Decreto anti scafisti, i costituzionalisti: “Norme manifesto e difficili da applicare, ci vorrà la certezza che la nave sia diretta in Italia”
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Sul decreto Meloni-Nordio ecco i dubbi di due costituzionalisti come Gaetano Azzariti e Alfonso Celotto. Da un lato "pene altissime", che rischiano di mettere in crisi gli equilibri del codice penale. Dall'altro, i rischi di un reato da contestare in acque internazionali, che deve comportare l'assoluta certezza che "la barca degli scafisti sia sicuramente diretta in Italia". E ancora l'effettiva possibilità di processare in Italia gli scafisti. Lette dai due costituzionalisti, le norme presentate dal Guardasigilli Carlo Nordio a Cutro, rivelano soprattutto dubbi e problemi di effettiva applicabilità. Insomma, c'è il rischio che restino più norme "manifesto", che norme effettivamente applicabili al punto da portare i trafficanti di essere umani alla sbarra nel nostro Paese.
Dice il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti: "Da Nordio, ministro che si proclama garantista, …
ROMA - Sul decreto Meloni-Nordio ecco i dubbi di due costituzionalisti come Gaetano Azzariti e Alfonso Celotto. Da un lato "pene altissime", che rischiano di mettere in crisi gli equilibri del codice penale. Dall'altro, i rischi di un reato da contestare in acque internazionali, che deve comportare l'assoluta certezza che "la barca degli scafisti sia sicuramente diretta in Italia". E ancora l'effettiva possibilità di processare in Italia gli scafisti. Lette dai due costituzionalisti, le norme presentate dal Guardasigilli Carlo Nordio a Cutro, rivelano soprattutto dubbi e problemi di effettiva applicabilità. Insomma, c'è il rischio che restino più norme "manifesto", che norme effettivamente applicabili al punto da portare i trafficanti di essere umani alla sbarra nel nostro Paese.
Dice il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti: "Da Nordio, ministro che si proclama garantista, ci si aspettavano ampie depenalizzazioni, e finalmente l'affermazione del 'diritto penale minimo'. Invece, da che è diventato ministro, ha abbracciato pienamente le politiche securitarie tradizionali della destra. Già nel primo decreto legge sui Rave, in cui, anziché risolvere il problema, supposto che fosse mai esistito, ha cercato la soluzione creando nuove fattispecie e inasprendo le pene". Dal giudizio generale eccoci al caso degli scafisti. "In quest'ultimo caso - dice Azzariti - ugualmente la risposta di Nordio alla tragedia di Cutro è essenzialmente quella di prevedere pene altissime contro gli scafisti. È poi da vedere se saranno tutte applicabili, soprattutto quelle riferite ai reati commessi all'estero. Forse è solo una questione d'immagine, semplicemente la traduzione di quanto retoricamente affermato in conferenza stampa dalla premier Meloni di voler perseguire gli scafisti ovunque essi siano, senza però tener conto dei limiti delle giurisdizioni nazionali".
Le pene "altissime" dunque. Ne parla Alfonso Celotto, costituzionalista dell'università Roma tre: "Dal punto di vista costituzionale i problemi su queste norme penali sono due. Il primo è la pena edittale, una pena nel minimo molto alta, addirittura 20 anni, alta come quella prevista per punire l'omicidio, non meno di 21 anni. Su una pena così bisogna davvero riflettere prima di inserirla nel codice penale che ovviamente si regge anche sui bilanciamenti interni. Vent'anni nel minimo è una pena, lo ripeto, davvero severa. Ma che può essere prevista soprattutto perché stiamo parlando della possibile morte di moltissime persone".
Una critica, quella di Celotto, che si aggiunge a quella di Azzariti: "È anche preoccupante l'assoluta indeterminatezza e forse imprecisione dei reati individuati. Infatti l'articolo che inasprisce le pene non solo è rivolto a chi organizza i viaggi, ma si estende anche a chiunque "compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente". Si tratta di una formula così ampia e indeterminata che potrebbe potenzialmente estendersi perfino a chi interviene per garantire aiuti umanitari. Per intenderci, sto pensando per esempio anche alle navi delle Ong qualora dovessero intervenire in queste drammatiche situazioni".
E ancora la possibilità di processare in Italia gli scafisti per reati commessi all'estero, un altro punto dolente del decreto. Dice Celotto: "Quanto alla previsione che la norma valga anche per un reato commesso all'estero c'è più di una riflessione da fare. È ovvio che i reati di Cutro sono stati commessi in acque italiane, quindi il problema non si pone. Perché sussista il reato punibile anche in acque internazionali ci dev'essere però la certezza che la barca con i migranti sia effettivamente diretta in Italia". Questione che non sarà certo facile dimostrare per una nave e per migranti affogati in mare aperto.
E siamo, sempre con Celotto, alla questione della processabilità in Italia. Dice il costituzionalista: "Bisogna tener conto che possono essere puniti nel nostro Paese reati commessi all'estero se questi sono effettivamente gravissimi. Per fare un esempio come la sedizione contro lo Stato e il vilipendio contro la Repubblica. Se brucio in Svizzera le bandiera italiana posso essere punito anche in italia. Ma ovviamente se rubi una mela all'estero sarai processato nel Paese dove l'hai rubata". Conclude Celotto: "Il diritto penale è territoriale, da questa premessa non si può transigere. Nel nostro caso, gli scafisti si possono punire anche in Italia perché dal loro comportamento deriva un danno anche al nostro Paese. Ma, lo ripeto, per applicare la pena dev'essere chiaro che la barca è diretta verso l'Italia".