✕

Veltroni e i padri nobili del Pd plaudono alla svolta: “Fiducia in Schlein, torniamo alle origini”

Ascolta l'audio

La leader dem ritenuta interprete di una sinistra moderna. Grillo: “Le nostre idee con altri nomi”
3 minuti di lettura

ROMA - A proposito di Elly Schlein, sono “speranza” e “fiducia” le parole che più di frequente ricorrono nelle riflessioni dei padri fondatori del Pd. Speranza di futuro e radici insieme. Fiducia nel ritorno a quello spirito originario che ormai quindici anni orsono seppe unire culture e tradizioni politiche diverse — la sinistra e il cattolicesimo democratico, assemblati fin lì nell’Ulivo di Prodi — con l’ambizione di diventare maggioranza nel Paese.


Un’esperienza che ha rischiato di morire, soffocata dalle correnti e dalle aspirazioni personali di un gruppo dirigente più attento al proprio destino che alla comunità, incapace di immaginare un orizzonte al di là del portone di Palazzo Chigi. Per questo — è opinione di chi il Pd l’ha creato — c’era bisogno di una donna, la prima donna, sulla tolda del Nazareno: una outsider che ama definirsi "nativa democratica…

ROMA - A proposito di Elly Schlein, sono “speranza” e “fiducia” le parole che più di frequente ricorrono nelle riflessioni dei padri fondatori del Pd. Speranza di futuro e radici insieme. Fiducia nel ritorno a quello spirito originario che ormai quindici anni orsono seppe unire culture e tradizioni politiche diverse — la sinistra e il cattolicesimo democratico, assemblati fin lì nell’Ulivo di Prodi — con l’ambizione di diventare maggioranza nel Paese.


Un’esperienza che ha rischiato di morire, soffocata dalle correnti e dalle aspirazioni personali di un gruppo dirigente più attento al proprio destino che alla comunità, incapace di immaginare un orizzonte al di là del portone di Palazzo Chigi. Per questo — è opinione di chi il Pd l’ha creato — c’era bisogno di una donna, la prima donna, sulla tolda del Nazareno: una outsider che ama definirsi "nativa democratica", cosmopolita, senza mezze misure. Per provare a inverare la profezia declinata da Aldo Schiavone nel bel saggio-manifesto sulla sinistra: "Al pensiero progressista — scrive lo storico, molto in anticipo sulle primarie — serve una rottura radicale. Con al centro una nuova idea di uguaglianza, svincolata dalle rovine del socialismo, e la visione di un mondo globale guidato non solo dalla tecnica e dai mercati, ma da un modello universale di cittadinanza oltre la cornice degli Stati".


E chi meglio di Schlein, almeno sulla carta, può interpretarlo? Walter Veltroni, che del Partito democratico è stato iniziatore e primo segretario, non pare avere dubbi. "Sono fiducioso e ho speranza che Elly riesca a portare il Pd alle sue origini, ossia un partito di sinistra in grado di conquistare la maggioranza degli elettori", dice a Rtl. "C’è uno spazio enorme per una forza di sinistra, non un indistinto che non sai cos’è e dov’è", aggiunge poi a Metropolis, il web-talk di Gedi. «"Una forza che non sia minoritaria, ma miri a essere più larga possibile, competitiva, con prospettive di governo non come fine ma come mezzo".

Indispensabile, ora più che mai: "In Italia", prosegue Veltroni, "c’è bisogno di strumenti capaci di accorciare la forbice fra chi ha e chi non ha. Dobbiamo tenere dentro quella parte di società che rischia di sganciarsi, con pericoli grossi per la tenuta stessa del Paese". Già denunciati da Romano Prodi: "C’è tanta gente che non si sente più rappresentata e nemmeno lontanamente ascoltata. Questa è la sfida che il Pd ha davanti". Conferma Veltroni: "Stiamo vivendo un periodo inedito: la crisi sociale ed ecologica, la pandemia, gli effetti della guerra. Una fase in cui se non stiamo attenti il rischio di divaricazione si fa elevato". Proprio ciò che Schlein intende combattere a forza di proposte: dal salario minimo alla lotta alla precarietà.

Temi-chiave di quella sinistra "aperta e moderna" auspicata dall’ex capo del Pd. Che tuttavia sembra spaventare Beppe Grillo per l’effetto svuotamento sul Movimento: "Elly Schlein? Va benissimo! Dovranno dire tutte le nostre idee per andare avanti", ha gigioneggiato ieri il garante dei 5S. "Tutte le nostre idee con altri nomi. Fanno così".


Dario Franceschini è stato il primo a riconoscere nell’ex vice-presidente emiliana la linfa capace di rivitalizzare i Dem: "Dopo la pandemia e il conflitto in Ucraina stanno cambiando tutti i punti di riferimento attorno a noi. In Europa, nel rapporto tra Stati e mercati, tra economia e ambiente, tra era digitale e diritti. Solo generazioni nuove possono capire e interpretare veramente questa stagione", il pensiero dell’ex ministro della Cultura. E Schlein, che di anni ne ha 37, "ha tutte le caratteristiche culturali e personali per essere la leader in questo tempo nuovo". Non solo, anche se contano, per ragioni anagrafiche: dopo dieci anni quasi ininterrotti di governo, "il Pd non ha bisogno di continuità e tranquillità ma di un punto di frattura", ancora Franceschini. "Questa destra così estrema la si contrasta non proponendo al Paese, come troppe volte abbiamo fatto, pressappoco le loro stesse risposte con una spruzzatina di giustizia sociale in più, ma facendo emergere tutte le differenze profonde sui valori e sui modelli di società. Perciò serve un Pd più radicale nella proposta politica, più netto e più coraggioso".


Eccolo il nodo vero. Perduto di vista nel tempo. "La sfida di Schlein riguarda soprattutto la definizione dell’identità del partito, un tema che concerne la sua autonomia", ragiona Miguel Gotor, storico e saggista prestato al Campidoglio, approdato in Art.1 durante l’era Renzi ma ora sulla via del ritorno. "Il nuovo Pd deve stabilire un progetto alternativo a questa destra senza avere timore del conflitto politico. Vedo due temi su tutti: il lavoro, che fissi una soglia minima dignitosa di salario e incentivi alla stabilizzazione dei più giovani perché dalla qualità del lavoro si misura la qualità della democrazia di un Paese; la difesa intransigente del sistema sanitario nazionale e pubblico che contrasti il disegno dell’autonomia differenziata di Calderoli. Se il nuovo Pd riuscirà ad essere credibile e coerente anzitutto su questi due punti, il resto verrà da sé". La speranza c’è, la fiducia pure. Ora sta a Schlein esserne all’altezza.