Putiniani d'Italia o "né-né": da Berlusconi a Orsini chi sono i critici di Zelensky
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioÈ incredibile, ma a un certo punto un pezzo di società italiana ha cominciato a dividersi su Alessandro Orsini. È giusto che vada in tv? Vale la pena guardarlo o è meglio cambiare canale? Discussioni accanite. Su Orsini. La Rai voleva pagarlo per le sue ospitate a Carta Bianca. Pagare Orsini? Altro dibattito.
Il giovane professore della Luiss, sempre macerato, si era rivelato a Piazza pulita da Corrado Formigli prima di tracimare su tutte le piattaforme possibili. Aveva esordito così: “Per me Zelensky era una sorta di super eroe. Ma la mia percezione sta cambiando perché adesso lui diventa un ostacolo alla pace e per me deve essere abbandonato perché è chiarissimo quel che pensa e al posto suo penserei le stesse cose: lui preferisce la terza guerra mondiale piuttosto che rimanere da solo”. Era un anno fa. E nasceva così una nuova categoria dello spirito: i né né …
È incredibile, ma a un certo punto un pezzo di società italiana ha cominciato a dividersi su Alessandro Orsini. È giusto che vada in tv? Vale la pena guardarlo o è meglio cambiare canale? Discussioni accanite. Su Orsini. La Rai voleva pagarlo per le sue ospitate a Carta Bianca. Pagare Orsini? Altro dibattito.
Il giovane professore della Luiss, sempre macerato, si era rivelato a Piazza pulita da Corrado Formigli prima di tracimare su tutte le piattaforme possibili. Aveva esordito così: “Per me Zelensky era una sorta di super eroe. Ma la mia percezione sta cambiando perché adesso lui diventa un ostacolo alla pace e per me deve essere abbandonato perché è chiarissimo quel che pensa e al posto suo penserei le stesse cose: lui preferisce la terza guerra mondiale piuttosto che rimanere da solo”. Era un anno fa. E nasceva così una nuova categoria dello spirito: i né né d’Italia.
Un tipo politico che naturalmente premette di essere contro l’invasione di Putin. Ma! Ma, ecco, pure la Nato eh. L’America non ne parliamo. Quella in corso è una guerra tra l’alleanza atlantica e la Russia, non l’aggressione del Cremlino a una democrazia europea. È la posizione di Luciano Canfora, insigne grecista, riassunta nel celebre “né con la Nato né con la Russia”. Tesi espressa anche dal professor Angelo D’Orsi, autore di una biografia di Gramsci.
L’altra sfumatura è quella della complessità. Bisogna tenere conto del contesto. Della storia. Delle esercitazioni militari ai confini con la Russia. Della corruzione ucraina. Di come i vincitori della Guerra fredda hanno isolato moralmente l’ex gigante sovietico. È un pensiero espresso da Fausto Bertinotti, per citarne uno. In ogni caso la complessità ha conosciuto una grande fortuna in questo terribile anno di guerra.
Il rimprovero che in parecchi hanno mosso è che ci si è indignati troppo poco per le altre guerre nel mondo. Il capofila di questa posizione è stato il fisico Carlo Rovelli, l’autore del brillante bestseller, Sette brevi lezioni di fisica, che un giorno ha elencato i principali conflitti di cui nessuno parla: Yemen, Libia, Siria.
L’altra corrente è quella che hanno in antipatia il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Vauro lo ha disegnato col naso adunco. Per il filosofo Diego Fusaro “Zelensky sta mandando al massacro il proprio popolo”. L’Anpi si è schierata contro l’invio di armi, non riconoscendo dignità alla resistenza ucraina. Dagli archivi spuntò fuori una vecchia dichiarazione del 2014 del suo presidente, Gianfranco Pagliarulo, sui “rivoltanti massacri operati dai nazisti di Kiev”. I nazi di Kiev altro grande refrain di quelli che sostengono di non volersi schierare. Carlo Freccero mise in dubbio il bombardamento dell’ospedale di Mariupol (“la guerra è come una fiction”), e il suo sodale, il professor torinese Ugo Mattei, ammise candidamente che “Putin fa l’interesse del suo popolo”. La professoressa Donatella Di Cesare si è detta sempre contraria alle sanzioni alla Russia (“Non si conquista la libertà attraverso la guerra, la pace è più importante della libertà. Demonizzare Putin non serve a nessuno”). Per il comunista Marco Rizzo invece “la Grande Madre Russia è l’unica a volere la pace”.
C’è poi il putiniano dichiarato, tipo Vito Petrocelli l’ex senatore M5s che il 25 aprile sventolò sul web la Z di Putin. Lui non si vergognava di avere idealmente la tessera numero uno del partito pro Mosca.
Ma il padre nobile dei putinismo in salsa italiana è lui: Silvio Berlusconi. Inizialmente silente. Turbato. Sotto schiaffo. Poi timidamente critico contro Mosca. A un certo punto però è sbottato, rivelando il suo vero io: “Io a parlare con Zelensky, se fossi stato presidente del Consiglio non ci sarei mai andato”. Una botta di sincerità. Silvio sta con Putin. Da sempre. Anche i leghisti erano super putiniani, compari di partito proprio, ma si sono fatti furbi e volano basso, a cominciare da Matteo Salvini, comunque ferocemente contrario alla presenza di Zelensky a Sanremo.
La guerra ha riportato in tv Michele Santoro. Rappresenta la curva Sud della pace a tutti i costi. In un’intervista alla Stampa del 9 giugno precisò così il suo pensiero: “Senza le armi americane gli ucraini avrebbero scelto altri modi di combattere e non saremo arrivati alla distruzione dell’Ucraina”. Quali, vivaddio? E Michele: “Se resisti in un certo modo chi aggredisce alza il tiro e i morti aumentano”. Santoro a maggio riunì al Teatro Ghione di Roma questo vasto mondo, mettendo insieme Marco Tarquinio e Sabina Guzzanti. Poi entrò un ragazzo e urlò quello che in fondo pensavano in tanti: “Imperialisti!”