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Migranti, ecco perché il piano di Ursula von der Leyen è una scatola vuota

Manca la volontà politica, le proposte sul tavolo sono operative e i fondi stanziati - 500mila euro - sono pochi
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BRUXELLES - "Abbiamo il dovere morale di agire per evitare simili tragedie". Nella lettera inviata ieri alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tende la mano all'Italia per una soluzione europea della questione migranti dopo la tragedia di Cutro. Promette un vertice ad hoc nel mese di marzo e mette sul patto 500 milioni di fondi.

Ma come sempre è accaduto da almeno 15 anni a questa parte, sono passi a metà. Si tratta di annunci che raramente portano a novità concrete.

Intano perché il nuovo Patto sull'Asilo e i migranti è fermo nei box dei vari Consigli europei da due anni. Segno che gli strumenti legislativi comunitari in teoria ci sarebbero. Mancano, però, le volontà politiche. In secondo luogo perché già venerdì ci potrebbe essere l'occasione di un Consiglio dei ministri Ue degli Interni per affrontare la situazione ma t…

BRUXELLES - "Abbiamo il dovere morale di agire per evitare simili tragedie". Nella lettera inviata ieri alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tende la mano all'Italia per una soluzione europea della questione migranti dopo la tragedia di Cutro. Promette un vertice ad hoc nel mese di marzo e mette sul patto 500 milioni di fondi.

Ma come sempre è accaduto da almeno 15 anni a questa parte, sono passi a metà. Si tratta di annunci che raramente portano a novità concrete.

Intano perché il nuovo Patto sull'Asilo e i migranti è fermo nei box dei vari Consigli europei da due anni. Segno che gli strumenti legislativi comunitari in teoria ci sarebbero. Mancano, però, le volontà politiche. In secondo luogo perché già venerdì ci potrebbe essere l'occasione di un Consiglio dei ministri Ue degli Interni per affrontare la situazione ma tutti si sono già affrettati a spiegare che non sarà quella la riunione in cui assumere decisioni.

Il governo italiano ha accolto la risposta di Von der Leyen come se fosse una sua vittoria. E non la considera una ulteriore dilatazione dei tempi. Sembra, però, un gigantesco gioco delle parti. Il tutto acuito dalla circostanza che l'Europa sta entrando nell'ultimo anno di legislatura e quindi nei 12 mesi elettorali. È difficile, se non improbabile, che nel bel mezzo della campagna per il Parlamento Ue ci siano governi pronti a stringere un accordo sul dossier più sensibile dal punto di vista del consenso e del rapporto eletti-elettori. Una dinamica che coinvolge la stessa presidente della Commissione. Che da tempo ha avviato la sua personale campagna per rimanere altri cinque anni a Palazzo Berlaymont o per un altro incarico internazionale. E per farlo deve avere buoni rapporti con tutti. Almeno nelle intenzioni. Anche con il governo di destra dell'Italia.

"Noi - scrive ancora Von der Leyen - lavoriamo per raggiungere un accordo su un legislativo comune quadro, l'Ue può agire. Per questo motivo ho definito misure operative immediate, alla luce dell'ultimo Consiglio europeo. Mi sento incoraggiata dalla reazione e, in particolare, dall'impegno mostrato dall'Italia a lavorare a stretto contatto con l'Ue". Ma alla fine sul tavolo ci sono due proposte che di operativo hanno poco: fare il punto della situazione al Consiglio europeo di fine mese (appunto, fare il punto della situazione e non decidere) e 500 milioni. Qualche anno fa per affrontare la crisi migratoria sulla rotta balcanica vennero stanziati 3 miliardi.