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Sicilia, il risveglio delle periferie: “Con Schlein corsa alla tessera”

(palazzotto)

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Ai gazebo 15 mila votanti in più rispetto alle primarie giallorosse per la Regione. "Ha riportato chi non votava da tempo"
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PALERMO - È un'onda d'urto che ha sorpreso e spiazzato anche la nomenclatura di un partito a queste latitudini piuttosto malmesso. Elly Schlein spariglia. E sovverte le previsioni soprattutto perché porta in fila ai gazebo elettori in "sonno" delle periferie più sperdute e degradate, da Palermo a Catania. E quelli dei piccoli centri. In alcuni, il successo della leader che in tanti "non hanno visto arrivare" ha sfiorato la soglia impensabile del 98 per cento.

Alla fine, il pallottoliere si ferma al 57,3 per cento: 55mila i siciliani accorsi al voto. Ma quella percentuale, quei numeri raccontano molto altro. Ad esempio, di una sinistra che batte un colpo anche qui, dove spesso si è fermata ai margini della pura testimonianza politica. Basti pensare che gli elettori domenica sono stati circa 15 mila in più rispetto alle primarie "giallorosse" celebrate la scorsa estate per la scelta del candidato alla presidenza d…

PALERMO - È un'onda d'urto che ha sorpreso e spiazzato anche la nomenclatura di un partito a queste latitudini piuttosto malmesso. Elly Schlein spariglia. E sovverte le previsioni soprattutto perché porta in fila ai gazebo elettori in "sonno" delle periferie più sperdute e degradate, da Palermo a Catania. E quelli dei piccoli centri. In alcuni, il successo della leader che in tanti "non hanno visto arrivare" ha sfiorato la soglia impensabile del 98 per cento.

Alla fine, il pallottoliere si ferma al 57,3 per cento: 55mila i siciliani accorsi al voto. Ma quella percentuale, quei numeri raccontano molto altro. Ad esempio, di una sinistra che batte un colpo anche qui, dove spesso si è fermata ai margini della pura testimonianza politica. Basti pensare che gli elettori domenica sono stati circa 15 mila in più rispetto alle primarie "giallorosse" celebrate la scorsa estate per la scelta del candidato alla presidenza della Regione, poche ore prima che si sancisse il divorzio tra il M5S di Giuseppe Conte e il Pd. Stavolta tantissimi giovani al primo voto, ma anche anziani e disillusi che alle ultime regionali avevano scelto la via dell'astensionismo. Tantissime le donne, neanche a dirlo, impegnate nel sociale e nella difesa dei diritti.

C'è Mari Albanese, 43 anni, portavoce a Palermo città della mozione Schlein, consigliera in ottava circoscrizione. Si definisce "un'insegnante precaria per scelta": nel 2015 avrebbe potuto scegliere la stabilizzazione, a patto di migrare altrove. Non lo ha fatto. La sua passione politica nasce in quel tratto del corso principale di Cinisi, alle porte di Palermo, in cui i famosi cento passi separano la casa di Peppino Impastato da quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. "L'incontro con mamma Felicia, che consideravo quasi una nonna, è stato il mio giro di boa". Per Albanese "adesso bisogna ricostruire un partito che sia davvero la casa di tutte e di tutti".

La vittoria di Elly porta anche il volto di Erica La Ragione, 37 anni, attrice ed educatrice, che a Palermo è rientrata da due anni, dopo 14 vissuti in Piemonte. "Mi sono tesserata lo scorso dicembre perché in lei ho rivisto la speranza. Il giorno delle primarie ai gazebo non si sono fermati un attimo: in tanti, tra chi attendeva in fila, dicevano che non votavano da molto tempo ed erano entusiasti di tornare a partecipare".
Una sensazione analoga a quella percepita da Dario Duminicolo, presidente del circolo di Brancaccio, che per tutto il giorno ha seguito le operazioni elettorali al gazebo nella periferia sud del capoluogo siciliano. Anche lì ha vinto Schlein: "La gente - racconta - si soffermava a parlare anche dopo aver votato, c'era una grande voglia di partecipare. Da giorni ricevo richieste di tesseramento al partito: è come se la gente avesse capito che bisogna legittimare Elly col tesseramento e sono pronti ad arruolarsi per sostenerla".

Chi la tessera l'ha già presa è Daniela Tomasino, vicepresidente nazionale di Arcigay, candidata alle ultime amministrative nella lista di sinistra, seppur in coalizione col Pd. "In questi giorni ci stiamo permettendo il lusso di sognare, a me non succedeva dalla candidatura di Rita Borsellino".

C'è anche il piccolo comune in provincia del capoluogo, Torretta, in cui la mozione Schlein ha superato ogni aspettativa, conquistando il 98 per cento dei voti: 227 per la segretaria, appena cinque per Bonaccini. "Abbiamo visto volti, soprattutto giovani, che non si erano mai avvicinati alla politica", racconta Silvia Giada Di Maggio, che 28 candeline le ha spente appena qualche giorno fa e da quasi due anni è presidente del consiglio comunale. "Adesso aspettiamo il nuovo tesseramento, abbiamo i ragazzi della consulta giovanile che bussano alla porta perché vogliono essere partecipi di questo cambiamento". Da Palermo a Caltanissetta l'entusiasmo non cambia. Lo racconta Fausto Terrana, 22 anni e una vita tra Bologna, dove studia, e il piccolo centro siciliano in cui guida i giovani democratici. "Tanti chiedono di tesserarsi - osserva - tutti chiedono di partecipare. Adesso non dobbiamo commettere l'errore di fare l'elefante col topolino: il Pd è un grande partito perché composto da tante anime che vanno rispettate. La vera sfida che ci attende è mantenere vivo il nostro pluralismo". In un'Isola che questa volta, finalmente, ha deciso di crederci e partecipare.