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Schlein, debutto con Conte. "Sabato antifascista" a Firenze

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La segretaria ieri alla Camera: "Chi dice che siamo radical chic non ha visto i numeri delle primarie, il Pd è uscito dalla Ztl". La leader andrà al corteo organizzato dai sindacati dopo l'aggressione squadrista. Santori su Fioroni: "Va via? Arriveranno altri"
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ROMA - "Altro che gauche caviar", dice Elly Schlein. Transatlantico, per l’ex attivista di Occupy Pd è il primo giorno da segretaria. Capannelli di deputati intorno, non solo del Pd. Le mostrano i dati di Scampia, dove ai gazebo ha fatto il botto. Sorride. "Chi dice che siamo radical chic, quelli della Ztl, non ha visto i numeri delle primarie". E proprio per smentire questa narrazione la neo-leader ha deciso di far coincidere la prima uscita da numero uno del Pd con una manifestazione di piazza. E non una a caso: sabato sarà Firenze, al corteo organizzato dalla Cgil, insieme a Cisl e Uil, per protestare contro le manovre del governo sulla scuola pubblica e soprattutto contro l’aggressione squadrista al liceo Michelangiolo, che Meloni e il governo non hanno ancora condannato.

Altro dato interessante: tra gli invitati c’è Giuseppe Conte, con cui Schlein si è già sentita subito dopo l’elezione. Sarebbe…

ROMA - "Altro che gauche caviar", dice Elly Schlein. Transatlantico, per l’ex attivista di Occupy Pd è il primo giorno da segretaria. Capannelli di deputati intorno, non solo del Pd. Le mostrano i dati di Scampia, dove ai gazebo ha fatto il botto. Sorride. "Chi dice che siamo radical chic, quelli della Ztl, non ha visto i numeri delle primarie". E proprio per smentire questa narrazione la neo-leader ha deciso di far coincidere la prima uscita da numero uno del Pd con una manifestazione di piazza. E non una a caso: sabato sarà Firenze, al corteo organizzato dalla Cgil, insieme a Cisl e Uil, per protestare contro le manovre del governo sulla scuola pubblica e soprattutto contro l’aggressione squadrista al liceo Michelangiolo, che Meloni e il governo non hanno ancora condannato.

Altro dato interessante: tra gli invitati c’è Giuseppe Conte, con cui Schlein si è già sentita subito dopo l’elezione. Sarebbe il primo incontro fra il capo dei 5 Stelle e la nuova segretaria dem. Ma la mossa ha anche un altro valore, non solo simbolico: far coincidere la prima uscita da leader con una piazza dei sindacati è un messaggio di ascolto. Il tentativo di riallacciare un rapporto, in particolare con la Cgil, che negli anni si è sfilacciato, dal Jobs Act in poi. Tanto che proprio i 5 Stelle hanno provato a riempire quel vuoto. Ma è uno spazio politico che Schlein intende rioccupare, senza regalarlo ai contiani.


Alla Camera Schlein parla pochissimo. Saluta i deputati di tutte le correnti. Si gode il sondaggio di Noto per Porta a Porta, che ieri ha segnalato un balzo di tre punti del Pd, che arriverebbe al 19.5%, staccando il M5S a quota 16. E i suoi guardano con favore anche alla rilevazione, sempre di Noto, che segnala come alle primarie il 22% degli elettori abbia votato in precedenza M5S. "Significa che il nuovo Pd attrae voti da fuori", raccontano dal versante Schlein, scacciando la ricostruzione che un po’ trapela dal lato opposto: ai gazebo ci sono stati infiltrati.


Per la segretaria il difficile viene ora. Tenere unito il partito. Evitare che altre fuoriuscite, come quella dell’ex ministro Beppe Fioroni, a cui la sardina Mattia Santori, sostenitore di Schlein, ieri rispondeva ruvido: "Per un Fioroni che se ne va, avremo 100 nuovi entranti". Una sortita che non è piaciuta perfino ai grandi sponsor della leader. Nicola Zingaretti, ospite ieri di Metropolis, provava a ricucire: "A Fioroni direi di restare, che il Pd è casa sua». Anche se ora, riconosce, "il partito è più a sinistra". In generale, va svelenito il clima post-primarie. Per dire: ieri qualcuno ha fatto circolare in rete un vecchio tweet di Schlein, del 2013, in cui attaccava Enrico Letta, con cui la neo-leader ha ricucito da anni.


Molto dipenderà dai nuovi assetti del partito. C’è da gestire il rapporto con Stefano Bonaccini, che potrebbe mettere in piedi un suo think tank, per tenere insieme le varie anime che l’hanno sostenuto (glielo chiede in particolare Base Riformista dell’ex ministro Guerini). Con Schlein, il governatore dell’Emilia si è sentito brevemente, dopo le primarie. E gli sherpa di entrambe le mozioni — per Schlein, Francesco Boccia — sono al lavoro per un incontro. E per arrivare a una segreteria unitaria. In questo caso, gli Esteri potrebbero andare a un bonacciniano, tendenza Guerini, anche se sull’Ucraina, chiarisce Peppe Provenzano, tra i big a supporto di Schlein, "la linea è sempre la stessa".

Se si troverà un accordo, al Senato potrebbe andare come capogruppo proprio Boccia, mentre alla Camera risalirebbero le quotazioni della bonacciniana Debora Serracchiani. Come presidente del partito, scartata l’ipotesi Dario Nardella, potrebbe spuntare Pina Picierno, che correva in ticket con Bonaccini. Ma da qui al 12 marzo, quando si riunirà l’assemblea dem, tante cose potrebbero cambiare.