Bonaccini: “Ora basta con la sinistra dei salotti. E Valditara si vergogni”
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"Prima di parlare del congresso del Pd mi faccia dire una cosa", esordisce con piglio deciso Stefano Bonaccini.
Prego.
"Voglio condannare il silenzio del governo sull’aggressione di Firenze e le parole vergognose del ministro Valditara. Ecco, si fermi perché su quella linea non passerà. Se davanti a due ragazzi picchiati davanti al loro liceo il problema è la lettera della dirigente scolastica, basata sui valori della democrazia e dell’antifascismo, allora l’unico fuori posto è lui. Noi staremo sempre dall’altra parte, con la preside e i suoi studenti".
Passiamo al dibattito congressuale, quanti pensa voteranno alle primarie? Arriverete a un milione?
"Le recenti sconfitte pesano, ma noi siamo una comunità viva, non in disarmo. Solo nel Pd i cittadini scelgono, mentre negli altri partiti decidono in quattro in una stanza. Ragion per cui sarà un successo a prescindere. Io sono fiducioso, credo…
"Prima di parlare del congresso del Pd mi faccia dire una cosa", esordisce con piglio deciso Stefano Bonaccini.
Prego.
"Voglio condannare il silenzio del governo sull’aggressione di Firenze e le parole vergognose del ministro Valditara. Ecco, si fermi perché su quella linea non passerà. Se davanti a due ragazzi picchiati davanti al loro liceo il problema è la lettera della dirigente scolastica, basata sui valori della democrazia e dell’antifascismo, allora l’unico fuori posto è lui. Noi staremo sempre dall’altra parte, con la preside e i suoi studenti".
Passiamo al dibattito congressuale, quanti pensa voteranno alle primarie? Arriverete a un milione?
"Le recenti sconfitte pesano, ma noi siamo una comunità viva, non in disarmo. Solo nel Pd i cittadini scelgono, mentre negli altri partiti decidono in quattro in una stanza. Ragion per cui sarà un successo a prescindere. Io sono fiducioso, credo che come sempre la partecipazione del nostro popolo saprà stupire".
Se dovesse diventare segretario, qual è la prima cosa che farà per arginare l’emorragia di elettori?
"Una grande raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per introdurre il salario minimo legale, dove non arriva la contrattazione collettiva: ci troverete davanti alle fabbriche e ai supermercati, nelle piazze e nei bar per cancellare la vergogna di retribuzioni a 2, 3, 4 euro l’ora. Scommetto che firmeranno tanti che si sono astenuti o hanno scelto la destra solo pochi mesi fa".
Come Schlein crede anche lei che il Pd debba essere più di sinistra?
"Penso che debba essere più popolare, cioè in sintonia con i problemi concreti delle persone. Io sono uno di sinistra, figlio di un camionista ed un’operaia comunisti, mi sono sempre impegnato per migliorare le condizioni dei più deboli. Ma per farlo bisogna stare di più dove la gente vive, studia e lavora, non bastano gli slogan o i convegni. Dobbiamo parlare a chi fatica a pagare le bollette e la benzina, a chi è in lista d’attesa per un esame medico, a chi fa sacrifici per sostenere lo studio dei figli e non si rassegna a vederli condannati alla precarietà, con buste paga troppo basse per metter su famiglia. In questa Italia si è bloccato l’ascensore sociale: la povertà rischia di diventare ereditaria e la ricchezza un fatto dinastico. Noi dobbiamo cambiare proprio questo. Per me è la cosa più di sinistra che si possa immaginare".
Non teme di perdere l’ala più radicale se dovesse prevalere il suo modello di partito riformista?
"Negli anni abbiamo perso milioni e milioni di voti di cittadini che non erano per nulla interessati a disquisizioni astratte sulla natura del partito o delle alleanze, ma si aspettavano risposte forti su sanità e redditi, per liberare i giovani dalla incertezza e le donne dall’obbligo di scegliere tra lavoro e famiglia. La radicalità non si misura dagli slogan, ma dalla forza delle soluzioni che sai realizzare. Di un partito che vince in tv o nei salotti ma poi viene sconfitto nelle urne non saprei che farmene".
Da segretario, affiderà il gruppo della Camera alla sua avversaria o le proporrà di farle da vice?
"Se vincerò chiederò a lei, Paola e Gianni di darmi una mano. Io ed Elly siamo diversi ma complementari, per oltre due anni abbiamo collaborato benissimo, gomito a gomito, in Emilia-Romagna. La prima cosa da archiviare è la litigiosità interna".
Dopo aver detto che la premier Meloni è capace è stato ricoperto di insulti. Lo ripeterebbe?
"Io e Meloni veniamo da storie molto diverse e abbiamo una visione della società agli antipodi. Un esempio concreto: questa settimana, come presidente della mia Regione, ho impugnato davanti alla Corte costituzionale una norma che taglia le scuole sul territorio. Non solo è sbagliata, ma illegittima. Io non ho bisogno di darle dell’incapace per sostenere le mie ragioni contro le sue. Quella sarebbe un’opposizione urlata ma inutile. Lavoro invece perché la Consulta cancelli quella norma e i cittadini vedano che abbiamo due obiettivi opposti: lei vuole ridurre la scuola pubblica, noi rafforzarla. Se uno vince le elezioni è perché gli italiani l’hanno ritenuto più capace. Ma governare bene è un’altra cosa".
Dia allora un voto a questi primi cinque mesi di governo.
"Il mio voto è 4. Dovevano cancellare le accise sulla benzina, le hanno aumentate, colpendo i bilanci delle famiglie già provati dall’inflazione; dovevano risolvere il problema del Superbonus e lo hanno scaricato su imprese e lavoratori; arginare con disumanità gli sbarchi e invece sono cresciuti: allora se la son presa con le Ong e l’Europa, isolando l’Italia. In politica estera le posizioni di due partiti di maggioranza su tre indeboliscono il governo e ci rendono meno credibili agli occhi del mondo. Perciò il nostro compito adesso è irrobustire l’opposizione e preparare l’alternativa".
Possibile solo a patto di riunire il centrosinistra: come pensa di riuscirci visti i caratteri inconciliabili di Conte, Renzi e Calenda?
"Non mi occupo di caratteri personali e non credo negli schemi astratti, ma nella possibilità di creare un comune terreno di gioco. Ho ascoltato le parole del Terzo polo e dei 5 Stelle su temi importanti come salario minimo e sanità pubblica, ho registrato convergenze, se domenica vincerò ripartirò da lì. Io le alleanze le ho sempre fatte, larghe e con un Pd forte al centro. È così che abbiamo battuto la destra in Emilia, quando Salvini sembrava invincibile".
Il “suo” Pd è a vocazione maggioritaria. Art,1 è già rientrato, accadrà pure con Azione e Iv?
"Io voglio riportare dentro i milioni di persone che si sono allontanati, non gli ex leader. Mi consenta una battuta: se contassi tutti i big del Pd che sostengono la mia sfidante alle primarie, non avrei neppure dovuto candidarmi. Invece abbiamo scelto di rivolgerci prima agli iscritti, poi agli elettori. E fin qui non è andata male".
Li manderà via questi big?
"Io non caccio nessuno, rinnovo: è tempo che chi per anni ha perso tutte le elezioni vada in panchina".