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Cuperlo sulle primarie Pd: “Abbiamo scalato la montagna con le infradito. Regole assurde, basta derby”

Gianni Cuperlo 
Il candidato alla segreteria dem: "I miei elettori sono liberi di scegliere ai gazebo secondo coscienza. Serviva più un confronto di idee e meno tra candidati. Tifo per un ticket"
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Dodicimila preferenze meno una, la sua. Gianni Cuperlo è fatto così: non ha votato neanche per sé stesso al congresso nei circoli che lo ha escluso dalle primarie. "E non è neppure la prima volta", sorride il deputato. Piuttosto seccato non per la sconfitta, ma perché "è stato cancellato ogni confronto sulle idee".


È per questo che ha deciso di non sostenere nessuno alle primarie?
"Ho deciso e non da solo. Martedì sera, in una riunione convocata in fretta, si sono collegati in 496 con una discussione intensa. La scelta è un appello alla partecipazione più larga e la via della libertà come atto di coerenza. Conoscevamo i favoriti e le regole assurde del congresso, ma in nome di quella coerenza abbiamo preferito esserci. Ora, se ci apparentassimo, verremmo meno a una parte di quelle ragioni. Detto ciò ciascuno sceglierà secondo convinzione e coscienza".


Il suo…

Dodicimila preferenze meno una, la sua. Gianni Cuperlo è fatto così: non ha votato neanche per sé stesso al congresso nei circoli che lo ha escluso dalle primarie. "E non è neppure la prima volta", sorride il deputato. Piuttosto seccato non per la sconfitta, ma perché "è stato cancellato ogni confronto sulle idee".


È per questo che ha deciso di non sostenere nessuno alle primarie?
"Ho deciso e non da solo. Martedì sera, in una riunione convocata in fretta, si sono collegati in 496 con una discussione intensa. La scelta è un appello alla partecipazione più larga e la via della libertà come atto di coerenza. Conoscevamo i favoriti e le regole assurde del congresso, ma in nome di quella coerenza abbiamo preferito esserci. Ora, se ci apparentassimo, verremmo meno a una parte di quelle ragioni. Detto ciò ciascuno sceglierà secondo convinzione e coscienza".


Il suo risultato è stato deludente: anche lei, come Calenda, si sente incompreso dagli elettori?
"Assolutamente no, noi siamo partiti in ritardo e abbiamo coinvolto persone che altrimenti non ci sarebbero state. Ci siamo battuti a mani nude, scalando una montagna con le infradito, senza potentati alle spalle, senza presidenti di Regione, capicorrente ed ex ministri".


Hanno sbagliato Bonaccini e Schlein ad arruolarli?
"Lo ripeto, noi non ci siamo piegati alla logica del derby prevista dallo statuto e abbiamo provato a spostare il congresso sulle idee. Abbiamo cioè imboccato il sentiero di una autonomia culturale e a chi oggi si stupisce dico che è la conseguenza dell’aver respinto i reclutamenti, consapevoli che non è più tempo di slogan, rottamazioni o innovazioni senza un piedistallo culturale".


Tradotto dal politichese, che cosa significa?
"Che tutto il gruppo dirigente, tranne Enrico Letta, si è accasato con l’una o l’altro candidato ritenuto favorito. Ma un congresso non può ridursi a una sfida maggioritaria, io mi sono battuto per evitarlo. Ecco perché ora bisogna rifondare l’impegno lontano da vecchi schemi, denunciare i signori delle tessere, restituire una quota di potere a chi negli anni è stato chiamato solo a ratificare decisioni assunte dall’alto. In tanti luoghi ho visto un Pd sano, ma altrove malato e respingente. Il punto è che senza mescolanza e libertà la democrazia in un partito si immiserisce sino a spegnersi".


Ma proprio per questo non sarebbe stato doveroso schierarsi?
"Dipende da cosa intendiamo per dovere. Può essere pure disobbedienza e io lo interpreto come la via perché le coerenze che si sono seguite tendano una mano al dopo. Il tema è il limite di primarie dove, lo ha scritto bene Ezio Mauro, a prevalere è la competizione tra i candidati più che tra le idee in una sfida che crea personaggi prima che pensiero. Noi siamo stati un piccolo argine a tutto questo".


Per affinità di temi, non sarebbe stato naturale l’approdo su Schlein?
"La apprezzo e so che il tema è unire la sinistra dentro e fuori da noi. Ma torno al punto che riguarda Elly quanto Stefano: non si affronta il cambio d’epoca più dirompente della storia senza ricostruire un pensiero della sinistra su economia e società a partire dalla pace, dall’etica del lavoro, dai confini inediti della vita".


La seguiranno i 12mila iscritti che hanno votato per lei e quelli che avrebbero voluto farlo ai gazebo?
"Tendo ad avere fiducia e a dare fiducia nella libertà di ognuno, questo varrà anche per la scelta che farò io. Quanto alle regole mi batterò perché cambino. Con un segretario o segretaria scelti dagli iscritti e riscoprendo il valore del pluralismo che è condizione essenziale se credi che le ragioni dell’altro non siano un intralcio ma una ricchezza. In passato non è avvenuto, ma i ponti e l’unità della sinistra passano da qui".


Come giudica l’idea del ticket Bonaccini-Schlein dopo le primarie?
"Chiunque vinca, se lo facessero sarebbe una buona cosa. E comunque vorrei un gruppo dirigente capace di valorizzare le risorse migliori senza piegarsi agli eserciti di ieri e di oggi. Spero davvero che la formula “ho vinto le primarie, adesso il partito è mio” venga sepolta per sempre".


Lei chi voterà?
"Lo dirò prima dei gazebo".


Vista la diplomazia, facciamo il gioco della torre: chi butterebbe giù fra il governatore e la deputata?
"Butterei la destra, ma per riuscirci bisogna smettere di pensare che l’avversario ce l’abbiamo di fianco. Un partito sano non butta la gente fuori di casa, apre le porte".