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Cutro, la rabbia dei parenti. "L'invito di Meloni non ha più senso. Ci aspettavamo un omaggio alle bare". Recuperata 73esima vittima: è un bambino di 5 anni

Il giorno dopo l'arrivo (e la partenza lampo) dell'esecutivo in Calabria, il 31enne afghano Alidad Shiri sintetizza il pensiero di molte persone che nel naufragio del 26 febbraio sulle coste crotonesi hanno perso parenti e amici
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"L'invito di Giorgia Meloni ai familiari delle vittime del naufragio ad andare prossimamente a Palazzo Chigi non ha più senso ormai. Molte persone sono ripartite dall'Italia per tornare nei Paesi in cui vivono, la maggior parte in Germania ma anche in Belgio, in Austria. Ci saremmo aspettati una visita ieri, visto che tutto il Governo era a Cutro per il Consiglio dei ministri, invece ci hanno lasciati soli nel nostro dolore": il giorno dopo l'arrivo (e la partenza lampo) dell'esecutivo in Calabria, il 31enne afghano Alidad Shiri sintetizza il pensiero di molte persone che nel naufragio del 26 febbraio sulle coste crotonesi hanno perso parenti e amici. Lui, che a Cutro è arrivato per cercare il cugino 17enne Atiqullah e, dopo una settimana di ricerche vane, ha deciso di tornare nella città del Nord in cui vive. Lui, come tanti uomini e donne, che per tutto il 9 marzo hanno aspettato invano che la premier Giorgia Meloni o un ministro s…

"L'invito di Giorgia Meloni ai familiari delle vittime del naufragio ad andare prossimamente a Palazzo Chigi non ha più senso ormai. Molte persone sono ripartite dall'Italia per tornare nei Paesi in cui vivono, la maggior parte in Germania ma anche in Belgio, in Austria. Ci saremmo aspettati una visita ieri, visto che tutto il Governo era a Cutro per il Consiglio dei ministri, invece ci hanno lasciati soli nel nostro dolore": il giorno dopo l'arrivo (e la partenza lampo) dell'esecutivo in Calabria, il 31enne afghano Alidad Shiri sintetizza il pensiero di molte persone che nel naufragio del 26 febbraio sulle coste crotonesi hanno perso parenti e amici. Lui, che a Cutro è arrivato per cercare il cugino 17enne Atiqullah e, dopo una settimana di ricerche vane, ha deciso di tornare nella città del Nord in cui vive. Lui, come tanti uomini e donne, che per tutto il 9 marzo hanno aspettato invano che la premier Giorgia Meloni o un ministro si affacciassero al palazzetto dello sport di Crotone, dove più di 50 bare testimoniano silenziose una tragedia di cui ancora non si conoscono i numeri. 

A dodici giorni dal naufragio, mentre sulla spiaggia della frazione di Steccato di Cutro si continuano a cercare cadaveri, il bilancio non è definitivo: 73 i morti accertati - 30 dei quali con meno di 18 anni: l'ultimo questa mattina, un bambino di 5 anni -, 63 quelli identificati, di 9 invece non si conosce ancora il nome. Ottantadue sono i superstiti, la maggior parte dei quali ospitati in un hotel di Crotone, i minori in una comunità. Uno di loro ieri ha festeggiato 16 anni, con una pizza e coca cola in un locale della città insieme agli assistenti sociali. E' ancora sotto shock per quello che ha visto la notte del naufragio, di quello che è accaduto ricorda pochissimo o forse la sua mente sta tentando di dimenticare. Sollecitare la memoria dei naufraghi, del resto, non è cosa facile anche se è un passaggio fondamentale nell'ambito delle indagini coordinate dal procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia. Così come non è facile l'identificazione degli scafisti, che sarebbero di più dei quattro già arrestati. Almeno sei o sette, stando ai racconti dei superstiti, uno è tra le vittime accertate.  

Insieme alle indagini continua anche la difficile trattativa sulle salme, sette delle quali ieri sono partite per Bologna, dove oggi si terranno i funerali e poi la sepoltura nel cimitero islamico. Anche altre città italiane - come Cava dei Tirreni - hanno dato la loro disponibilità ad accogliere le vittime del naufragio ma la volontà della maggior parte delle famiglie è riportare le salme nei loro Paesi d'origine.