Il patto tra Schlein e Bonaccini: “Lavoreremo fianco a fianco”
di Silvia Bignami e Giovanna Vitale , di Silvia Bignami e Giovanna VitaleROMA - Prima non l’ha vista arrivare, poi l’ha spiazzato. Non se l’aspettava, Stefano Bonaccini. Tutto poteva immaginare tranne che Elly Schlein arrivasse al loro primo appuntamento post-primarie con un patto di pacificazione vera: non solo lavorare insieme alla costruzione del nuovo Pd, come pure il governatore aveva chiesto, ma proprio fianco a fianco.
Sinistra e riformisti uniti per combattere la buona battaglia: ricucire un partito che il congresso ha spaccato e condividerne le responsabilità. Scongiurando il classico schema — maggioranza contro minoranza interna, che tanto male ha fatto in passato — e ogni possibile controcanto, specie sulla linea politica, utile solo a fare il gioco di ex alleati e avversari.
In un giorno di grande dolore per la scomparsa improvvisa del senatore Bruno Astorre, era la prima volta che i due si guardavano negli occhi, dopo la pesante batosta di lui e l’inattesa vittoria di lei. La prima volta che s…
ROMA - Prima non l’ha vista arrivare, poi l’ha spiazzato. Non se l’aspettava, Stefano Bonaccini. Tutto poteva immaginare tranne che Elly Schlein arrivasse al loro primo appuntamento post-primarie con un patto di pacificazione vera: non solo lavorare insieme alla costruzione del nuovo Pd, come pure il governatore aveva chiesto, ma proprio fianco a fianco.
Sinistra e riformisti uniti per combattere la buona battaglia: ricucire un partito che il congresso ha spaccato e condividerne le responsabilità. Scongiurando il classico schema — maggioranza contro minoranza interna, che tanto male ha fatto in passato — e ogni possibile controcanto, specie sulla linea politica, utile solo a fare il gioco di ex alleati e avversari.
In un giorno di grande dolore per la scomparsa improvvisa del senatore Bruno Astorre, era la prima volta che i due si guardavano negli occhi, dopo la pesante batosta di lui e l’inattesa vittoria di lei. La prima volta che si parlavano, faccia a faccia, a ruoli invertiti: il presidente dell’Emilia-Romagna nei panni subalterni dello sconfitto, obbligato a trattare — non tanto per sé, ma per un’intera area politica umiliata ai gazebo — con la sfidante che in Regione le faceva da vice.
Una donna che guida, un uomo che segue: nel Pd non s’era visto mai. C’è anche questo inedito, una componente psicologica per nulla trascurabile, nell’ora e mezza di confronto organizzato nella sede della federazione bolognese per iniziare a discutere le regole di ingaggio del nuovo Pd a trazione femminile e femminista. Aperto con un dono cavalleresco: un mazzolino di fiori freschi che la leader accoglie con un sorriso.
C’è poco tempo per i convenevoli. Si entra subito nel vivo, ma entrambi sono già d’accordo: bisogna tenere unito il partito, evitare l’esodo magari silenzioso di chi ha perso le primarie. E per farlo si deve discutere di tutto: sia le proposte da cavalcare in Parlamento e nel Paese, sia gli assetti al Nazareno e nelle due Camere. Senza escludere, anzi incoraggiando, l’impegno diretto di Bonaccini in un ruolo di primissimo piano: il vice-Schlein o la presidenza dell’Assemblea. Con buona pace di chi, specie nel fronte dei vincenti, predica maggiore cautela: ossia di affidare un posto così importante a qualcuno meno ingombrante. Dario Nardella per esempio, il nome avanzato da Franceschini.
"Togliamoci le maglie delle mozioni, indossiamo tutti la maglia del Pd", dirà uscendo il governatore, visibilmente soddisfatto. "Ci siamo trovati sulla necessità di garantire la massima unitarietà in questa fase nuova del partito — fa eco Schlein — e abbiamo avviato un confronto che proseguirà nei prossimi giorni per lavorare assieme per il rilancio del Pd e per le sfide che ci aspettano". Nessun accenno ad incarichi, a sentir loro, se ne discuterà più avanti. Ma le fondamenta del patto sono ormai gettate: è difatti interesse di entrambi arrivare a un accordo sul metodo da seguire per gestire insieme le scelte — è il ragionamento — partendo sempre dal presupposto che le primarie le ha vinte Schlein.
La riuscita di questa alchimia, peraltro già sperimentata al governo dell’Emilia, dipenderà molto dagli equilibri che i due ex sfidanti sapranno garantire. Quale sia la posta in gioco l’ha fatto capire la senatrice Valeria Valente: "L’anima della sinistra, che forse ora è meglio rappresentata da Elly Schlein, non può fare a meno del profilo, dell’anima e dell’approccio riformista. È giusto che la linea sia dettata dalla segreteria, ma la mozione Bonaccini ha preso il 44 per cento, non si può ignorare". Aspettative che neppure il governatore nasconde: "Il Pd è pluralista. Se non ci fosse il pluralismo interno, il Pd finirebbe. Dentro queste idee io voglio dare il mio contributo, insieme a tantissimi altri".
Non è un idillio, i nodi da sciogliere sono ancora molti, ma le premesse ci sono. L’ultimo omaggio di Bonaccini sta lì a dimostrarlo. Oggi la leader dem sarà a Firenze, alla manifestazione in difesa della scuola e della Costituzione promossa dopo le aggressioni al liceo Michelangiolo. Con lei sfileranno il capo del M5S, Giuseppe Conte, i vertici di Verdi-Si Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Roberto Speranza e diversi esponenti del Terzo polo. Il governatore ha altri impegni istituzionali, ma chiarisce: "Se non li avessi avuti, sarei andato, è Elly a rappresentare il Pd e io mi sento pienamente rappresentato da lei".