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Altro che sinistra da Ztl: a Milano il vento del cambiamento spinge Schlein anche in periferia

In centro l'affluenza alle primarie non è stata altissima: non sono andati ai gazebo gli elettori che alle politiche avevano premiato Calenda. Ma l'affermazione della deputata è stata fortissima in tutta la città. Per lei soffia il "vento del Nord" che aveva premiato Renzi, Pisapia e prima di loro Bossi. Majorino: "Alla regionali qui abbiamo battuto Fontana di 10 punti"
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MILANO - E quelli "che vogliono fare la rivoluzione con la brioche in mano?" (si intende la famigerata Ztl di Milano, quelli che pur indossando preziose mutande di cachemire, si ostinano a votare a sinistra). "Ah, qui ne abbiamo visti pochi". Infatti lui aveva preparato paccate di schede, e poi si sono presentati in 250 appena, al seggio vicino al Duomo. Mattia Abdu, presidente del Municipio 1, cioè centro centro, anche lui aveva sentito molte leggende sulla vittoria di Elly Schlein su Bonaccini (tipo che lei è di famiglia borghese, che ha fatto le scuole in Svizzera, una vera radical chic e perciò da votare a colpo sicuro...), e questo fino al voto fatale, domenica scorsa, quando è stato chiaro a tutti che lei aveva vinto e stravinto non solo lì, ma in tutta Milano e anche più in là.

Al Corvetto, a Quarto Oggiaro, al Gratosoglio, le periferie famose della metropoli sempre 'in progress': 72 Schlein, 28 Bonac…

MILANO - E quelli "che vogliono fare la rivoluzione con la brioche in mano?" (si intende la famigerata Ztl di Milano, quelli che pur indossando preziose mutande di cachemire, si ostinano a votare a sinistra). "Ah, qui ne abbiamo visti pochi". Infatti lui aveva preparato paccate di schede, e poi si sono presentati in 250 appena, al seggio vicino al Duomo. Mattia Abdu, presidente del Municipio 1, cioè centro centro, anche lui aveva sentito molte leggende sulla vittoria di Elly Schlein su Bonaccini (tipo che lei è di famiglia borghese, che ha fatto le scuole in Svizzera, una vera radical chic e perciò da votare a colpo sicuro...), e questo fino al voto fatale, domenica scorsa, quando è stato chiaro a tutti che lei aveva vinto e stravinto non solo lì, ma in tutta Milano e anche più in là.

Al Corvetto, a Quarto Oggiaro, al Gratosoglio, le periferie famose della metropoli sempre 'in progress': 72 Schlein, 28 Bonaccini, più o meno ovunque. Tira quindi un'aria di cose che cambiano, il tempo poi dirà se questo si consoliderà o meno come è già successo in anni lontani, ad esempio "nel 2011, quando è cominciato il nuovo corso con la vittoria di Giuliano Pisapia su Letizia Moratti", ragiona Paolo Natale, politologo in Statale. Quel giorno ci fu gran festa sotto la pioggia in piazza del Duomo, e poi sbucarono dal nulla due arcobaleni, che fecero ben sperare nelle future concrete visioni dell'avvocato Pisapia (e non solo il popolo gay che viaggia sotto quella bandiera, ma tanti altri). Questa volta non ci sono stati arcobaleni, ma vento sì, e dice il professor Natale che è stato ed è un vento tipico del Nord, che soffia sull'asse Milano-Bologna e sta diventando quello che soffiava ai tempi della prima Lega, "quando Bossi sperava che la Padania diventasse cosa altra rispetto a Roma, staccandosi quindi dalla politica romana". Detta così, può persino sembrare una bestemmia, ma è vero che Milano è così diversa e lontana "da Roma, e anche da quel Nord che alle ultime regionali ha scelto la destra. Ma qui ha vinto la sinistra". Alla notizia della vittoria di Schlein, il sindaco Beppe Sala, che è un pragmatico, ha prontamente dichiarato: "Le daremo tutti una mano".

Lo stesso "sentiment" in centro e periferia

Alle ultime regionali, il Pd ha perso ma ha vinto. Il nuovo presidente è ancora il leghista Fontana, ma "lo abbiamo battuto di 10 punti, in gran parte grazie ai voti in periferia", dice Pierfrancesco Majorino. "E pure nel voto a Schlein, si è vista una buona partecipazione in quartieri popolari, che vuol dire che a Milano non siamo nel fortino della Ztl", qualunque cosa voglia ancora dire nel 2023. Intanto, sui Navigli spuntava un nuovo murale a firma TvBoy: una mano a pugno chiuso, ma con unghie laccate di rosso fiammante. Sullo sfondo, una lapide con su scritto "sinistra".

E tornando alla Ztl, "su questo c'è un clamoroso abbaglio di tutti questi anni, che proviene dal passato", dice Majorino. E adesso? Basta leggere i dati. Nel centro non è andata meglio che nel resto della città metropolitana. Anzi: "Qui alle primarie i dati di affluenza sono sempre stati altissimi. Questa volta invece erano livellati", spiega Abdu. Perché c'è stato un elettorato che sicuramente ha votato alle scorse primarie, ma non a queste, e sono gli elettori di Calenda "che certo non vengono a scegliere il segretario del Pd". Chiaro. E chi invece ha votato, "aveva lo stesso 'sentiment' del resto della città. Voglia di cambiamento", quindi Schlein, non Bonaccini. Esiste quindi nel Municipio principe di Milano, uno zoccoletto duro che è lo stesso che alle politiche ha votato il Terzo Polo per il 25 per cento. Affezionato alla evergreen Moratti, stavolta è andato a sciare.

Un simbolo di cambiamento

Per la verità, c'è un altro fattore molto più interno, che spiega altre cose: "Schlein è stata certo maggiormente mobilitante, e c'è stata anche una certa astensione dell'elettorato più riformista, che è quello vicino a Bonaccini", e di cui faceva parte uno come Pietro Bussolati, consigliere regionale Pd e fino a 5 anni fa segretario cittadino. "Schlein ha dato un messaggio che è stato percepito come di maggiore cambiamento, e questo a Milano spesso è premiante. Ma non è stata un'adesione di classe".

"Però, il centro di Milano vale un decimo, non dimentichiamolo", dice il professor Natale, autore di una ricerca della Statale su queste primarie: su 800 intervistati, tre quarti hanno votato Schlein, "e arrivano dal Pd. Il mainstream era che avrebbe vinto Bonaccini, invece ha vinto lei. Ma attenzione: non hanno votato lei, ma un simbolo di cambiamento, qualcosa del genere era successo con Renzi, il rottamatore che mandava a casa i vecchietti... Un 'cambiamo la rotta', insomma". Poi, tra molte leggende e banalità varie, "bisogna dire che tra i giovani Schlein ha avuto un plebiscito, tipo l'80 per cento", e qualcosa significa, nella città di avanguardia - non solo sui grattacieli, 'in primis' sui diritti - che è Milano, "dove si sperimentano cose al di là da venire". La così moderna Schlein, qui non poteva che andare benissimo.