La laurea a Segre e quei segnali dei ministri moderati alla destra
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoPartiamo dai fatti. Pochissime ore prima della manifestazione antifascista di Firenze, che è anche corteo di protesta contro gli attacchi del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara alla preside del liceo Annalisa Savino, la collega di governo e titolare dell’Università Anna Maria Bernini vola a Milano per consegnare a Liliana Segre la laurea ad honorem in scienze filosofiche. "Un riconoscimento – ha scritto la politica su Instagram - per la sua incessante azione di testimonianza e trasmissione della memoria".
"Un’amica", l’ha ringraziata la senatrice a vita. Che ha ospitato la cerimonia nella sua dimora, e che incarna il valore della memoria contro i soprusi violenti del fascismo, la guardia sempre alta contro i totalitarismi, la lotta alle discriminazioni.
E dunque: in politica il caso non esiste. O meglio, spetta al fato l’onere della prova. Certo, l’iter per la laurea è partito a inizio anno, …
Partiamo dai fatti. Pochissime ore prima della manifestazione antifascista di Firenze, che è anche corteo di protesta contro gli attacchi del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara alla preside del liceo Annalisa Savino, la collega di governo e titolare dell’Università Anna Maria Bernini vola a Milano per consegnare a Liliana Segre la laurea ad honorem in scienze filosofiche. "Un riconoscimento – ha scritto la politica su Instagram - per la sua incessante azione di testimonianza e trasmissione della memoria".
"Un’amica", l’ha ringraziata la senatrice a vita. Che ha ospitato la cerimonia nella sua dimora, e che incarna il valore della memoria contro i soprusi violenti del fascismo, la guardia sempre alta contro i totalitarismi, la lotta alle discriminazioni.
E dunque: in politica il caso non esiste. O meglio, spetta al fato l’onere della prova. Certo, l’iter per la laurea è partito a inizio anno, come pure i preparativi per la cerimonia. Ma quello di Milano non è appunto una coincidenza frutto del destino. Semmai, un segnale silente. Come silenziosamente si allarga il solco tra il melonismo d’assalto e un’altra pattuglia di ministri, quelli delle “toppe” che rincorrono gli squarci degli altri.
Il melonismo di Valditara che minaccia sanzioni per una lettera aperta di una preside, sostenuto da chi tace sugli arditi dell’organizzazione giovanile che si ispira a Fratelli d’Italia e intanto mena i compagni di scuola davanti al liceo Michelangiolo. Quello che attacca Bankitalia (Giovanbattista Fazzolari), i burocrati di Bruxelles (la premier medesima), l’Eliseo, il Pos e pure lo Spid.
Quello che ha i busti di Mussolini in casa e li mostra in tv (Ignazio La Russa). Quello di Matteo Piantedosi, con le frasi sui migranti affogati e i loro genitori. E poi ci sono quelli delle toppe. Non solo Bernini, ma anche Raffaele Fitto che da mesi non rilascia interviste e tratta con l’Europa su Pnrr, bancomat e migranti. Antonio Tajani, che insegue l’impossibile: conciliare nella stessa frase Berlusconi e “Slava Ukraini”. E Giancarlo Giorgetti che si tiene lontano da Matteo Salvini. Soprattutto in queste ore.
Cosa ne penserà Meloni, di questi due registri e di questi due governi? Ha chiamato Mario Sechi come capo ufficio stampa, evidentemente per provare a gestire i pasticci dell’esecutivo. Ma poi negli Emirati Arabi, come spesso le accade, se l’è presa con la stampa.