L’altra Italia sfila a Cutro contro le stragi in mare: “Governo senza pietà”
di Alessia Candito e Chiara Spagnolo , di Alessia Candito e Chiara SpagnoloGli studenti delle università e i sindacalisti. Gli attivisti storici e chi a un corteo non ci va dai tempi della scuola. I sindaci con i gonfaloni e i politici, anche se in molti, dem in primis, temono accoglienza poco calorosa. Cooperative e reti che lavorano sull’accoglienza e chi si è stancato di vedere morti in mare. È terra di gente che è partita e parte la Calabria, "e non si può certo morire perché si prova a vivere un po’ meglio", dice Fabrizio di “La Base” mentre a Cosenza prepara lo striscione.
Osservazione che nel crotonese sembra un mantra da quando pescatori e volontari si sono ritrovati sulla spiaggia a strappare morti alle onde. La vittima numero settantatré, lo Jonio l’ha restituita solo ieri: è un bambino, l’ennesimo. Altri ne mancano all’appello. I peluche piovuti sulle auto blu che scortavano i ministri a Cutro erano per loro. "Lanciarli era il nos…
Gli studenti delle università e i sindacalisti. Gli attivisti storici e chi a un corteo non ci va dai tempi della scuola. I sindaci con i gonfaloni e i politici, anche se in molti, dem in primis, temono accoglienza poco calorosa. Cooperative e reti che lavorano sull’accoglienza e chi si è stancato di vedere morti in mare. È terra di gente che è partita e parte la Calabria, "e non si può certo morire perché si prova a vivere un po’ meglio", dice Fabrizio di “La Base” mentre a Cosenza prepara lo striscione.
Osservazione che nel crotonese sembra un mantra da quando pescatori e volontari si sono ritrovati sulla spiaggia a strappare morti alle onde. La vittima numero settantatré, lo Jonio l’ha restituita solo ieri: è un bambino, l’ennesimo. Altri ne mancano all’appello. I peluche piovuti sulle auto blu che scortavano i ministri a Cutro erano per loro. "Lanciarli era il nostro modo per dire che dal governo ci si aspettava un gesto di pietà e non un’inutile passerella", dice Pino Greco di “Fabbrikando l’avvenire”, una delle associazioni della Rete 26Febbraio che ha organizzato la manifestazione. Parola d’ordine? “Basta morti in mare”.
Quanti saranno? Nessuno sa dirlo. Cinquecento per gli scettici, almeno mille ragionando sugli autobus degli “organizzati”, mai abbastanza sostengono “gli arrabbiati”.
Sull’indignazione e sul lutto per le strage di Cutro si sono incrociate le strade di molti, partiti dalla Calabria, dalla Sicilia, persino dal Nord Italia: movimenti e centri sociali, il sindacalismo di base con Cobas e Usb e i confederali con la Cgil, comitati e associazioni del terzo settore, Pap e altre sigle della sinistra, il Pd che prepara una delegazione. Ma niente bandiere, niente simboli: quello di Steccato di Cutro sarà omaggio silente.
"Eravamo giovedì in piazza quando è arrivato il governo a fare quella scenetta disgustosa, ci saremo domani", giura Graziella, avvocata 70enne che a Crotone battaglia dagli anni Ottanta. Da domenica 26 è al Palamilone, dove c’è chi ancora aspetta che il mare restituisca i dispersi. "Tanti familiari non vogliono andare via per questo.
Sono stanchi, disgustati", spiegano Yasmine e Silvia di Mem.Med, progetto che cerca di restituire storia e memoria a chi il Mediterraneo si prende. Il macabro scaricabarile sulla destinazione delle salme delle vittime pare finito, quasi tutte sembrano aver trovato destinazione. Ma loro no, a palazzo Chigi non ci andranno. "Giorgia Meloni doveva venire qui o aveva paura di sentire la puzza dei morti?", dice l’afghana Lalouma.
"L’ennesimo affronto", mormora Mimmo Lucano, che è stato sindaco di quella Riace diventata simbolo di accoglienza e a processo condannato a una pena da rapinatore seriale — 13 anni di carcere — per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. "Io l’ho detto al giudice. E se anche fosse? Meglio vederli morti in mare? Ci sarò con indignazione e vergogna per quello che non è stato fatto". E dietro di lui, il popolo di Riace, sparpagliato per tutta la Calabria e l’Italia, che a Cutro si è dato appuntamento. "Le politiche delle frontiere europee stanno provocando solo morti. Ci vogliono vie di accesso legali, numeri significativi per i corridoi umanitari e soprattutto — spiega Francesco Piobbichi, che per la federazione chiese evangeliche coordina a Rosarno l’ostello che ospita i braccianti — basta criminalizzare chi fa soccorso in mare".
A Cutro gli equipaggi di SeaWatch3 bloccati da mesi a Reggio Calabria, una delegazione di Sos Mediterranée, di Open Arms, di Mediterranea; "È una risposta alla brutalità del governo, capace di un doppio dileggio: in nome dei naufraghi hanno approvato nuove leggi contro i naufraghi", dice Sheila Melosu. Anche Michele Conia, sindaco calabrese per due mandati capace di mandare all’opposizione centrodestra, centrosinistra e grillini, prepara la fascia. "La mia vuole essere una presenza istituzionale, lì dove le istituzioni sono mancate".
Peppino Lavorato, storico deputato comunista di Rosarno, in piazza non è mai mancato. E a 86 anni "se si sente bene — assicura chi gli sta vicino — ci sarà".