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Schlein vista da Civati: "Elly l'ho scoperta io. Ora il Pd più a sinistra? Finalmente una buona notizia"

Il fondatore di Possibile, movimento dove ha militato anche la neo segretaria dem: "Non tutti i suoi sostenitori di oggi sono sinceri"
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“Elly ha talento, questo è indubbio. E io mi sento un talent scout, che l’ha scoperta. Il fatto che si sposti a sinistra l’asse del Pd è una buona notizia, ma non so se è un rimbalzo momentaneo oppure è davvero in atto un cambiamento climatico tra i Dem”. Pippo Civati, 48 anni, fondatore di “Possibile”, il movimento di cui ha fatto parte Elly Schlein, racconta la “schlein-story” politica.

Civati, lei è uscito dal Pd per fondare “Possibile” nel 2015, a cui ha aderito  Elly Schlein: cosa c’era al centro di quel progetto?

“La scelta fu di non restare in un Pd irriconoscibile che aveva dimenticato, e anche un po’ umiliato, la sinistra. Soprattutto era un partito di governo e basta. Noi credevamo ci fosse bisogno di una spinta ideale e di proposte più radicali. E nel Pd entrambi, con Elly, ritenevamo che non fosse più possibile avere questo spazio politico&r…

“Elly ha talento, questo è indubbio. E io mi sento un talent scout, che l’ha scoperta. Il fatto che si sposti a sinistra l’asse del Pd è una buona notizia, ma non so se è un rimbalzo momentaneo oppure è davvero in atto un cambiamento climatico tra i Dem”. Pippo Civati, 48 anni, fondatore di “Possibile”, il movimento di cui ha fatto parte Elly Schlein, racconta la “schlein-story” politica.

Civati, lei è uscito dal Pd per fondare “Possibile” nel 2015, a cui ha aderito  Elly Schlein: cosa c’era al centro di quel progetto?

“La scelta fu di non restare in un Pd irriconoscibile che aveva dimenticato, e anche un po’ umiliato, la sinistra. Soprattutto era un partito di governo e basta. Noi credevamo ci fosse bisogno di una spinta ideale e di proposte più radicali. E nel Pd entrambi, con Elly, ritenevamo che non fosse più possibile avere questo spazio politico”.

Renzi aveva impresso un altro passo?

“Per me è, ed è sempre stata, una questione culturale e politica. Con Renzi non ho mai avuto niente di personale”.

L’esperienza di “Possibile” continua, ma Schlein è diventata la neo segretaria del Pd. Ora cambia tutto?

“Beh, io sono soprattutto divertito. Le nostre posizioni di sinistra fino a una settimana fa, erano giudicate velleitarie, minoritarie, destinate al fallimento. Il mondo di “Possibile” e la sinistra-sinistra – formula sempre in qualche modo denigratoria -  erano condannati a essere i “bravi ragazzi”, però inconsistenti. Noi, quelli delle belle idee ma inapplicabili. Questa è la retorica che mi ha accompagnato. Adesso sono curioso di vedere cosa accadrà. Comunque il fatto che si sposti a sinistra l’asse del Pd è una buona notizia in ogni caso. Anche se qualcuno tra i sostenitori di Elly nel Pd non deve essere sincero”.

Perchè non è sincero?

“Chi la sostiene oggi, dopo avere pesantemente avversato le nostre politiche, non lo è. La sincerità di Elly non la metto in dubbio, ma quella di costoro - e sono un lungo elenco - sì”.

Con Il Pd di Schlein dialogherete? E lei rientrerebbe?

“Il Pd di Schlein può rappresentare un rimbalzo momentaneo oppure essere qualcosa su cui costruire una nuova prospettiva politica. In questo senso “Possibile”, la cui segretaria è Beatrice Brignone, osserverà. Vedo molta emotività in questo momento, ma poca politica. Da noi ci sono tanti ragazzi impegnati nelle battaglie per la legge d’iniziativa popolare sul salario minimo, sul clima, sui diritti civili. Io sono tra i più anziani, e pure un po’ defilato”.

Non è più nella prima linea della politica?

“Faccio l’editore, la mia giornata è tra bozze, idee, festival. Ma la politica mi piace, anche se non impegna più totalmente la mia vita. L’ho dimostrato candidandomi il 25 settembre con Verdi-Sinistra nel proporzionale al Senato a Bologna. Non sono stato eletto per uno zero virgola. Quindi non faccio quello che se ne va in una malga sulle Dolomiti: se vale la pena, ci sono. Però ormai mi piace pensarmi come un talent scout”.

Talent-scout di Schlein?

“Anche di Schlein. Sono come quei calciatori che non erano bravissimi, ma sono un po’ meglio come allenatori”.

Ma Schlein come l’ha conosciuta?

“Lei aveva organizzato un convegno all’università di Bologna sull’immigrazione e io le proposi di entrare a far parte del nostro giro. Era il 2011. Puntammo su di lei. Alle europee del 2014 dovetti chiedere all’allora segretario regionale dem, Stefano Bonaccini di candidarla. Fu eletta all’europarlamento perché il Pd di Renzi andò  molto bene. Fu l’ultima chiamata di un Pd unitario in cui anche Schlein e Civati potevano essere eletti, dopo non più”.

Pregi e difetti?

“Elly il talento ce l’ha tutto. Più che un difetto, direi la sfida che deve superare: non ha mai ricoperto incarichi politici a livello nazionale e quindi la segreteria del Pd è la prima palestra per lei”.

Dal Pd lei e Schlein vi allontanaste perché era un partito troppo renziano, o perché correntismo e governismo la facevano da padroni?

“Per entrambe le cose. Questa idea per cui è Renzi il cattivone e basta, mi sembra riduttiva. Le altre storture restano”.

Su cosa vorrebbe che la segretaria dem battesse subito un colpo? Sul pacifismo?

“Il pacifismo è importante. Aggiungerei che la sinistra oggi si gioca la partita sul versante economico. Deve stare con chi fa fatica e dare risposte a chi cerca la ripresa. Non vorrei che apparisse ancora troppo borghese”.