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Il Pd torna ai gazebo col rebus affluenza: “Obiettivo 1 milione o rischiamo il flop”

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Dalle 8 alle 20 seggi aperti per scegliere il nuovo segretario. Sfida tra Bonaccini e Schlein. Ultimi endorsement. Accuse e sospetti di brogli
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C'è chi fa la danza della pioggia e chi invece gli scongiuri perché il maltempo conceda una tregua. Stefano Bonaccini ed Elly Schlein hanno opinioni diverse anche sul meteo avverso che oggi potrebbe ulteriormente sgonfiare le vele dell'affluenza, già comunque pronosticata in netto calo rispetto alle primarie precedenti.

Un milione di persone è la "soglia psicologica" sotto la quale, al Nazareno, la consultazione per scegliere il nuovo segretario del Pd verrebbe considerata un flop: 600mila in meno di quanti furono nel 2019. Ragion per cui i sostenitori del governatore emiliano tifano comunque per raggiungerla, ma senza andare oltre, così da mettere in sicurezza il vantaggio ottenuto nei circoli. Mentre il comitato della deputata bolognese sta smuovendo mari e monti, convinto che più gente andrà ai gazebo, più aumenteranno le chance di un sorpasso che avrebbe del miracoloso poiché sovvertirebbe il verdett…

C'è chi fa la danza della pioggia e chi invece gli scongiuri perché il maltempo conceda una tregua. Stefano Bonaccini ed Elly Schlein hanno opinioni diverse anche sul meteo avverso che oggi potrebbe ulteriormente sgonfiare le vele dell'affluenza, già comunque pronosticata in netto calo rispetto alle primarie precedenti.

Un milione di persone è la "soglia psicologica" sotto la quale, al Nazareno, la consultazione per scegliere il nuovo segretario del Pd verrebbe considerata un flop: 600mila in meno di quanti furono nel 2019. Ragion per cui i sostenitori del governatore emiliano tifano comunque per raggiungerla, ma senza andare oltre, così da mettere in sicurezza il vantaggio ottenuto nei circoli. Mentre il comitato della deputata bolognese sta smuovendo mari e monti, convinto che più gente andrà ai gazebo, più aumenteranno le chance di un sorpasso che avrebbe del miracoloso poiché sovvertirebbe il verdetto degli iscritti, mai accaduto prima. A riprova di un clima che minaccia tempesta anche dopo questa domenica.


Merito (o colpa) del vero inedito che accompagna l'appuntamento: per la prima volta dacché il Pd è nato, la sfida per leadership appare contendibile. È vero che Bonaccini è partito favorito, è sempre stato avanti nei sondaggi e le sezioni l'hanno premiato, ma con uno scarto di 27mila preferenze: non proprio un'enormità, secondo l'avversaria, dunque possibili da recuperare se la partecipazione dovesse rivelarsi più ampia del previsto. Ma se lui ostenta sicurezza - "Quattro candidati non c'erano mai stati, nonostante questo, nei circoli ho superato il 50% con quasi venti punti di distacco" - l'altra crede davvero di potercela fare, puntando tutto sui grandi numeri ai gazebo. "Credo che questa bella mobilitazione si trasformerà in passaparola", dice l'ex vicepresidente dell'Emilia-Romagna: "C'è una forte voglia di cambiamento, a sinistra, una sinistra che non può che essere ecologista e femminista".

Scintille di una vigilia surriscaldata pure da qualche veleno e molti sospetti. In casa della deputata si teme il "rischio brogli", anche se nessuno osa definirlo così: oltre alla cifra monstre di 70mila schede stampate a Salerno, la città di Vincenzo De Luca, da varie province in giro per l'Italia sarebbero arrivate segnalazioni di sindaci che invitano i concittadini ad andare a votare per Bonaccini, sebbene siano elettori di altri partiti. Tant'è che l'ordine di scuderia impartito ai volontari è di prestare massima attenzione. Ma un'allerta simile sarebbe scattata pure sul fronte opposto: stavolta sarebbero i grillini pronti ad aiutare la sfidante del governatore. La quale ieri ha ricevuto un endorsement di quelli pesanti: "Andrò a votare alle primarie del Pd. Penso che Elly Schlein segnali con più coraggio l'apertura al cambiamento", ha twittato Pierluigi Bersani.

Chiara la posta in gioco. La linea politica e le alleazne di un partito che, dopo i quasi dieci anni ininterrotti trascorsi al governo, sembra averle smarrite entrambe. Una linea più riformista, quella di Bonaccini, incarnazione di un'opposizione non pregiudiziale e soprattutto aperta alla collaborazione con i centristi di Renzi e Calenda. Alla quale Schlein contrappone una linea più radicale, durissima contro la premier Meloni e intransigente nei confronti della maggioranza di destra, giocata di sponda con il M5Stelle di Giuseppe Conte. Agli elettori, oggi, la sentenza sul Pd di domani.