India ed Emirati, la missione di Meloni tra intese militari e commerciali per superare le crisi degli anni scorsi
dal nostro inviato Emanuele Lauria , dal nostro inviato Emanuele LauriaNUOVA DELHI - Rinsaldare i rapporti con l'India, scavalcando la Via della seta. E ricucire il legame con gli Emirati Arabi Uniti, deteriorato dalla questione Alitalia-Etihad e dalla chiusura della base militare italiana nel Golfo. E' questo il significato della prima missione di Giorgia Meloni a Oriente, tra domani e sabato disegnerà un altro pezzo della strategia geopolitica del nuovo governo. Tappa iniziale Nuova Delhi, per partecipare alla conferenza "Raisina Dialogue" e per incontrare il premier indiano Narendra Modi. I due leader si erano già visti a Bali, durante il G20 dello scorso autunno: la visita, concordata informalmente in quell'occasione, aprirà a una più robusta collaborazione che affonda le radici su un simile humus politico.
Meloni e Modi sono entrambi esponenti conservatori, con politiche severe sull'immigrazione e con una forte base parlamentare. L'iniziativa segnerà anche una prospettiva diversa, per…
NUOVA DELHI - Rinsaldare i rapporti con l'India, scavalcando la Via della seta. E ricucire il legame con gli Emirati Arabi Uniti, deteriorato dalla questione Alitalia-Etihad e dalla chiusura della base militare italiana nel Golfo. E' questo il significato della prima missione di Giorgia Meloni a Oriente, tra domani e sabato disegnerà un altro pezzo della strategia geopolitica del nuovo governo. Tappa iniziale Nuova Delhi, per partecipare alla conferenza "Raisina Dialogue" e per incontrare il premier indiano Narendra Modi. I due leader si erano già visti a Bali, durante il G20 dello scorso autunno: la visita, concordata informalmente in quell'occasione, aprirà a una più robusta collaborazione che affonda le radici su un simile humus politico.
Meloni e Modi sono entrambi esponenti conservatori, con politiche severe sull'immigrazione e con una forte base parlamentare. L'iniziativa segnerà anche una prospettiva diversa, per il governo italiano, alternativa alla Cina con la quale Giuseppe Conte - unico rappresentante di un Paese del G7 a farlo - firmò nel 2019 un accordo controverso per la nuova Via della seta. Meloni, in continuità con l'orientamento di Mario Draghi che a giugno ospitò Modi al G20 di Roma, punta sulla porta dell'indo-pacifico, sulla più popolosa democrazia mondiale, su uno Stato che peraltro è in rapida espansione demografica e presto supererà per numero di abitanti proprio la Cina. Gli interessi di natura economica sono forti: sul tavolo, rivelano fonti diplomatiche indiane, c'è un memorandum di cooperazione nel settore della difesa. Il contingente delle forze armate del Paese asiatico è uno dei più grandi al mondo (nel 2020 contava quasi un milione e mezzo di uomini) ed è in corso una modernizzazione degli armamenti.
Dovrebbe essere discusso un pre-accordo da riempire di contenuti prima della prossima riunione del G20 di settembre, in programma in India. L'Italia, intanto, può prepararsi a scommettere su un rilancio delle proprie commesse, specie dopo la revoca del divieto di export applicato nel 2015 nei confronti di Leonardo, il colosso aerospaziale che era finito al centro di un caso di presunta corruzione di funzionari indiani per la fornitura di 12 elicotteri da parte di Agusta-Westland. Lo scandalo si è sgonfiato con l'assoluzione in Cassazione dei vertici di Agusta e Finmeccanica e le diplomazie dei due Paesi giurano che le scorie di quella vicenda, come della lunga storia dei marò, sono state smaltite. I tempi sono maturi, insomma, per una partnership che potrebbe isolare la Russia, dalla quale l'India dipende nel campo della sicurezza, e che potrebbe estendersi ad altri settori, dalla transizione energetica al digitale. Possibile che, nel corso dell'incontro di Delhi, Meloni e Modi parlino anche del conflitto ucraino: l'India è uno dei Paesi che non ha votato la risoluzione Onu di condanna per l'operato di Putin. Con Meloni, a Delhi, ci sarà anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Non meno importante la visita di sabato ad Abu Dhabi: i rapporti con gli Emirati si erano raffreddati, negli anni scorsi, dopo che il Conte-2 aveva bloccato l'export di armi. E anche a causa di una vicenda precedente, la partecipazione di Etihad nel capitale di Alitalia, poi fallita, che è costata alla compagnia aerea degli Emiri oltre 600 milioni di euro. La sfortunata operazione ha prodotto strascichi fino a oggi: gli ex manager di Alitalia e del vettore arabo sono sotto processo a Civitavecchia per bancarotta fraudolenta mentre, in una delle code della vicenda, Ita - erede di Alitalia - ha dovuto restituire gli slot dell'aeroporto londinese di Heathrow, che Etihad affittava a caro prezzo.
I dettagli della missione ad Abu Dhabi non sono ancora definiti. Saranno ratificate, secondo fonti governative, alcune intese commerciali. Di certo sia il ministro della Difesa Guido Crosetto che la sottosegretaria Isabella Rauti sono già stati nell'ultimo mese negli Emirati Arabi. Ma non viene escluso che all'ombra dei grattacieli di Abu Dhabi si torni a parlare del fallito matrimonio fra Alitalia ed Etihad e delle sue conseguenze.