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Berlusconi sfollato di guerra, il fact checking attraverso le parole del Cav

Ci sono due passaggi significativi in cui è affrontata la storia della sua famiglia, rifugiata nel comasco da Milano colpita dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale. Intanto Mosca prende le difese del leader FI: "Attacco di rabbia impotente dell'abitante del bunker"
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Stando ai retroscena, Silvio Berlusconi si è molto irritato per le parole di Volodymyr Zelensky alla conferenza stampa di Kiev con la premier Giorgia Meloni. "Io credo che la casa di Berlusconi non sia mai stata bombardata, - ha attaccato il presidente ucraino - mai siano arrivati con i carri armati nel suo giardino, nessuno ha ammazzato i suoi parenti, non ha mai dovuto fare la valigia alle 3 di notte per scappare e tutto questo grazie all'amore fraterno della Russia". Dichiarazioni classificate da Mosca come "rabbia impotente" da parte dell'"abitante del bunker". "Zelensky non sa nulla di me, scappai dalla guerra", la replica del presidente di Forza Italia, fatta filtrare in assenza di una nota ufficiale.

Come spesso accade, le origini dei leader, che rasentano il mito di fondazione della leadership stessa, si perdono nel passato. Nel caso di Berlusconi che si è raccontato molto per costruire l'auto narrazione del se…

Stando ai retroscena, Silvio Berlusconi si è molto irritato per le parole di Volodymyr Zelensky alla conferenza stampa di Kiev con la premier Giorgia Meloni. "Io credo che la casa di Berlusconi non sia mai stata bombardata, - ha attaccato il presidente ucraino - mai siano arrivati con i carri armati nel suo giardino, nessuno ha ammazzato i suoi parenti, non ha mai dovuto fare la valigia alle 3 di notte per scappare e tutto questo grazie all'amore fraterno della Russia". Dichiarazioni classificate da Mosca come "rabbia impotente" da parte dell'"abitante del bunker". "Zelensky non sa nulla di me, scappai dalla guerra", la replica del presidente di Forza Italia, fatta filtrare in assenza di una nota ufficiale.

Come spesso accade, le origini dei leader, che rasentano il mito di fondazione della leadership stessa, si perdono nel passato. Nel caso di Berlusconi che si è raccontato molto per costruire l'auto narrazione del self made man, ci sono due passaggi significativi in cui è affrontata la storia della sua famiglia sfollata nel comasco da Milano, colpita dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale. Sono due passaggi non casuali.

Il primo è legato alla propaganda elettorale in vista delle Politiche della primavera 2001, quelle determinanti e successive alla "traversata nel deserto". Quando in milioni di case della penisola arriverà "Una storia italiana", la biografia su carta patinata nella quale sono narrate le gesta del Cavaliere, dalle palazzine milanesi, alla televisione, dai trionfi sportivi con il Milan fino allo sbarco in politica. E nella quale il passaggio sulla guerra sfiora il lirismo.

"Poi arrivò il 1943, - si legge nel capitolo 'Il carattere e le passioni' - la grande crisi, la caduta del fascismo, l'8 settembre, i tedeschi, la paura, i bombardamenti. Mio padre era militare al momento della disfatta. I tedeschi avevano iniziato la caccia al soldato italiano e lui si fece convincere da alcuni suoi amici a riparare con loro in Svizzera. Fece la scelta giusta. Salvò la sua vita e salvò il futuro di tutti noi. Per questa lontananza lui soffrì molto, mia madre soffrì molto. Per me fu uno struggimento devastante, il chiodo fisso dei miei pensieri: papà, il mio papà".

"Quando la guerra finì", ricorda Berlusconi, "e cominciarono a tornare tutti quei padri, zii e fratelli che si erano sottratti ai rastrellamenti tedeschi e alla deportazione in un campo di lavoro o nei lager, per me iniziò invece un altro periodo d'apprensione e di attesa. Andavo ogni giorno ad aspettare il trenino che veniva da Como. Lì arrivavano i rifugiati che tornavano dalla Svizzera. Tornavano in tanti, ma non mio padre. Per un mese ci andai tutti i giorni. Mi arrampicavo su un paracarro che era il mio posto d'osservazione. Poi, dopo tante attese a vuoto, cominciai a stare più lontano. No, non era soltanto pudore, era delusione, era dolore. Volevo poter piangere senza dare a nessuno lo spettacolo delle mie lacrime. Perché il treno se ne andava via e mio padre non c'era. Poi un giorno arrivò. Lo riconobbi da lontano, ebbi un tonfo al cuore, mi scattarono le gambe e con una corsa sfrenata piombai tra le sue braccia. Molti altri bambini non rividero più il loro padre e io fui fortunato. Quel momento mi è rimasto nella memoria come quello più straziante e più felice della mia vita".

"Fu il giorno più felice della mia vita", confermò al settimanale "Chi", in occasione dei suoi 80 anni, nel 2016, poche settimane dopo la visita a sorpresa nel paesino comasco di Oltrona San Mamette, dove il futuro premier aveva trovato riparo con la madre e il resto della famiglia. Il genetliaco è l'altra occasione importante per lasciarsi andare ai ricordi. Tocca al direttore Alfonso Signorini raccogliere altri dettagli del ricongiungimento col padre: "Avevo solo nove anni ma quel giorno lontano lo ricordo come ieri. Quando scese dal treno che arrivava da Como mi prese in braccio e mi portò tra le braccia fino a casa, mentre io lo riempivo di baci".

Ma come aveva vissuto il futuro Cavaliere in quegli anni difficili? A quanto pare, coltivando patate e mungendo mucche. È sempre lui a rivelarlo in una conferenza di Coldiretti di una decina di anni fa: "Anche io sono stato operatore della terra. Quando ero piccolo durante la guerra mungevo le vacche per dello yogurt. A 7 anni mio padre fuggì in Svizzera perché antifascista e io mi ritrovai a coltivare patate per mantenere famiglia".