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Bonaccini fa i conti col ribaltone ai gazebo: “Resto a disposizione”

Lo sconfitto: “Ho chiamato Elly per farle i complimenti, adesso ha una grande responsabilità”
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Si era sentito segretario troppo presto. Per precisione da quando si erano espressi gli iscritti nei circoli (52,8% di consensi lui, 34,8 lei). E infatti da segretario aveva già parlato - di fatto - venerdì scorso, polemizzando a muso duro col ministro Valditara sul pestaggio fascista di Firenze, invocando pure un intervento di Giorgia Meloni. Quello che, per l’appunto, dovrebbe fare un segretario del Pd. Ma non lo era ancora. È che anche Bonaccini - anzi, soprattutto lui - non aveva fatto i conti con la forza carsica che ha spinto Elly Schlein oltre i pronostici. Carsica al punto che nemmeno i sondaggi l’avevano minimamente intercettata.

 

Ora si tratta di vedere cosa succederà tra la via Emilia, dove Bonaccini politicamente è nato, cresciuto e si è affermato, e il West, cioè Roma, il Nazareno, il palcoscenico nazionale insomma, dove al primo vero tentativo è stato rimbalzato via. Non è tipo da re…

Si era sentito segretario troppo presto. Per precisione da quando si erano espressi gli iscritti nei circoli (52,8% di consensi lui, 34,8 lei). E infatti da segretario aveva già parlato - di fatto - venerdì scorso, polemizzando a muso duro col ministro Valditara sul pestaggio fascista di Firenze, invocando pure un intervento di Giorgia Meloni. Quello che, per l’appunto, dovrebbe fare un segretario del Pd. Ma non lo era ancora. È che anche Bonaccini - anzi, soprattutto lui - non aveva fatto i conti con la forza carsica che ha spinto Elly Schlein oltre i pronostici. Carsica al punto che nemmeno i sondaggi l’avevano minimamente intercettata.

 

Ora si tratta di vedere cosa succederà tra la via Emilia, dove Bonaccini politicamente è nato, cresciuto e si è affermato, e il West, cioè Roma, il Nazareno, il palcoscenico nazionale insomma, dove al primo vero tentativo è stato rimbalzato via. Non è tipo da resa dei conti. Eviterà di avvelenare i pozzi. In lui del resto convivono l’anima del vecchio Pci emiliano e un’indole democristiana. È pur sempre figlio del modello consociativo che ha reso ricca l’Emilia-Romagna. Media, smussa, dialoga. Tratta insomma, almeno finchè ha spazio per farlo. Ora però ha preso un colpo molto duro.

Aveva puntato tutto sulle Europee, che sarebbero state il suo primo, grande, banco di prova. Ma non gli è stato dato modo di fare vedere da quale parte si sarebbe girato in cerca di possibili alleanze. Da segretario del Pd regionale, snocciolava dati e alleanze disseminati lungo tutto il territorio, da Piacenza a Rimini. Per diventare segretario nazionale aveva tentato la stessa strategia, girare ovunque, farsi vedere, spendere la sua immagine. Ieri mattina era a Reggio Calabria, la sera ad aspettare l’esito a Bologna. Dove si attendeva l’investitura. E invece è rimasto folgorato. La sua ascesa, data per scontata dai più, pareva quasi fisiologica. L’uomo che aveva fermato Salvini, che veniva riconosciuto come uno del popolo, che parlava facendosi capire anche al bar, secondo un suo vecchio adagio.

Niente di tutto questo è bastato. Ora servirà semmai un’altra delle sue doti, quella di essere un notevole incassatore. Tornerà a fare il presidente della Regione, come avrebbe fatto anche se avesse vinto (pur fra qualche polemica per il doppio incarico). Ma nulla sarà più come prima. La sua carriera parallela all’incarico amministrativo, che sembrava destinata all’ascesa, si interrompe qui. E inevitabilmente lo indebolirà anche nell’esercizio quotidiano del suo ruolo.

Ma è tutto il paradigma del potere a cambiare dentro il Pd. E per chi, come lui, di quel paradigma aveva vissuto, il disorientamento è inevitabile. E, sommato alla delusione vissuta in prima persona, potrebbe portarlo a riflessioni inaspettate. Resterà leale, perchè non è nella sua natura tirare colpi bassi. Ma per capire come elaborerà davvero la sconfitta, ci vorrà tempo. I rapporti con Schlein sono ottimi, è vero. Ed è anche vero che lei era stata la sua vicepresidente in Regione, ma il tutto era avvenuto in una dinamica di riconoscimento all’alleato di sinistra della sua esponente più forte, della personalità più limpida. Com’è nello stile di Bonaccini, che i talenti li sa riconoscere e valorizzare. Ma da qui a pensare che nella sfida per il vertice del partito lei lo potesse battere, sembrava ci fosse di mezzo il mare. Invece di mezzo ci si è messo un popolo a cui il Pd non parla più da tempo, nemmeno col volto popolare di Bonaccini.

Un popolo che sognava la rottura netta col passato, e ha scelto una giovane donna di 37 anni che nel Pd ci è entrata da pochi mesi, quando ha deciso che voleva prenderselo. Ora tutto sembrerà superato, non solo Bonaccini. Poi, passato lo sconforto, anche gli sconfitti andranno oltre le frasi di circostanza, come quelle dettate ieri nel gelo di Casalecchio di Reno: «Ho chiamato Elly per farle i complimenti, ha una grande responsabilità. Io resterò a disposizione»