Da Furfaro e Braga a Di Biase: ecco la squadra dei millennial nel nuovo Pd di Schlein
di Conchita SanninoLe grandi città erano già espugnate da Elly nel voto degli iscritti, e sembrava dovesse bastare. Ma quando domenica sera Marco Sarracino, deputato e uomo-macchina della mozione Schlein, ha pesato i numeri che arrivavano dalla Sicilia, Palermo e Catania al 70 per cento, e poi vittoria a Trapani, Siracusa, Caltanisetta, ha sgranato gli occhi: «No, non ci credo, allora è fatta».
Era il segno che mentre il Nord già pompava consenso e numeri per la neo-segretaria (ha stravinto in Lombardia, Val d’Aosta, Trentino, Liguria, Piemonte, Veneto e Toscana), il Sud che sorreggeva e blindava Stefano Bonaccini fino all’ultimo, «alla fine non poteva reggere all’onda d’urto: al voto d’opinione, a quello dei giovani», spiega il segretario uscente di Napoli, Sarracino. Intorno al quale, in Campania, già si muovono gli emergenti e le inevitabili richieste, «cambiare tutto, per le Regionali».
Le grandi città erano già espugnate da Elly nel voto degli iscritti, e sembrava dovesse bastare. Ma quando domenica sera Marco Sarracino, deputato e uomo-macchina della mozione Schlein, ha pesato i numeri che arrivavano dalla Sicilia, Palermo e Catania al 70 per cento, e poi vittoria a Trapani, Siracusa, Caltanisetta, ha sgranato gli occhi: «No, non ci credo, allora è fatta».
Era il segno che mentre il Nord già pompava consenso e numeri per la neo-segretaria (ha stravinto in Lombardia, Val d’Aosta, Trentino, Liguria, Piemonte, Veneto e Toscana), il Sud che sorreggeva e blindava Stefano Bonaccini fino all’ultimo, «alla fine non poteva reggere all’onda d’urto: al voto d’opinione, a quello dei giovani», spiega il segretario uscente di Napoli, Sarracino. Intorno al quale, in Campania, già si muovono gli emergenti e le inevitabili richieste, «cambiare tutto, per le Regionali».
Sarracino, appunto: 33 anni, origini nell’hinterland, corrente Orlando, rapporti saldi con il versante Cinque Stelle di Roberto Fico, è uno dei due Marco della squadra vincente. L’altro è Furfaro, il 43enne deputato che ha alimentato i motori della campagna in Toscana e oggi è vice in pectore della neo eletta leader. Ex ragazzi di sinistra che hanno saputo interagire con i seniores, dal coordinatore politico della mozione ed ex ministro Francesco Boccia, agli altri big, Franceschini, Zingaretti, Bettini, che spingevano la battaglia. Accanto a Sarracino e Furfaro, in segreteria, dovrebbero trovare spazio le due (deputate) Chiara, la 43enne Braga, di Como, e la 42enne Gribaudo, di Cuneo, artefici di una campagna che al nord ha coinvinto tanti delusi e molti giovani. Lavoro che al Sud hanno svolto quelli come Provenzano, già ministro nel Conte 2, insieme con gli Articolo Uno oggi rientrati: in Calabria Nico Stumpo, e ancora in Campania Arturo Scotto.
Una vittoria che sui territori significa “terremoto”. In grado, regione per regione, di riscrivere la geografia del potere dem. In Lombardia, dove la mozione Schlein si impone col 65,2, Milano tributa a Elly il 72 per cento. Accanto a Braga (che ieri scriveva su Fb: «Elly ha vinto per la chiarezza del messaggio — disuguaglianze, lavoro, clima — e la credibilità della sua persona»), emergono i coordinatori regionali Gaia Romani e Matteo Rossi, ma conta anche l’appoggio dell’assessore di Sala, Lamberto Bartolé e di Giulia Pelucchi, un'altra trentenne, anche presidente del Municipio 8, cui si è affiancato anche l'under 30 Lorenzo Pacini: un lavoro su ampia scala che però ha avuto bisogno anche dei più maturi, come l'ex sindaca di Crema Stefania Bonaldi, che in questa campagna ha coordinato la rete degli amministratori locali; oltre che di Franco Mirabelli, senatore milanese di lungo corso, con battaglie in antimafia e per la legalità anche contro le zone grigie interne ai dem.
Anche in Lazio è una valanga, ma più attesa, dati i big in campo: Schlein vince in 148 seggi su 153, s’impone a Roma col 69 per cento dei voti. Vince l’asse tra Elly e l’amica-deputata Michela Di Biase (che è anche moglie di Franceschini, schierato in campo), così come i numeri di Goffredo Bettini, il grande vecchio dem oltre che uomo-pontiere per eccellenza del campo largo con Conte, e quelli dell’ex governatore Nicola Zingaretti. Ma all’esito serve anche il lavoro martellante dei tre consiglieri regionali riconfermati: Massimiliano Valeriani, Daniele Leodori ed Emanuela Droghei.
E il “nuovo corso” non può che avere come epicentro l’Emilia Romagna, dove la neoletta si ferma al 42 per cento di fronte al presidente della regione, ma vince col 52 a Bologna. Lì il primo cittadino Matteo Lepore è tra i pochi sindaci schierati con Elly dalla prima ora, oltre ai fondatori delle Sardine Mattia Santori e Jasmine Cristallo, mentre in parallelo si muovevano Daniele Ara, Enrico Di Stasi e soprattutto Mery De Martino, la “coach” segretaria del circolo del Pratello. Anche dalla Toscana viene un’altra vittoria traino (al 61,6), dove fa storia a sé lo smacco di Firenze. Il sindaco Dario Nardella era in tandem con Bonaccini, ma la città spazza via i pronostici: 71 per cento per lei, risultato dietro al quale spicca il lavoro di Emiliano Fossi, l’ex sindaco di Campi Bisenzio che diventa così segretario in regione. Analogo effetto trascinamento in Piemonte (col 66,2 per la vincitrice delle primarie): Torino premia la neo segretaria col 71 per cento, e al lavoro, accanto a Gribaudo, c'è l’altra parlamentare che pesa, Anna Rossomando, avvocatessa in prima linea nelle battaglie dem sulla giustizia, oltre che vicepresidente del Senato.
Così come il successo in Liguria — con il quasi ko di Genova: 70 a 30 — porta la firma dell’ex ministro Andrea Orlando, che sconvolge analoghe previsioni, insieme al lavoro dei big schierati col governatore (compreso il capodelegazione in Europa Brando Benifei, per il quale le primarie coincidono anche con l'amarissima e pesante gestione dello scandalo Qatargate). L’onda vincente avvolge il Veneto, dove Elly si attesta al 63,3, con l’appoggio del parlamentare padovano Alessandro Zan, in prima fila con lei sui diritti civili.
Ed è determinante, in Sicilia, accanto al ruolo di Provenzano, il peso del segretario regionale Anthony Barbagallo, che trascina Elly alla vittoria da Palermo (dove la leader ha quasi doppiato l’avversario: quasi 6.490 voti contro 3.658) fino a Enna. Mappe in evoluzione. In Campania, per dire, equilibri che cambiano dopo un minuto. C’era l’accordo già fatto su Giuseppe Annunziata, nuovo segretario che doveva succedere a Sarracino. Ma è tutto di nuovo in discussione. E anche in prospettiva. Per De Luca, da ieri, neanche i fedelissimi del governatore scommettono sul suo terzo mandato in Regione.