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Pd, "effetto Schlein": boom del tesseramento, quasi 4mila iscritti in un giorno

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Nel partito continuano le trattative sul ruolo di Bonaccini, che preferirebbe fare i presidente e non il vicesegretario. Da Bonafoni a Pacella, arrivano volti nuovi in segreteria
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C'è già chi lo chiama "effetto Schlein". In appena 24 ore, dalla riapertura del tesseramento annunciata l'altra sera a Che tempo che fa, le nuove iscrizioni al Pd hanno sfiorato quota 4mila. Quasi quattromila elettori si sono collegati al sito del partito e hanno firmato l'adesione online. "È rinata una speranza", esulta il sindaco di Bologna Matteo Lepore: "Da qualche giorno mi accade che mi fermino per strada persone diverse tra loro - l'autista dell'ambulanza al semaforo, la signora con la figlia a spasso, il giovane cassiere del supermercato - per dirmi che si sarebbero iscritti al Pd". Un entusiasmo testimoniato anche dalla crescita nei sondaggi, che segnalano tutti un balzo di 2-3 punti rispetto alla settimana precedente e il sorpasso sul M5S.

C'è già chi lo chiama "effetto Schlein". In appena 24 ore, dalla riapertura del tesseramento annunciata l'altra sera a Che tempo che fa, le nuove iscrizioni al Pd hanno sfiorato quota 4mila. Quasi quattromila elettori si sono collegati al sito del partito e hanno firmato l'adesione online. "È rinata una speranza", esulta il sindaco di Bologna Matteo Lepore: "Da qualche giorno mi accade che mi fermino per strada persone diverse tra loro - l'autista dell'ambulanza al semaforo, la signora con la figlia a spasso, il giovane cassiere del supermercato - per dirmi che si sarebbero iscritti al Pd". Un entusiasmo testimoniato anche dalla crescita nei sondaggi, che segnalano tutti un balzo di 2-3 punti rispetto alla settimana precedente e il sorpasso sul M5S.

Il ruolo di Bonaccini

Ma non sono solo rose quelle che Schlein ha per le mani. Le spine stanno spuntando dalla trattativa con l'ala riformista. Il nodo è sempre lo stesso: il ruolo di Stefano Bonaccini. Farà il presidente del Pd, come lui preferirebbe, oppure il vicesegretario, incarico che lo inchioderebbe alla linea decisa dalla leader e dunque a una disciplina di partito più ferrea? È l'assemblea nazionale di domenica prossima, convocata per ratificare l'elezione di Schlein, la dead line indicata dal governatore emiliano per definire "un quadro complessivo". Quello cioè che dovrà stabilire quali e quante postazioni saranno riservate ai sostenitori della mozione sconfitta ai gazebo: in segreteria, in direzione e pure nei gruppi parlamentari.

In ballo non c'è solo il suo destino personale, ma l'agibilità di un'intera area politica, che - garantisce Bonaccini - "è pronta a collaborare e a dare una mano". A patto, però, che non venga umiliata. Lo dice pure il sindaco Dario Nardella: "La nostra preoccupazione non è chiedere posti, ma far vivere le nostre idee e le nostre posizioni dentro il Partito democratico, questo significa essere pluralisti", avverte. Perciò, "attendiamo di capire quale può essere una soluzione che ci metta in condizione di lavorare insieme e al meglio possibile", il monito lanciato ieri da Bonaccini. "Tocca a Elly avanzare una proposta al sottoscritto. È lei la segretaria, ci mancherebbe altro, tuttavia è pur vero che noi abbiamo ricevuto quasi la metà dei voti degli elettori alle primarie e avevo vinto con la maggioranza assoluta tra gli iscritti", la rivendicazione basata sui numeri.

Volti nuovi in segreteria

Un'incognita che rende ancora più complicata la chiusura del puzzle. Per dare il segno del cambiamento, in segreteria dovrebbero entrare diversi volti nuovi: fra questi c'è Marta Bonafoni - consigliera regionale del Lazio, rieletta di recente dopo aver guidato per cinque anni la lista civica Zingaretti - e il piemontese Andrea Pacella, uno dei capi dei Giovani democratici assai vicino alla neo-segretaria. Da affiancare a parlamentari esperti: Chiara Gribaudo (data in pole per il ruolo di vice), Chiara Braga (alla quale potrebbe andare la delega del lavoro), Alessandro Zan (diritti), Marco Furfaro (coordinatore della segreteria o vice-segretario), Marco Sarracino (organizzazione), Antonio Misiani (economia). Una partita legata a quella dei capigruppo nelle due Camere: Debora Serracchiani, in quota Bonaccini, potrebbe essere riconfermata a Montecitorio, mentre Francesco Boccia andrebbe a guidare i senatori (dove rimane anche l'ipotesi Cecilia D'Elia).

In casa del governatore, però, si ragiona a schema invertito: Palazzo Madama dovrebbe andare alla minoranza (il più accreditato è Alessandro Alfieri), dal momento che Schlein è deputata e di fatto "oscurerebbe" la capogruppo.

Il Terzo Polo e l'apertura di Calenda

Ma c'è anche un altro cruccio che agita i riformisti. Ovvero l'esodo silenzioso di quanti temono uno spostamento troppo a sinistra del baricentro dem e non vedono di buon occhio l'abbraccio tra Schlein e Giuseppe Conte. Oltre all'ex senatore renziano Andrea Marcucci, pure l'economista Carlo Cottarelli - appena eletto come indipendente - appare in ambasce. Dubbi che subito scatenano la controffensiva di Italia Viva: "Del partito di Veltroni e Renzi non è rimasto più nulla", attacca Ettore Rosato, "mi sembra che il Pd stia andando verso un'alleanza con il M5S e noi non staremo con loro". Tuttavia Carlo Calenda non solo frena, ma tende una mano: "Non c'è una pregiudiziale contro Elly Schlein. Se le battaglie sono giuste, come il salario minimo, si fanno insieme". In Parlamento. L'inizio di un percorso. E poi chissà.