I presidenti del Pd: il primo fu Prodi, Bindi la più acclamata. E Cuperlo sbattè la porta a Renzi
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioIl passaggio di testimone più emozionante fu l'elezione di Rosy Bindi alla presidenza del Pd. Era il 7 novembre del 2009, nell'era di Pierluigi Bersani segretario. La "pasionaria" fu eletta per acclamazione. Lei si commuove: "La vostra fiducia mi onora". In platea sventolano le t-shirt con la frase che a "Porta a porta" aveva rivolto a Silvio Berlusconi, dopo l'ennesimo attacco: "Signor presidente non sono una donna a sua disposizione".
Solo qualche settimana prima nella convention del Pd erano state Sandra Zampa e Marina Magistrelli, due prodiane doc, con Chiara Rinaldini ad avere l'idea delle magliette. Anna Finocchiaro dal tavolo dell'Assemblea nazionale riassume: "Con 7 parole Rosy Bindi ha dato il senso della dignità che il Pd conferisce alle donne". Era ottobre, la strada per la presidenza era annunciata. Ma quella per la segreteria restava preclusa a una donna.
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Il passaggio di testimone più emozionante fu l'elezione di Rosy Bindi alla presidenza del Pd. Era il 7 novembre del 2009, nell'era di Pierluigi Bersani segretario. La "pasionaria" fu eletta per acclamazione. Lei si commuove: "La vostra fiducia mi onora". In platea sventolano le t-shirt con la frase che a "Porta a porta" aveva rivolto a Silvio Berlusconi, dopo l'ennesimo attacco: "Signor presidente non sono una donna a sua disposizione".
Solo qualche settimana prima nella convention del Pd erano state Sandra Zampa e Marina Magistrelli, due prodiane doc, con Chiara Rinaldini ad avere l'idea delle magliette. Anna Finocchiaro dal tavolo dell'Assemblea nazionale riassume: "Con 7 parole Rosy Bindi ha dato il senso della dignità che il Pd conferisce alle donne". Era ottobre, la strada per la presidenza era annunciata. Ma quella per la segreteria restava preclusa a una donna.
Prodi primo presidente
Sono comunque gli anni dell'entusiasmo. La presidenza di Bindi è nel segno di Romano Prodi e della grande scommessa d'innovazione che il Pd rappresenta. È stato infatti il Professore il primo presidente del Pd. Lo indica Walter Veltroni, ma sono gli albori del partito: Prodi è il Pd e il Pd è Prodi. Che lascia la presidenza dem il giorno di Pasqua con una lettera. È il 23 marzo del 2008, però l'abbandono dell'incarico viene reso noto il 16 aprile. Per l'ex premier è l'ultimo addio alla politica attiva: "Ci sono doverose scelte di vita, avanti i giovani", scrive.
Differenze tra presidente e segretario
Ma per i Dem la presidenza è sempre rimasta una cartina al tornasole dello stato di salute del partito. Il presidente del Pd non ha grandi poteri di indirizzo politico, ma visibilità, autorevolezza, incarna l'unità.
Ciascuno di coloro che si sono alternati nella carica - con lunghi periodi di vacanza, quando le acque erano particolarmente agitate - hanno interpretato l'incarico in modi diversi.
E quindi Bindi lascia dopo la vicenda dei 101 franchi tiratori che impallinarono Prodi candidato al Quirinale, addirittura qualche giorno prima del segretario Bersani. È il 19 aprile del 2013.
Cuperlo presidente per 32 giorni
Sarà poi Gianni Cuperlo a diventare presidente del Pd il 15 dicembre del 2013. È Matteo Renzi a indicarlo perché vuole una gestione unitaria e Cuperlo rappresenta la sinistra dem, ed è stato suo sfidante alle primarie.
La presidenza più breve nella storia del Pd: appena 32 giorni. Cuperlo lascia in polemica con le scelte di Renzi, subito dopo il "patto del Nazareno, tra il segretario e Berlusconi. Nell'accordo politico sono previste riforme istituzionali, tra cui l'approvazione di una nuova legge elettorale che sarà poi l'Italicum. "Lascio per un gesto di coerente orgoglio", sottolinea poi Cuperlo. Renzi se la lega al dito e in uno sfogo lo apostrofa: "C'è chi è stato nominato senza essere mai stato votato".
Matteo Orfini, la presidenza più lunga
Ed è la volta di Matteo Orfini, che è all'epoca esponente della minoranza del partito. La presidenza più lunga, perché dura dal 14 giugno del 2014 al 17 marzo del 2019, essendo riconfermato nel 2017 in nome della continuità. Come lo Statuto dem prevede, in qualità di presidente, ha anche la reggenza del Pd tra una primaria e l'altra nelle quali Renzi è incoronato. Orfini detiene la presidenza per cinque anni: un recordman.
Gentiloni e poi Cuppi
Con l'elezione di Nicola Zingaretti a segretario, è Palo Gentiloni a essere votato a stragrande maggioranza (solo 86 astenuti), presidente del Pd. L'ex premier è una figura unitaria e apprezzata. Ma il mandato è breve: votato presidente dall'Assemblea il 17 marzo del 2019 su proposta di Zingaretti, lascia il 22 febbraio del 2020 quando viene nominato commissario Ue. A sostituirlo sarà una giovane donna, Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto eletta il 7 giugno del 2019 e che deve battersi per conquistare lo spazio politico a cui il ruolo le dà diritto, senza paura di denunciare il maschilismo da cui spesso sente "schiacciata".