"Era importantissimo quando è iniziata la guerra e lo è ancora oggi: dovremmo continuare ad essere svincolati dal gas della Russia". A dirlo, nel giorno della visita di Giorgia Meloni in Ucraina e dell'incontro della premier con il presidente Zelensky, è stato Mario Draghi. L'ex premier intervenendo alla presentazione del libro di Emilio Giannelli Un'Italia da vignetta alla Fondazione Corriere della Sera a Milano, ha commentato una vignetta dell'autore dell'epoca in cui Draghi era presidente del Consiglio e che lo ritrae impegnato nelle trattative con Vladimir Putin. Quella vignetta, ha assicurato l'ex premier, "non mi ha fatto nessun effetto. Quello era il mio dovere in quel momento rapidissimo: era la prima settimana della guerra e dovevo fare il più possibile di accordi internazionali per assicurare l'autosufficienza italiana dal gas rispetto alla Russia".
Draghi ha poi aggiunto: "Dalle vignette mi porto a casa il fatto che riesco a guardare al potere e ai potenti. Mi sento parte di quella recita". Anzi, ha voluto precisare, "io sono stato, ora lo non lo sono più parte di quella recita. Ecco perché non faccio molta fatica a staccarmi dalla situazione in cui mi trovo e a guardarmi da fuori". L'ex presidente del Consiglio ha quindi sottolineato: "Anche per esperienze passate, cerco di non immaginarmi cose che non esistono e in questo senso sono un perfetto lettore di Giannelli: io sono quello, l'idraulico o un drago fiammeggiante. Niente di più. Quella o altre rappresentazioni mi ricordano chi ero, il mio posto".
Infine, ha concluso: "Se uno guarda le vignette nel loro complesso, il tono è scanzonato, non contiene una condanna: è il tono dei normali che guardano con stupore le cose incredibili che avvengono tutti i giorni. Al posto dei politici italiani potrebbero esserci benissimo politici di altri Paesi: nella sostanza sono gli stessi. Uno dei messaggi di Giannelli è questo: sono tutti uguali".