Mattarella, la sua preghiera solitaria davanti alle bare del naufragio di Cutro
dalla nostra inviata Alessia Candito , dalla nostra inviata Alessia CanditoCROTONE - Fermo immobile davanti a quelle file di feretri. Volto teso, tirato, le mani raccolte. Sembra quasi ricordare tutte le volte in cui nella sua vita è stato costretto a inginocchiarsi di fronte a vittime innocenti di stragi, sangue e violenza voluta da altri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha deciso di essere a Crotone dopo il tragico naufragio di domenica scorsa per rendere omaggio alle vittime e la sua, fin dal principio, è stata annunciata come visita muta. Nei giorni delle polemiche, delle ennesime espressioni infelici del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il silenzio del presidente della Repubblica pesa. È rispetto per il lutto, cordoglio per i familiari, ma forse - dice chi lo ha guardato intrattenersi di fronte a quei feretri - sdegno per la Costituzione svilita da una strage evitabile.
CROTONE - Fermo immobile davanti a quelle file di feretri. Volto teso, tirato, le mani raccolte. Sembra quasi ricordare tutte le volte in cui nella sua vita è stato costretto a inginocchiarsi di fronte a vittime innocenti di stragi, sangue e violenza voluta da altri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha deciso di essere a Crotone dopo il tragico naufragio di domenica scorsa per rendere omaggio alle vittime e la sua, fin dal principio, è stata annunciata come visita muta. Nei giorni delle polemiche, delle ennesime espressioni infelici del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il silenzio del presidente della Repubblica pesa. È rispetto per il lutto, cordoglio per i familiari, ma forse - dice chi lo ha guardato intrattenersi di fronte a quei feretri - sdegno per la Costituzione svilita da una strage evitabile.
Al palazzetto dello sport c'erano sindaci, sacerdoti, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto. Con sè, davanti a quelle bare, Mattarella non ha voluto nessuno, solo il prefetto. Rimane lì davanti per quasi due minuti e il silenzio si percepisce in tutta la sua gravità. Si sente solo il singhiozzo di alcuni parenti. Mattarella indugia con lo sguardo sulle bare bianche in cui riposano le vittime più piccole, ma sa - glielo hanno detto - che sono solo alcuni dei piccoli vittime del naufragio. Non c'erano feretri per bimbi a sufficienza e sono stati composti in casse da adulti, anche se loro non lo diventeranno mai. E chissà se il presidente, guardando quelle bare coperte di fiori, peluche e palloncini, non sia tornato col pensiero a quei quattro piccolini - una bimba di due e tre ragazzini - visitati poco prima in ospedale.
Il reparto di pediatria è stata la prima tappa a Crotone. E prima di lui sono arrivati peluche, piccoli robot telecomandati, una pianola "per provare a esorcizzare la tristezza" che il Quirinale ha voluto far avere ai piccoli pazienti, salutati dal presidente uno per uno. Altri due non li ha potuti incontrare, sono in reparto Covid, e si è preferito non sottoporre ad ulteriore stress gli adulti ancora in ospedale. Un grazie ai sanitari, a psicologi e operatori che per i superstiti sono ponte con il mondo, cenni del capo e gesti di saluto per chi, fra pazienti e medici, si è assiepato in corsia. Poi la tappa più dura.
Capelli bianchissimi sotto i neon lividi del PalaMilone, cappotto scuro, in raccoglimento davanti alle bare allineate il presidente sembra portare addosso tutto il peso dello Stato. Che "non c'è" urla la folla che fin dalle prime ore si assiepa davanti al palazzetto e scandisce a gran voce richieste di "giustizia" e "verità". Quante volte nei suoi anni di mandato il presidente ha dovuto ascoltare la medesima richiesta? Ed anche a Crotone, Mattarella non si sottrae al confronto con gli occhi rossi di rabbia e disperazione dei familiari di chi non c'è più.
Sono arrivati da tutta Europa per tentare di individuare padri, madri, fratelli tra le decine di vittime catalogate solo con una sigla. Sono disperati, stanchi, confusi. Inizialmente di incontrare Mattarella non ne volevano sapere. "Non ci interessa l'ennesima parata". Poi dice Ramzi Labidi, mediatore dell'associazione Sabir, "abbiamo spiegato loro chi è Mattarella, la sua storia". E al presidente si sono avvicinati chiedendo aiuto e supporto. "Mio figlio non c'è ancora, non faccia smettere le ricerche", dice una donna che ha perso uno dei suoi bimbi fra le onde.
A un'altra mamma, il presidente fa un gesto di conforto, una mano sulla spalla incurvata dal dolore.
Quando prende la parola Mohamed Arhun, che dopo essere fuggito dall'Afghanistan ha trovato rifugio in Italia, non c'è nessuno che non si commuova. Dice che nessuno scappa se non è costretto, piange e invoca la fine di tragedie come queste. Nel naufragio ha perso la suocera, il cognato e altri familiari. Chiede pietà per i morti che le famiglie vogliono rimandare in patria. La burocrazia è una giungla, le procedure complesse, non tutti hanno i mezzi. Invoca supporto per i vivi, che dopo essere sopravvissuti al naufragio, rischiano di aspettare anni in centri di accoglienza prima del via libera delle commissioni territoriali. "Vogliamo portarli con noi, a casa", dicono i parenti arrivati da Germania, Austria, Olanda. "Gli afghani sono rifugiati e come tali dovranno essere trattati", avrebbe detto il presidente. Ma nessuno verrà lasciato indietro.
"Volevo pulire il volto di mia madre dalla sabbia, non me lo hanno permesso", si dispera una donna. Obbligo di polizia: nessuno può toccare i cadaveri fin quando le salme non vengono formalmente rilasciate. "Ma noi vogliamo comporre i nostri morti, lavarli e prepararli in modo degno. E sta passando troppo tempo, non sono in una cella frigorifera. Hanno diritto a una sepoltura dignitosa dopo questa morte orribile", dice San, ventenne afghano rifugiato in Germania. Come gli altri può solo tornare, giorno dopo giorno, a piangere su bare chiuse. Mattarella ascolta a tutti assicura supporto. E anche quando chiedono verità su quanto successo, il messaggio è che il Quirinale vigilerà.
Gli uomini del Cerimoniale guardano l'orologio, la visita si sta prolungando più del previsto, ma Mattarella non ci fa caso. Ascolta tutti, assicura che l'Italia ci sarà. Ringrazia anche la Croce Rossa, attivisti, mediatori e psicologi delle associazioni, gli assistenti sociali dei Comuni che non hanno lasciato da soli superstiti e familiari. Poi va via. All'uscita, ancora un applauso, ancora urla: "La gente in mare si salva". E un appello: "Sia fatta giustizia". Mattarella alza lo sguardo, poi sale in auto, il corteo presidenziale si allontana. E Crotone torna a mettersi in fila per omaggiare le vittime dell'ennesima strage.