Meloni schiva le domande sulla strage di migranti: ad Abu Dhabi visita in città con la figlia
dal nostro inviato Emanuele Lauria , dal nostro inviato Emanuele LauriaABU DHABI - Fra gli stucchi e gli ori dell’Emirates Palace, albergo a sette stelle che ospita Giorgia Meloni e il suo staff, la premier non c’è. Non si fa vedere, almeno. È una figura impalpabile, nel lungo pomeriggio di Abu Dhabi. I giornalisti che la aspettano per un punto stampa annunciato (con timidezza, bisogna dire) ma mai realizzato restano delusi. Si devono accontentare di un cordiale saluto della sua assistente, Patrizia Scurti. Esattamente come il giorno prima, a Nuova Delhi: Meloni, aveva fatto filtrare lo staff, forse parla dopo l’incontro con il primo ministro indiano Modi. Forse sì, forse no. Responso finale: no. E ora siamo al percorso netto: Roma-India-Emirati Arabi, 8.226 chilometri in silenzio.
Un record, per la premier, ben lieta di far conoscere solo con note ufficiali e dichiarazioni senza contraddittorio la sua voglia d’Oriente, una strategia geopolitica che prevede la forte ripresa dei rapporti con Paesi r…
ABU DHABI - Fra gli stucchi e gli ori dell’Emirates Palace, albergo a sette stelle che ospita Giorgia Meloni e il suo staff, la premier non c’è. Non si fa vedere, almeno. È una figura impalpabile, nel lungo pomeriggio di Abu Dhabi. I giornalisti che la aspettano per un punto stampa annunciato (con timidezza, bisogna dire) ma mai realizzato restano delusi. Si devono accontentare di un cordiale saluto della sua assistente, Patrizia Scurti. Esattamente come il giorno prima, a Nuova Delhi: Meloni, aveva fatto filtrare lo staff, forse parla dopo l’incontro con il primo ministro indiano Modi. Forse sì, forse no. Responso finale: no. E ora siamo al percorso netto: Roma-India-Emirati Arabi, 8.226 chilometri in silenzio.
Un record, per la premier, ben lieta di far conoscere solo con note ufficiali e dichiarazioni senza contraddittorio la sua voglia d’Oriente, una strategia geopolitica che prevede la forte ripresa dei rapporti con Paesi ricchi o in grande espansione economica. Ma non una parola, né la possibilità di una domanda sui grandi temi che stanno agitando la scena interna: in primis le polemiche sul ritardato soccorso dei naufraghi, la responsabilità della Guardia costiera sulla strage di migranti al largo della Calabria, le dichiarazioni incaute del suo ministro Piantedosi. È dovuto andare Mattarella a Cutro, per esprimere il cordoglio dello Stato: lei è volata via, per una missione muta. Vana, nel frattempo, è stata anche la speranza di apprendere l’opinione della premier sul richiamo dell’Onu sul caso Cospito. Eppure l’agenda di Meloni di ieri, dopo l’incontro a ora di pranzo con l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara e con il ministro dell’Industria emiratino Sultan Al Jaber, non prevedeva alcun impegno ufficiale. Solo tempo libero, per la presidente del Consiglio, da dedicare alla figlia Ginevra nella città delle dune e dei grattacieli. Domani è un altro giorno, chissà. E il rebus è: la premier si concederà ai cronisti prima del ritorno in Italia? Difficile capirlo, visto che nessuno ha mai diramato un programma ufficiale della visita.
Sia chiaro: non è che la trasferta a Est non abbia prodotto risultati, almeno nella lettura di Chigi. Ha consentito di realizzare un “partenariato strategico” con l’India che promette di scavalcare la Cina e portare ricche commesse a Leonardo e ad altre imprese italiane. E oggi, nella maestosa residenza del presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ci sarà una stretta di mano accompagnata da un accordo fra l’Eni e l’Adnoc, la compagnia petrolifera emiratina, per lo sviluppo di progetti comuni di transizione energetica. Un’intesa che accresce il ruolo della società pubblica italiana (ad Abu Dhabi c’è l’ad Claudio Descalzi), già operante dal 2018 negli Emirati con una produzione di 60 mila barili al giorno.
Il tutto all’interno di un accordo a più largo raggio che passa anche da una cooperazione rafforzatra nell’ambito della Cop28 (la conferenza sui cambiamenti climatici) e che serve a ricucire i rapporti tra i due Paesi che si erano deteriorati per la vicenda Alitalia-Etihad e per la decisione presa durante il secondo governo Conte di revocare le autorizzazioni all’export di armi verso l'Arabia saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Forse per non oscurare l’esito della missione Meloni non si è sottoposta a una, dicasi una, domanda dei giornalisti al seguito in tre giorni. Non è una novità, per una premier allergica alle conferenze stampa. Che però, nel frattempo, ha ritenuto opportuno nominare un comunicatore come Mario Sechi. La premessa di un nuovo corso? Un altro punto interrogativo posto dalla trasferta asiatica.