"La volontà di ingannarmi si è mostrata più volte. Io sono convinto di essere stato coinvolto in questo procedimento per i comportamenti di Elisabetta Tulliani e per le dichiarazioni false di Amedeo Labocetta. Tutto ciò per un astio politico che a quei tempi era ben noto. Il 2010, nell'anno dello scontro con il presidente Berlusconi, con la divisione con il Pdl, si determinò un clima incandescente. E avendo avuto la responsabilità di formare un nuovo schieramento politico ero, agli occhi di molti, un bersaglio che andava colpito".
È questa la verità di Gianfranco Fini. L'ex presidente della Camera ha risposto in aula a proposito di quella che secondo i magistrati è stata "un'intesa stretta" con il "re delle slot" Francesco Corallo, accusato di non aver pagato allo Stato italiano 85 milioni di euro di tributi erariali, riciclati attraverso un complesso sistema a cui avrebbero preso parte anche Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani, rispettivamente moglie, cognato e suocero dell'allora leader di Alleanza Nazionale, il partito che ha svenduto la famosa casa di Montecarlo, acquistata dal cognato di Fini con in denaro di Corallo e successivamente venduta con un'importante plusvalenza.
Fini ha allontanato i sospetti sulla sua vicinanza a Corallo: "Ho conosciuto Francesco Corallo nell'agosto del 2004 a Saint Martin dove mi aveva invitato Amedeo Labocetta (ex parlamentare del Popolo delle Libertà ndr). Prima lo avevo incontrato in modo saltuario per eventi politici, mai in sedi istituzionali o per i suoi fini imprenditoriali", ha detto in aula
Poi ha parlato della casa di Montecarlo, il famoso appartamento di boulevard Princesse Charlotte donato ad Alleanza Nazionale dalla contessa Colleoni e poi finito nelle mani dei Tulliani.
"Una vicenda dolorosa. Sono stato ingannato da Giancarlo Tulliani e dalla sorella. Tulliani chiese se fosse vero che An avesse un appartamento a Montecarlo e insistettero perché lo mettessi in vendita. Diceva che una società era interessata ad acquistarlo. Successivamente ho ricostruito i fatti dagli atti. Io fin quando non sapevo chi era quel personaggio di Tulliani non vedevo nulla di disdicevole nel metterlo in contatto con qualcuno quindi lo misi in contatto con la Rai e poi con l'ambasciatore a Montecarlo perché voleva la cittadinanza", ha spiegato riferendosi a quanto dichiarato in aula dall'ex responsabile delle relazioni esterne della Rai, Guido Paglia, che ha detto di aver subito pressioni da Fini per far acquistare in Rai alcune produzioni che avrebbe dovuto realizzare Tulliani.
Tra i protagonisti del procedimento anche Amedeo Laboccetta, l'ex deputato del Pdl che aveva testimoniato a proposito dei rapporti opachi di Gianfranco Fini nel periodo in cui Corallo bramava il rinnovo delle concessioni sul gioco d'azzardo, visto che la società Atlantis del Re delle Slot gestiva il 40% del mercato delle macchinette mangiasoldi.
"Corallo e Laboccetta erano presenti al compleanno di mia figlia perché me lo aveva chiesto mia moglie Elisabetta. Era il dicembre 2008" ha detto dicendo tuttavia che Laboccetta avrebbe mentito, coinvolgendo Fini nel processo, per astio politico.