Andrea ci sono le foto dei morti civili. Legati, con un foro in testa, morti in pose sbilenche su una bici. Li hanno presi a cannonate. Meloni parla con il procuratore per i crimini di guerra, lui le dice: "Aiutateci a difendere la sovranità dell'Ucraina e aiutateci a ottenere giustizia per i nostri morti''. La premier promette: ''Siamo sempre stati dalla vostra parte e lo saremo fino alla fine''.
Bucha, il procuratore: "Assicurare la giustizia agli ucraini". Meloni: "Con voi fino alla fine"
Un prete ortodosso segue il corteo, fianco a fianco con i militari dell'esercito di Zelensky. Un popolo che si è fatto esercito, ama ripetere il leader. L'altra tappa è Irpin, il centimetro d'Ucraina in cui i russi si sono spinti più in avanti, più vicini a Kiev, a un passo dalla resa che non c'è stata. Paesaggio lunare, un anno dopo l'assalto. Ma qualcosa è cambiato rispetto al viaggio di giugno di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz. Sui palazzi sventrati, tra il nero affumicato dei bombardamenti e gli appartamenti ridotti in polvere adesso ci sono cartelloni delle aziende edili che iniziano la ricostruzione. Per mesi, tutto era rimasto congelato, sacrario della memoria inviolabile. Adesso la strategia sta cambiando: costruire, in fretta, senza smarrire il ricordo, ma senza darla vinta ai russi restando pietrificati solo nel ricordo. ''Noi ci siamo'', promette Meloni, donando alcuni generatori elettrici.
L'agenda è talmente stretta che quasi non c'è spazio per lasciarsi andare all'emozione. Bisogna correre al palazzo presidenziale per incontrare Zelensky. Li parlerà la presidente del consiglio, promettendo armi e ricostruzione. E sarà l'unica voce della destra di governo a farsi sentire. Da giorni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini fanno finta che la missione a Kiev non esista. Sempre meglio che condannarla il nome della vodka di Putin.