Nello Ionio cinque motovedette, tra cui le ormai famose inaffondabili, tre navi, un Atr della Guardia costiera e, in supporto, una nave della Marina militare. E, nel Mediterraneo centrale, il gran ritorno degli uomini della Nave Diciotti, la stessa che nell’estate del 2018 l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini tenne bloccata per giorni nel porto di Catania sequestrando a bordo 144 migranti. Una giornata campale ieri in mare ma, questa volta, tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto per provare a salvare 1800 migranti catapultati dai trafficanti nel mare grosso di scirocco su due delle rotte più battute, da Cirenaica e Tunisia. Operazione complessa, andata avanti fino a notte, una corsa per raggiungere barconi alla deriva che imbarcavano acqua con decine di donne e bambini, lontani fino a cento miglia dalle coste di Sicilia e Calabria, con il rischio di arrivare troppo tardi.
Ieri è andata come, purtroppo, non è anda…
Nello Ionio cinque motovedette, tra cui le ormai famose inaffondabili, tre navi, un Atr della Guardia costiera e, in supporto, una nave della Marina militare. E, nel Mediterraneo centrale, il gran ritorno degli uomini della Nave Diciotti, la stessa che nell’estate del 2018 l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini tenne bloccata per giorni nel porto di Catania sequestrando a bordo 144 migranti. Una giornata campale ieri in mare ma, questa volta, tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto per provare a salvare 1800 migranti catapultati dai trafficanti nel mare grosso di scirocco su due delle rotte più battute, da Cirenaica e Tunisia. Operazione complessa, andata avanti fino a notte, una corsa per raggiungere barconi alla deriva che imbarcavano acqua con decine di donne e bambini, lontani fino a cento miglia dalle coste di Sicilia e Calabria, con il rischio di arrivare troppo tardi.
Ieri è andata come, purtroppo, non è andata due settimane fa a Cutro: l’aereo di Frontex che vede, lancia l’allarme, questa volta pubblicamente rilanciato dalle Ong Alarm phone e Mediterranea Saving humans, la sala operativa della Guardia costiera che apre l’evento Sar (addirittura saranno una ventina a fine giornata tra Ionio e Mediterraneo), altri velivoli militari che restano in area a monitorare le imbarcazioni in pericolo, l’intervento di tutti i mezzi disponibili in zona. Compresa la nave Diciotti che ieri è stata tempestivamente dirottata a sud di Lampedusa (dove era diretta per trasferire sulla terraferma parte dei 3.000 migranti dell’hotspot).
Una giornata al cardiopalma, a mare e a terra, che ha segnato anche il gran ritorno della comunicazione da parte del comando generale delle Guardia costiera che, dopo anni di pressocché totale silenzio, ieri ha dato subito notizia dell’operazione di salvataggio con tanto di mappa del tratto di mare interessato. Prova evidente che il disastro di Cutro ha lasciato il segno ma prova altrettanto evidente che l’unica misura utile che il governo avrebbe potuto prendere, e cioè il supporto della Marina Militare all’operatività dei soccorsi in mare, è quella che è stata accantonata ma che ieri è tornata prepotentemente in primo piano all’impatto con la realtà dei fatti.
I fatti: 1800 persone che chiedono aiuto in un sol giorno, 4.000 sbarchi a Lampedusa in 72 ore, più di 17.000 arrivi dall’inizio dell’anno (oltre il triplo del 2021). Ma ecco la ricostruzione della giornata specchio di quella tragica di Cutro. Alle 9.10 il centralino Alarm phone riceve il primo mayday. Chiamano da bordo, dicono di essere in 500 su un barcone partito dalla Cirenaica che imbarca acqua. Alarm phone gira l’allarme alla sala operativa di Roma della Guardia costiera e sette minuti dopo fa partire un tweet a cui segue quello della Ong Mediterranea che mette in tag Palazzo Chigi, Viminale, ministero dei Trasporti. A quell’ora sono già tutti informati, anche perché prima un aereo di Frontex e poi un elicottero americano hanno a loro volta individuato il barcone e dato le coordinate.
Questa volta la Guardia costiera si muove e mobilita tutti i mezzi nell’area anche perché nel frattempo si scopre che di barconi nello Ionio ce ne sono altri due e le persone da portare in salvo sono 1.300: tre motovedette si muovono verso il primo barcone localizzato a 70 miglia a sud di Crotone, altre due insieme alla Nave Dattilo puntano agli altri due a cento miglia da Roccella Jonica. Poco dopo si muovono anche Nave Corsi e Nave Visalli e un Atr 42.
Ma alle tre del pomeriggio, quando i barconi sono ancora assai lontani, la Guardia costiera decide di chiedere aiuto alla Marina Militare che mobilita la nave Siri in zona. E tuttavia alle sette di sera, i naufraghi del primo barcone non vedono ancora arrivare nessuno. Di ore ne sono passate già nove e parte un nuovo disperato appello ad Alarm phone: "Sta entrando acqua da un buco. Vediamo un aereo dall’alto, quando arriverano i soccorsi?".
A terra il presidente della Regione Calabria Occhiuto è inquieto, voce fuori dal coro della maggioranza di centrodestra: "Sono preoccupato perché ci sono 1300 migranti che secondo Frontex possono avere dei problemi in navigazione e i soccorsi sono piuttosto complicati. Il tema ormai non è soltanto dell’accoglienza ma del soccorso in mare".
Nel Mediterraneo le cose filano più lisce per gli uomini della Diciotti che recuperano 480 persone. "La giornata di oggi — dice Luca Casarini di Mediterranea — conferma che ci vuole un dispositivo di soccorso stabile su queste rotte. Con questi numeri è evidente che la Guardia costiera da sola, e con le Ong tenute lontane, non ce la può fare".