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I magistrati contro Nordio: "No all'aumento di due anni dell'età pensionabile delle toghe"

Carlo Nordio 
Per il presidente dell'Anm Santalucia è una misura che alimenta il carrierismo ed è “inutile” perché “saranno veramente pochi i magistrati che sceglieranno di restare in servizio”. Il segretario di Area Albamonte: “Il governo pensi ad accelerare i concorsi"  
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Proprio come nel 2014. Quando l’allora premier Matteo Renzi tirò fuori dal cilindro il “coniglio” dell’età pensionabile delle toghe e la tagliò di ben 5 anni (da 75 a 70) con conseguenze catastrofiche che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ancora ricorda (“la Cassazione fu letteralmente decapitata”), tant’è che il Csm di allora (era quello di Palamara) spese quattro anni per nominare i capi degli uffici (solo 33 alla Suprema corte). E certo questo spiega anche perché proprio in quegli anni l’argomento principe nelle chat era quello degli incarichi. Oggi ci siamo di nuovo e il sindacato delle toghe è già sul piede di guerra. È certo contro lo stesso Santalucia, e il gruppo della sinistra di Area. Criticissimo ieri il segretario Eugenio Albamonte che bolla la proposta come “improponibile e inutile”.


Soprattutto perché, come svela lo stesso Santalucia…

Proprio come nel 2014. Quando l’allora premier Matteo Renzi tirò fuori dal cilindro il “coniglio” dell’età pensionabile delle toghe e la tagliò di ben 5 anni (da 75 a 70) con conseguenze catastrofiche che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ancora ricorda (“la Cassazione fu letteralmente decapitata”), tant’è che il Csm di allora (era quello di Palamara) spese quattro anni per nominare i capi degli uffici (solo 33 alla Suprema corte). E certo questo spiega anche perché proprio in quegli anni l’argomento principe nelle chat era quello degli incarichi. Oggi ci siamo di nuovo e il sindacato delle toghe è già sul piede di guerra. È certo contro lo stesso Santalucia, e il gruppo della sinistra di Area. Criticissimo ieri il segretario Eugenio Albamonte che bolla la proposta come “improponibile e inutile”.


Soprattutto perché, come svela lo stesso Santalucia, via Arenula sta ipotizzando un meccanismo che rischia di far fallire la faccenda in anticipo. Ma partiamo dall’inizio, da quando “matura” la proposta nella testa del Guardasigilli Carlo Nordio. È il 24 novembre quando il neo ministro della Giustizia incontra per la prima volta il sindacato delle toghe. E lì lancia a Santalucia e al comitato direttivo che gli siede davanti il ballon d’essai dell’aumento dell’età pensionabile: “Cominciate a pensare a questo problema…”.


Massima freddezza dei giudici che ben ricordano le polemiche e le conseguenze negative del taglio di Renzi che già allora non vedeva del tutto d’accordo il Guardasigilli Andrea Orlando, il cui capo dell’ufficio legislativo era proprio Santalucia. Furono costretti alla pensione magistrati famosi come gli allora procuratori di Milano Edmondo Bruti Liberati e di Torino Armando Spataro. E lo stesso Renzi fu poi costretto a un ulteriore decreto per “salvare” per un anno l’allora presidente della Cassazione Gianni Canzio.


La proposta di Nordio sembra fermarsi lì. Ma rieccola spuntare all’inizio di febbraio, questa volta per bocca di Alberto Rizzo, il potente capo di gabinetto del ministro. Che ne riparla con Santalucia e gli fornisce anche i dettagli, tra cui quello destinato a incattivire ulteriormente una categoria che considera del tutto improduttivi i continui stop and go sull’età pensionabile. Rizzo articola la proposta: l’età della pensione, per tutte le magistratura - quindi ordinaria, contabile, amministrativa, militare, l’avvocatura dello Stato - passa da 70 a 72 anni. Motivo? Mancano magistrati in servizio, i concorsi sono in ritardo. Ma per anticipare l’accusa di “carrierismo”, Rizzo svela che i capi degli uffici, sull’orlo della pensione perché giunti a 70 anni, se dovessero accettare di restare due anni in più, devono rinunciare al posto direttivo e tornare a fare gavetta. Per intenderci, un presidente di sezione della Cassazione deve tornare a essere un giudice ordinario che scrive sentenze.


Santalucia ascolta la proposta, e subito scuote la testa. Perché la considera proprio per come è costruita destinata al fallimento in partenza. Come dice ai colleghi - che oggi ne parleranno nella riunione dell’Anm a piazza Cavour - “è già facile prevedere che saranno davvero pochi quelli che decideranno di restare in servizio perdendo il posto direttivo o semi direttivo”. Ma c’è di più, come aggiunge Albamonte: “Qui il rischio è che questa proposta venga completamente cambiata durante il dibattito parlamentare e cada del tutto proprio l’ipotesi del capo dell’ufficio che pur di restare in servizio altri due anni torna soldato semplice”.


Anche Santalucia la pensa proprio così. E ieri lo ha già detto ai colleghi preannunciando il dibattito di oggi, convinto com’è che “questo gioco del legislatore sull'età pensionabile, che ancora una volta si prospetta episodico e frammentario, non valga la candela". Anche perché, negli ultimi vent’anni, i governi hanno proprio “giocato” sulla questione soprattutto per i propri interessi. Come ha fatto l’allora premier Silvio Berlusconi nel 2002 quando ha portato il limite a 75 anni perché voleva attirarsi le simpatie della Cassazione, dove stavano per approdare i processi suoi e di Cesare Previti.


Del resto è fin troppo evidente che cambiare il tetto dell’età può, all’improvviso, favorire alcuni e danneggiare altri. Giusto sotto mano ecco l’esempio dell’ormai ex presidente della Cassazione Piero Curzio, che va in pensione proprio oggi, e che se fosse stata in vigore la legge “Nordio” sarebbe potuto restare, ma sarebbe finito a scrivere sentenze. Quindi questo non avrebbe cambiato il destino di Margherita Cassano che ha preso il suo posto. O ancora, l’eventuale legge modificherebbe i termini delle prossime sfide per posti direttivi, perché chi oggi non può “correre” perché non ha i quattro anni necessari per coprire il posto, potrebbe invece averli se l’età si allunga da 70 a 72 anni. Parliamo di posti importanti, come il presidente aggiunto o il procuratore aggiunto della Cassazione.


Santalucia è convinto che la legge, se davvero dovesse passare, sarebbe nei fatti “un fallimento” perché chi ha un posto direttivo non resta in servizio se tanto lo perde, mentre i “soldati semplici” che hanno già maturato la pensione non ritengono utile restare in servizio. In termini di “numeri” l’eventuale legge sarebbe un flop. Tant’è che il gruppo di Area, come dice Albamonte, già boccia ufficialmente l’ipotesi. Lo stop and go delle carriere viene visto dalle toghe solo come un mezzo surrettizio per tenere in servizio qualcuno di utile all’establishment.