Il giorno dopo il viaggio della premier Giorgia Meloni in Ucraina e il colloquio con il presidente Volodymyr Zelensky a Kiev, nella maggioranza riemergono perplessità sulla strategia del governo italiano di sostenere il popolo ucraino anche dal punto di vista militare. Il capogruppo della Lega alla Senato, Massimiliano Romeo, alla trasmissione Agorà su Rai3 afferma che "è giusto sostenere Kiev anche a livello militare e difendere il suo diritto all'autodeterminazione, tanto è vero che abbiamo votato tutti i provvedimenti". Poi però fa una precisione che riapre la faglia dei distinguo in maggioranza: "Attenzione a non inviare armi che rischino di trascinare l'alleanza atlantica in un conflitto diretto con la Russia. Perché questo vorrebbe dire far scoppiare la guerra nucleare. Ci vuole prudenza. Usiamo la ragione e usiamo meno la propaganda bellicistica".
Per il Pd la Lega strizza l'occhio a Putin
Parole che, secondo il Pd, sembrano strizzare l'occhio a Putin. "Prima Berlusconi, poi Romeo. Si affannano a non dispiacere Putin e sgambettano la premier durante una importante (e giusta) visita all'estero. Per quanto ancora Meloni lascerà che danneggino la posizione internazionale dell'Italia a fianco dell'Ucraina?", scrive su Twitter la deputata dem Lia Quartapelle, vicepresidente della commissione Esteri della Camera.
Intanto, proprio rispetto all'invio di forniture militari a Kiev, la presidente del Consiglio Meloni al Tg4 dice: "Noi siamo al sesto pacchetto di armamenti e di sostegno nel quale ci sono molto cose utili che ci erano state chieste dagli ucraini. Ci siamo concentrati molto sul tema della difesa antiaerea nel tentativo di difendere le infrastrutture strategiche, così come ci siamo concentrati sugli strumenti per lo sminamento". E ha assicurato: "Quello che possiamo fare faremo ma ovviamente in accordo con la comunità internazionale, perché in questo quadro ci si è un po' divisi i compiti. Non si va in ordine sparso, in modo tale che ciascuno possa fare il meglio".
Dal Pd il deputato Claudio Borghi sottolinea che il viaggio di Meloni in Ucraina "è avvenuto nel solco di una rivendicazione atlantista che, non a caso, viene rimarcata nel quadro di una maggioranza piuttosto claudicante da questo punto di vista. Non a caso Zelensky si è subito infilato, portando agli onori del mondo la contraddizione interna che esiste nella coalizione di destra centro, con le note posizioni di Berlusconi e con le posizioni che hanno visto la recrudescenza della Lega, penso alle dichiarazioni di Romeo, che parla di esigenza di evitare una deriva di propaganda bellicista, che è un segnale in codice al governo che sta sostenendo".
E Paola Picierno alla trasmissione Oggi è un altro giorno precisa: "La visita della premier a Kiev colma un vuoto, perché la premier era stata esclusa da consessi importanti come quello franco-tedesco. Ha, inoltre, messo a riparo il governo da posizioni diverse che, invece, ci sono nella maggioranza".