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Mattarella avvisa il governo: “I profughi scappano per cercare un futuro”

(ansa)
Dopo l’omaggio alle vittime di Cutro, il capo dello Stato da Potenza torna sul naufragio e invia tre messaggi all’esecutivo: “Il nostro Paese si è commosso. Ora Italia e Ue facciano scelte concrete: queste persone costrette a lasciare la loro terra”
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Era previsto soltanto un saluto. Invece Sergio Mattarella ha fatto un discorsetto al governo. Era l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Potenza (diciottomila laureati negli ultimi venticinque anni); avrebbe potuto parlare soltanto di ricerca, giovani, innovazione, al contrario è voluto tornare potentemente sulla tragedia di Cutro. Con tre messaggi per palazzo Chigi, citato nel suo richiamo alla responsabilità, («il cordoglio deve tradursi in scelte concrete e operative») dopo che nella sua prima uscita, domenica 26 febbraio, aveva invocato la solidarietà della sola Europa.

L’altro destinatario è stato, seppur non citato esplicitamente, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quando ha rievocato gli afghani che nell’agosto del 2021 premevano all’aeroporto di Kabul per salire su uno degli ultimi aerei. Poteva non dirlo. Era fuori contesto, qui. Invece l’ha detto. Se a ca…

Era previsto soltanto un saluto. Invece Sergio Mattarella ha fatto un discorsetto al governo. Era l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Potenza (diciottomila laureati negli ultimi venticinque anni); avrebbe potuto parlare soltanto di ricerca, giovani, innovazione, al contrario è voluto tornare potentemente sulla tragedia di Cutro. Con tre messaggi per palazzo Chigi, citato nel suo richiamo alla responsabilità, («il cordoglio deve tradursi in scelte concrete e operative») dopo che nella sua prima uscita, domenica 26 febbraio, aveva invocato la solidarietà della sola Europa.

L’altro destinatario è stato, seppur non citato esplicitamente, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quando ha rievocato gli afghani che nell’agosto del 2021 premevano all’aeroporto di Kabul per salire su uno degli ultimi aerei. Poteva non dirlo. Era fuori contesto, qui. Invece l’ha detto. Se a casa tua vige la legge della sharia e l’arbitrio medievale dei talebani impossibile non pensare di andarsene, «con sofferenza», ha precisato, perché nessuno vorrebbe essere costretto a emigrare. In questi giorni pietà l’è morta e Mattarella non vuole che si abbassi la tensione su una tragedia enorme, che ha ripercussioni internazionali (molti dei naufraghi erano destinati al Nord Europa), e che, considerate le inchieste che si stanno aprendo, potrebbe avere sviluppi non prevedibili.

E infatti — ecco il terzo monito — ha parlato anche in vista del consiglio dei ministri di giovedì in Calabria. Nessuno — né a Bruxelles né a Roma — può pensare chiamarsi fuori. È una storia che riguarda tutti gli attori. Mattarella vigilerà, secondo le sue prerogative. Questi sono i temi in cui dà il meglio di sé. La sua indignazione di italiano (ha ricordato «la commozione dell’intero Paese» e, verrebbe da aggiungere, in stridente contrasto con l’atteggiamento del governo), e di cattolico, è assoluta. Né fa nulla per mascherarlo. Sa benissimo, perché ne ha parlato innumerevoli volte, che la questione migranti è una tela di Penelope, ma in primo luogo vanno salvate le persone. L’immagine della consegna dei peluche ai bambini sopravvissuti e il raccoglimento davanti alle bare rappresentano uno schiaffo morale al cinismo imperante.

Quel che farà adesso il governo non è di competenza del Quirinale, su questo Mattarella è sempre stato chiarissimo. Non si è mai permesso di valicare il campo altrui. Ma c’è una cornice, politica, etica, costituzionale, entro la quale bisogna rimanere. In altre parole: l’invito a rimanere umani. È un manifesto: «A non molta distanza da qui, sulle coste di Calabria, si è verificato un evento tragico. I profughi afgani hanno fatto tornare anzitutto in mente quanto il nostro Paese ha fatto nel momento in cui i talebani occupavano Kabul per portare in Italia non soltanto i nostri militari in missione lì, ma tutti i cittadini afghani che avevano collaborato con la nostra missione. Non ne abbiamo lasciato nessuno, li abbiamo tutti accolti. Ecco, questo ci fa tornare alla mente le immagini televisive della grande folla all’aeroporto di Kabul che imploravano un passaggio in aereo per recarsi altrove. Ci fa quindi comprendere il perché intere famiglie, persone che non vedono futuro, cercano di lasciare, con sofferenza — come sempre avviene — la propria terra per cercare un avvenire altrove, per avere possibilità di un futuro altrove». Beh, al Viminale avranno fischiettato. «Perché questa è la risposta vera da dare alle violazioni dei diritti umani e della libertà in qualunque parte del mondo».

Un altro rimando all’immigrazione è stato nelle citazioni ripetute che il Presidente ha riservato a Pegah Moshir Pour, l’attivista dei diritti umani — «iraniana e italiana», si definisce su Instagram — che era intervenuto prima di lui, chiedendo di «fare presto» in Iran. Mattarella le ha dato ragione. Moshir Pour, 32 anni, si batte per i diritti delle donne a Teheran. Amadeus l’ha voluta a Sanremo. Moshir ha fatto politica nelle sardine. Nell’ottobre del 2020 era al convegno di Supino, in provincia di Frosinone. A un certo punto arrivarono anche Elly Schlein e Peppe Provenzano. Tutto torna in questi giorni.

Mattarella ieri ha voluto parlare a braccio. È piuttosto raro che lo faccia, almeno per tutto quel tempo. È il segno di un’urgenza che ha avvertito, anche rispetto al cuore del Paese, turbato da quella strage di innocenti. Ed è un segnale a chi nella catena di comando dei soccorsi ha interpretato, o fatto finta di interpretare, un invito al lassismo nei soccorsi, a non derogare alla legge del mare e dell’umana compassione. La prossima volta «fate presto».