✕

L’Ue: “Mezzo miliardo per i corridoi umanitari per i migranti”. Scontro Meloni-Salvini sui poteri di Piantedosi

Giorgia Meloni (ansa)

Ascolta l'audio

Faccia a faccia tra la premier e il vice. Duello sulle norme da portare a Cutro nel Cdm. Lettera di von der Leyen: “Eviteremo altre tragedie”
2 minuti di lettura

ROMA - È il giorno in cui Ursula von der Leyen promette una "soluzione europea" che provi a "evitare tragedie" come quelle di Cutro. Rispondendo a una missiva di Giorgia Meloni, la Presidente della Commissione annuncia l’intenzione di rafforzare il coordinamento europeo sulle attività Sar e di stanziare entro il 2025 mezzo miliardo di euro per corridoi umanitari che permettano di accogliere in Europa 50 mila persone. Palazzo Chigi esprime "profonda soddisfazione", anche se la portata degli interventi non sembra preludere a una svolta e non vedranno comunque la luce nel Consiglio europeo del prossimo 23-24 marzo.

Nel frattempo, però, la premier deve fare i conti con l’attualità. E in particolare, con uno scontro sotterraneo e durissimo nella maggioranza. La battaglia, in queste ore, si concentra sui poteri di Matteo Piantedosi. Meloni vorrebbe limitarli. In particolare, c’è sul tavolo anche la pos…

ROMA - È il giorno in cui Ursula von der Leyen promette una "soluzione europea" che provi a "evitare tragedie" come quelle di Cutro. Rispondendo a una missiva di Giorgia Meloni, la Presidente della Commissione annuncia l’intenzione di rafforzare il coordinamento europeo sulle attività Sar e di stanziare entro il 2025 mezzo miliardo di euro per corridoi umanitari che permettano di accogliere in Europa 50 mila persone. Palazzo Chigi esprime "profonda soddisfazione", anche se la portata degli interventi non sembra preludere a una svolta e non vedranno comunque la luce nel Consiglio europeo del prossimo 23-24 marzo.

Nel frattempo, però, la premier deve fare i conti con l’attualità. E in particolare, con uno scontro sotterraneo e durissimo nella maggioranza. La battaglia, in queste ore, si concentra sui poteri di Matteo Piantedosi. Meloni vorrebbe limitarli. In particolare, c’è sul tavolo anche la possibilità di modificare e provare a migliorare l’attuale gestione dell’azione di coordinamento dei salvataggi, affidata fino ad oggi al lavoro esclusivo della centrale operativa di Pratica di Mare, che fa capo al Viminale. Un’opzione su cui Palazzo Chigi sta incontrando la durissima resistenza del ministro dell’Interno, di Matteo Salvini e delle burocrazie dei corpi preposti.


È una partita complessa, perché Meloni ufficialmente non vuole e non può sconfessare il suo ministro. Non si mostra in Aula al suo fianco. E lo stesso fanno i ministri con più peso nell’esecutivo. A sera, poi, la premier interviene solo attraverso una nota di Palazzo Chigi in cui si esprime il "plauso per l’esposizione puntuale dei fatti" del titolare del Viminale. E aggiunge: in assenza di segnalazione di Frontex, "il naufragio non può essere responsabilità della Guardia Costiera, né della Guardia di Finanza", così come non ci sono state "carenze nelle operazioni di soccorso". E però, la partita è assai più intricata. In particolare, attorno ai meccanismi di coordinamento delle attività Sar.


Migliorare il coordinamento delle azioni di ricerca e salvataggio — oggi affidato a Pratica di Mare, che gestisce gli interventi in mare della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera — diventa uno dei terreni su cui si consuma il rapporto tra Palazzo Chigi e il Viminale. Piantedosi è ostile anche solo ad avviare una discussione, nonostante l’accaduto. Lo considera un altro passo verso il percorso di “commissariamento” tentato da Palazzo Chigi. E Matteo Salvini, che ieri sera è stato ricevuto nella sede del governo dalla premier, lo sostiene.


Il confronto tra Meloni e il leghista non sembra avere ancora sciolto tutti i nodi, a poche ore dal consiglio dei ministri che si terrà domani in Calabria. Il vicepremier insiste per far approvare norme stringenti su rimpatri e permessi, che ricalcano quelle dei decreti sicurezza del 2018. Ma c’è di più. Salvini esce allo scoperto e sceglie di sconfessare pubblicamente la sua premier. In un’intervista rilasciata al mattino su Rtl gli domandano se sia la presidente del Consiglio a frenare la linea dura leghista sull’immigrazione, bocciando alcune norme che il Carroccio avrebbe voluto inserire nei provvedimenti di domani. La replica è glaciale: "Il decreto lo porta il ministro Piantedosi, io lavoro alle Infrastrutture". Decide il titolare dell’Interno, insomma. E non Meloni.


Tutte spine che l’annunciato piano europeo — ancora da scrivere, ancora lontano dal concretizzarsi — non può rendere meno fastidiose. Resta comunque agli atti la presa di posizione di von der Leyen: "Dobbiamo coordinare le nostre azioni con i nostri partner per prevenire le partenze irregolari e salvare vite". A tal fine la Commissione promette di intensificare la cooperazione con i partner del Nord Africa, in particolare Tunisia ed Egitto.

E ancora: "Condivido con te — scrive la Presidente della Commissione, rivolgendosi a Meloni — la visione secondo la quale gli europei hanno il dovere morale di agire per evitare simili tragedie". Tra le altre promesse, quella di fornire "un ulteriore supporto alla gestione dei confini marittimi della Libia e alle capacità di ‘search and rescue’", assieme ad "azioni per rafforzare i confini terrestri dell’Egitto".


La premier coglie il segnale, ovviamente. E rilancia sui tempi: "Emerge la piena consapevolezza di come vi sia la necessità di una concreta e immediata risposta europea in tema migratorio". Non arriverà al prossimo Consiglio, il secondo consecutivo in cui si discute di migranti.