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Guerra in Ucraina, alleanze, correnti da eliminare e sfida a Meloni. Gli obiettivi di Schlein-segretaria del Pd

I punti chiave del discorso della neo leader dem all'Assemblea nazionale. "La pace non è una parolaccia" ma "che sia giusta". Si impegna ad affrontare i "mali da estirpare" nel partito, ripropone un campo largo, promette opposizione al governo e insiste sui diritti
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Promette una nuova primavera alla sinistra italiana, Elly Schlein, nel suo primo discorso da segretaria del Pd, davanti ai mille delegati che popolano la Nuvola dell'Eur. Discorso fiume, sfiora l'ora e mezza. E che si può dividere in quattro blocchi.

Guerra in Ucraina: la pace non è una parolaccia

Il primo, la politica estera, è nel solco della linea tracciata da Enrico Letta. Dettaglio non marginale: sul palco dell'assemblea nazionale, subito dietro al podio, c'è la bandiera dell'Ucraina, affianco a quella della pace. La neo leader scandisce quanto detto nelle due settimane post primarie: e cioè che dal Pd non mancherà "il pieno sostegno al popolo ucraino nel suo diritto di difendersi dall'invasione criminale di Putin". Accanto a questo, aggiunge, "dobbiamo chiedere un protagonismo più forte dell'Ue nello sforzo diplomatico". Cita Prodi: la pace non è una parolaccia. Ma che sia &…

Promette una nuova primavera alla sinistra italiana, Elly Schlein, nel suo primo discorso da segretaria del Pd, davanti ai mille delegati che popolano la Nuvola dell'Eur. Discorso fiume, sfiora l'ora e mezza. E che si può dividere in quattro blocchi.

Guerra in Ucraina: la pace non è una parolaccia

Il primo, la politica estera, è nel solco della linea tracciata da Enrico Letta. Dettaglio non marginale: sul palco dell'assemblea nazionale, subito dietro al podio, c'è la bandiera dell'Ucraina, affianco a quella della pace. La neo leader scandisce quanto detto nelle due settimane post primarie: e cioè che dal Pd non mancherà "il pieno sostegno al popolo ucraino nel suo diritto di difendersi dall'invasione criminale di Putin". Accanto a questo, aggiunge, "dobbiamo chiedere un protagonismo più forte dell'Ue nello sforzo diplomatico". Cita Prodi: la pace non è una parolaccia. Ma che sia "una pace giusta, non possiamo essere equidistanti tra aggressore e aggredito".

Pd, Schlein: "Dentro di noi mali da estirpare: basta cacicchie capibastone vari"

Via i capibastone dal Pd e lotta alle correnti

Il secondo nodo è la gestione del partito. Ci sono ancora "mali da estirpare" e Schlein li prende di petto. Promette lotta dura ai ras delle correnti, "capibastone e cacicchi vari". In sala incassa una standing ovation, l'applausometro la segnala come la più convinta. Lei assicura: non arretrerò di un millimetro. È infastidita quando biasima le "conflittualità interne che ci sottraggono energie nel contrastare la destra". Dunque no "alla resa dei conti identitaria che non serve a nessuno". E no "ai compromessi al ribasso che soffocano la nostra voce nel Paese". Ma non sarà un partito radicale il suo. Scaccia, la segretaria, questa ricostruzione macchiettistica. Giura di voler "tenere insieme la coerenza con l'unità, salvaguardando il prezioso pluralismo, ma senza rinunciare a un'identità chiara, comprensibile". Si sente una nativa democratica, ma professa rispetto per le tradizioni precedenti. Fa pure l'elenco: cattolici, socialisti, comunisti. Plasmerà un nuovo gruppo dirigente, assicura, e di questa cerchia faranno parte "i migliori, non i più fedeli".

Pd, Schlein: "Dobbiamo dialogare con le altre opposizioni, abbiamo terreni comuni"

Le alleanze

Terzo punto: le alleanze. Non si schiaccia sui 5 Stelle. È convinta che in Parlamento si possa trovare un "terreno comune" che tenga insieme Conte e Calenda. Si può partire da tre temi: salario minimo, scuola pubblica, difesa della costituzione. Cita il modello Firenze, la piazza di sabato scorso contro i rigurgiti squadristi, dove col presidente del Movimento si è abbracciata. Ripropone un campo largo. A Letta non è riuscito. "Proviamoci", insiste lei. E un Pd in risalita nei sondaggi, tornato intorno al 20%, può tentare di fare da catalizzatore.

Opposizione al governo Meloni. E diritti

Quarto: l'identità del partito e le sfide a un governo trainato dalla "peggiore destra", "inumano" sui fatti di Cutro, contestato sull'autonomia e sulla riforma fiscale. Il profilo del nuovo Pd, per Schlein, ruota attorno a tre slogan, il perno della sua campagna congressuale: lotta alle diseguaglianze, all'emergenza climatica, al lavoro povero. Dunque limiti ai contratti precari e difesa del reddito di cittadinanza. Ammette gli errori della sinistra, la nuova segretaria. "E se non lo facciamo noi, lo faranno gli altri. Così recuperiamo credibilità". Assicura che si impegnerà per regole ferree sulle lobby, dopo lo scandalo delle euromazzette del Qatar. Rinnega i finanziamenti alla guardia costiera libica, parlando di migranti. "Mai più". Batte sul tasto dello Ius soli e dei diritti Lgbt+. Insiste sul dialogo da riallacciare col sindacato: menziona Landini e Sbarra. Un mucchio di sfide. L'obiettivo adesso "è non deludere".