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Meloni al Quirinale: l'8 marzo della prima premier donna. Mattarella: "La strada per la parità di genere è ancora lunga""

Sergio Mattarella con Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni, e Silvana Sciarra al Quirinale (ansa)
In molti speravano di vedere anche la neosegretaria del Pd Schlein, assente perché non ancora formalmente insediata alla guida dei dem. Il presidente della Repubblica: "I femminicidi vanno puniti con la massima severità"
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“Dov’è Elly Schlein?” “Hai visto Schlein?” Queste erano le domande più ricorrenti oggi al Quirinale, alla cerimonia per l’8 marzo. In molti si aspettavano la neosegretaria pd al Colle, dove in prima fila si era accomodata la premier Giorgia Meloni. Ma chi voleva vedere le due donne della politica italiana per la prima volta allo stesso evento è rimasto deluso.

In assenza della leader democratica (assente perché non ancora formalmente insediata) Meloni ha così occupato tutta la scena, finendo, a cerimonia conclusa - quando Sergio Mattarella aveva già lasciato la sala dei Corazzieri - inghiottita dalle richieste di selfie. Una calca soffocante, durante parecchi minuti, sotto lo sguardo benedicente del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ogni tanto borbottava “Giorgia, è tardi, Giorgia guarda che dobbiamo andare". 

“Brava Giorgia, è un’emozione  avere una…

“Dov’è Elly Schlein?” “Hai visto Schlein?” Queste erano le domande più ricorrenti oggi al Quirinale, alla cerimonia per l’8 marzo. In molti si aspettavano la neosegretaria pd al Colle, dove in prima fila si era accomodata la premier Giorgia Meloni. Ma chi voleva vedere le due donne della politica italiana per la prima volta allo stesso evento è rimasto deluso.

In assenza della leader democratica (assente perché non ancora formalmente insediata) Meloni ha così occupato tutta la scena, finendo, a cerimonia conclusa - quando Sergio Mattarella aveva già lasciato la sala dei Corazzieri - inghiottita dalle richieste di selfie. Una calca soffocante, durante parecchi minuti, sotto lo sguardo benedicente del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ogni tanto borbottava “Giorgia, è tardi, Giorgia guarda che dobbiamo andare". 

“Brava Giorgia, è un’emozione  avere una donna premier”, dicevano le signore che agitavano freneticamente smartphone e tablet: “Mia figlia non ci crederà che ho una foto con te!”. A stringerle la mano deputate di tutti gli schieramenti, esponenti dell’imprenditoria e della società civile, la rettrice della Sapienza. E piovevano inviti, complimenti, adulazioni. “Le parole che abbiamo sentito oggi ci richiamano ad essere intransigenti nel nostro ruolo”, ha spiegato la premier dopo che è venuta a prenderla la responsabile del cerimoniale: “Presidente, sono venuta a salvarla”. 

Quest’onda non era necessariamente prevedibile. Il rapporto con l’8 marzo per la premier è complesso. Un anno fa, da leader di Fratelli d’Italia, inaugurò la mostra “Patriote d’Italia”, voluta dal Dipartimento Pari opportunità e Famiglia del suo partito. Nacquero polemiche. Quella parola, patriote, suscitò più di una riserva. Ma quello è del resto il lessico di cui si serve la leader di una destra nazionalistica: patriote, nazione; Giorgia parla così. Lei si giustificò “Per me patriota è chiunque non si chiude nel suo guscio, è anche chi fa la raccolta differenziata…”. 

Oggi Meloni è una statista e anche da sinistra hanno fatto la fila per farsi un selfie. È cambiata Meloni o è il potere che cambia la percezione?

La cerimonia è stata bella e significativa. Sergio Mattarella l’ha voluta dedicare alla resistenza delle donne iraniane e afghane, al loro martirio. Due battaglie che stanno molto a cuore al presidente. È intervenuta l’attivista iraniana Pegah Taskakkori, che ha raccontato la lotta delle sue connazionali, ricordando l’orrore delle studentesse avvelenate; poi è toccato a Frozan Nawabi, che si è detta poco ottimista sul futuro prossimo del suo Paese, dopo i 35 decreti talebani che hanno messo in ginocchio la vita delle donne. “Ma non lasciatele sole, non riconoscete il regime dei talebani”. Nawabi è stata a Crotone, dopo la strage, raccogliendo le voci dei sopravvissuti.  

Mattarella ha detto che l’Italia in incoraggia la lotta delle donne dei due Paesi: “Non possiamo rimanere estranei al loro grido di libertà” E sull’Iran: “Si condanna da sé uno Stato che uccide i propri figli”. Ha ricordato che da noi in Italia “la strada per la parità è ancora lunga, vigono ancora mentalità grottesche”, anche se ha riconosciuto che “tanto è stato fatto”. Abbiamo non solo una premier donna, ma anche una donna al vertice della Consulta e una a capo della Cassazione. Mattarella ha sottolineato il dramma dei femminicidi (“da punire con la massima severità”), dando un significativo ampio alla giornata: “I diritti delle donne sono i diritti di tutti”.