Schlein: “Dialogo con Conte e Calenda”. E sull'Ucraina: "L'invio di armi è assolutamente necessario"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoDopo l'abbraccio a Firenze con Giuseppe Conte - "Giuselly", li hanno ribattezzati, un po' malignamente, i competitor interni della segretaria, come fossero i Ferragnez - Elly Schlein ospite di Fabio Fazio ha raccontato di voler dialogare anche con Carlo Calenda. Forse proprio per sganciarsi da questa narrazione: "Alcune battaglie come quella sul salario minimo e la difesa della sanità pubblica possiamo farle insieme", dice rivolta sia al Terzo Polo che ai 5 Stelle, con cui rimane la differenza sull'invio di armi all'Ucraina, "assolutamente necessario", per la nuova inquilina del Nazareno. Nella prima intervista da leader, Schlein dà l'idea di volersi tenere le mani libere, sulle alleanze. E di volersi impegnare prima a ricostruire l'identità del partito, come le ha suggerito sempre ieri, ospite di Lucia Annunziata, Romano Prodi. E a proposito di partito: "È finito il tempo dei personalismi e della c…
Dopo l'abbraccio a Firenze con Giuseppe Conte - "Giuselly", li hanno ribattezzati, un po' malignamente, i competitor interni della segretaria, come fossero i Ferragnez - Elly Schlein ospite di Fabio Fazio ha raccontato di voler dialogare anche con Carlo Calenda. Forse proprio per sganciarsi da questa narrazione: "Alcune battaglie come quella sul salario minimo e la difesa della sanità pubblica possiamo farle insieme", dice rivolta sia al Terzo Polo che ai 5 Stelle, con cui rimane la differenza sull'invio di armi all'Ucraina, "assolutamente necessario", per la nuova inquilina del Nazareno. Nella prima intervista da leader, Schlein dà l'idea di volersi tenere le mani libere, sulle alleanze. E di volersi impegnare prima a ricostruire l'identità del partito, come le ha suggerito sempre ieri, ospite di Lucia Annunziata, Romano Prodi. E a proposito di partito: "È finito il tempo dei personalismi e della conflittualità interna", dice la nuova segretaria. Basta correnti, basta "logiche di cooptazione". Assicura di non temere scissioni e che governerà il Pd "lavorando per tenerlo unito ma senza rinunciare a una direzione chiara". L'hanno detto altri leader subito dopo l'incoronazione e si sa com'è finita: le correnti hanno rialzato la testa.
Il sostegno all'Ucraina
Nell'intervista a "Che tempo che fa" Schlein dice parole nette anche sul tema del sostegno all'Ucraina, di cui aveva già parlato sabato in un colloquio con il New York Times. L'invio delle armi è necessario? "Assolutamente sì", risponde la segretaria del Partito democratico. "Abbiamo già votato su questo in Parlamento, bisogna sostenere il popolo ucraino rispetto a una invasione criminale, questo non è mai stato messo in discussione". Ma, aggiunge, "non ci può essere sinistra senza ambizione di costruire un futuro di pace e non possiamo rinunciare all'idea che i conflitti non si risolvono solo con le armi". Porre l'accento sulla pace, spiega la deputata dem, vuol dire, "da federalista europea convinta", dire che serve "un protagonismo forte dell'Unione europea, dal punto di vista politico e diplomatico". Poi l'osservazione: "Putin non è isolato, molti Paesi lo stanno ancora supportando". Però "si può fare maggiore pressione per arrivare alla fine del conflitto, a una conferenza multilaterale di pace che non può che essere una pace giusta".
Il nodo del ruolo di Bonaccini
Il primo tornante interno al partito, per Schlein, è fra una settimana: domenica a Roma riunirà l'assemblea nazionale. C'è da votare il presidente del partito, ruolo che Stefano Bonaccini vorrebbe per sé. Schlein invece, incontrando lo sconfitto venerdì, gli ha offerto la vice-segreteria. Bonaccini ha preso tempo. Ma non sembra destinato ad accettare. È più di una sensazione se il suo principale sponsor, l'ex ministro Lorenzo Guerini, capo del correntone di Base riformista, ai suoi ha detto: "Non credo che l'unità si debba necessariamente esprimere con l'ingresso in segreteria. Schlein ha vinto le primarie e penso sia giusto che l'esecutivo debba essere conseguente". Cioè espressione solo della maggioranza. Poi certo, ragiona Guerini, "saremo leali e collaborativi". La neo-leader non ha sciolto il nodo. Tra i fedelissimi, c'è chi assicura che alla fine Bonaccini sarà accontenato. Altri giurano che l'accordo ancora non c'è. Certo il segnale che manda Base riformista non è criptico: collaborare sì, ma in uno schema in cui c'è una maggioranza e una minoranza. Senza commistioni. Anche per far pesare i tesserati, bacino in cui aveva prevalso Bonaccini. Parlando proprio di tessere, Schlein ieri ha annunciato di avere riaperto le iscrizioni al partito. In mezz'ora, raccontano al Nazareno, si sono iscritti in mille, sito in tilt.
Squadra, primi nomi blindati
La poltrona da presidente non è l'unica casella su cui le trattative sono in corso. Ballano le presidenze dei gruppi a Camera e Senato. Francesco Boccia è in pole per quella di Palazzo Madama, ma i bonacciniani la preferirebbero a quella della Camera, dato che a Montecitorio, in tutti i dibattiti chiave, interverrebbe direttamente Schlein. La nuova segretaria comunque non ha intenzione di farsi stritolare da questi meccanismi. Lavora alla squadra, su cui vuole avere l'ultima parola. Qualche nome è considerato blindato: Marco Furfaro come coordinatore, Marco Sarracino all'Organizzazione (sarebbe "il Donzelli" del Pd), l'ex sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, in un altro ruolo chiave, gli Enti Locali. E poi Alessandro Zan, le due "Chiare", Gribaudo e Braga, e l'ex deputato bersaniano Alfredo D'Attorre.