Riformisti dem sul piede di guerra: "No a un partito minoritario"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleSomiglia al cielo di Roma, pieno di nuvoloni, il day after di Elly Schlein. Mezzo Pd è sul piede di guerra e si registra il primo addio al partito, quello di Beppe Fioroni. Aspetta al varco la neo-segretaria che ha impostato l'intera campagna congressuale su parole d'ordine radicali, scommettendo sulla trasformazione del partito nato dalla fusione fra Ds e Margherita, la cultura socialista e quella cattolico-democratica, in un soggetto di sinistra-sinistra. Una rivoluzione. Che tuttavia, pensano in tanti, minaccia di trasfigurare il Pd in una ridotta a vocazione minoritaria.
È la ragione per cui la vincente, subito dopo il passaggio di consegne da Enrico Letta, che le ha regalato un mel…
Somiglia al cielo di Roma, pieno di nuvoloni, il day after di Elly Schlein. Mezzo Pd è sul piede di guerra e si registra il primo addio al partito, quello di Beppe Fioroni. Aspetta al varco la neo-segretaria che ha impostato l'intera campagna congressuale su parole d'ordine radicali, scommettendo sulla trasformazione del partito nato dalla fusione fra Ds e Margherita, la cultura socialista e quella cattolico-democratica, in un soggetto di sinistra-sinistra. Una rivoluzione. Che tuttavia, pensano in tanti, minaccia di trasfigurare il Pd in una ridotta a vocazione minoritaria.
È la ragione per cui la vincente, subito dopo il passaggio di consegne da Enrico Letta, che le ha regalato un melograno in terracotta "simbolo di prosperità, fortuna e salute, ciò che il nostro partito con Elly sicuramente avrà", ha provato a rassicurare al suo debutto al Nazareno. Una breve dichiarazione che sembra il programma dei suoi primi cento giorni. Subito si lavorerà "per aprire il nuovo tesseramento" così da schiudere "le porte al popolo delle primarie" che l'ha votata in massa ed è giusto "possa finalmente entrare far parte di questa comunità".
Una mossa per tentare di rammendare lo strappo con i circoli che le avevano preferito Bonaccini, per poi essere smentiti dai gazebo. La seconda è il richiamo alla "massima unità": lo sforzo è "tenere insieme la comunità democratica", promette. "Avere cura della storia di questo partito, custodirne i valori per proiettarli nel futuro".
Nessuna volontà di spingere fuori l'ala più moderata, a patto però di non annacquare quella radicalità apprezzata dai suoi elettori: "Dobbiamo lavorare per il rilancio senza rinunciare a una linea chiara e comprensibile", puntualizza. "Io sono una nativa democratica, è il nostro tempo. Riuscire a tenere insieme le culture che hanno forgiato il Pd è per noi fondamentale".
Ha sentito, Schlein, le parole di Giorgio Gori pronunciate in tv: "Elly si trova di fronte un partito con diverse fratture, tra Nord e Sud, generazionali, ma anche di culture politiche. Deve avere capacità di ricucire. Dipenderà da lei, se terrà o non terrà il Pd nella sfera atlantica, se terrà o no la posizione di Letta sulla guerra in Ucraina, se affronterà con pragmatismo il tema del lavoro. Vedo potenzialità ma anche rischi".
Ha riconosciuto la sfida lanciata da Dario Nardella, capo del comitato Bonaccini: "La sua vittoria è limpida, ora sta a lei garantire il pluralismo e l'unità del Pd". Uscite discusse con i big che l'hanno sostenuta, ora divisi fra falchi e colombe. Fra chi è consapevole che i Dem sono spaccati a metà e bisogna curare le ferite - Franceschini, Orlando e Speranza - e i cosiddetti "guardiani della rivoluzione" capitanati da Francesco Boccia, decisi invece a non fare prigionieri.
Un dibattito che determinerà i nuovi assetti, dopo l'investitura all'assemblea nazionale del 12 marzo. Alcuni nomi, tuttavia, sembrano già sicuri. Vicesegretario dovrebbe essere Marco Furfaro, Alessandro Zan responsabile diritti, Stefania Bonaldi ai territori, Marco Sarracino all'Organizzazione. Una tra le due Chiara, Gribaudo e Braga, potrebbe sostituire Debora Serracchiani alla guida dei deputati, per quella dei senatori è in pole Boccia. Ma nulla è scontato: i capigruppo si eleggono a voto segreto. E Schlein non ha la maggioranza né a Montecitorio né a Palazzo Madama. L'agguato, visto il clima, è dietro l'angolo.